Mangiare funghi aiuta contro il tumore alla prostata?
Buone notizie per gli amanti dei funghi, soprattutto per gli uomini: un numero sempre crescente di studi scientifici suggerisce che il consumo abituale di funghi potrebbe contribuire a ridurre il rischio di tumore alla prostata e, in alcuni casi, a rallentarne la progressione.
Buone notizie dal Giappone
Un importante studio pubblicato sull’International Journal of Cancer ha attirato l’attenzione su questo tema già nel 2019. La ricerca, condotta in Giappone su 36.499 uomini di età compresa tra 40 e 79 anni, seguiti per circa 13 anni, ha rilevato che un maggiore consumo di funghi era associato a un minor rischio di sviluppare un tumore alla prostata.
Durante il periodo di follow‑up, il 3,3% dei partecipanti ha sviluppato la malattia. Tuttavia:
- chi consumava funghi 1–2 volte a settimana mostrava una riduzione del rischio dell’8%
- chi li consumava 3 o più volte a settimana presentava una riduzione del rischio fino al 17%
Un aspetto particolarmente rilevante è che questo effetto protettivo risultava indipendente da altri fattori dietetici, come il consumo di frutta e verdura, carne o latticini (fonte).
Cosa contengono i funghi di interessante per la prostata?
Negli ultimi anni, diversi studi di laboratorio e review scientifiche hanno approfondito i meccanismi biologici che potrebbero spiegare questa associazione.
I funghi sono ricchi di ergotioneina, un potente antiossidante naturale particolarmente abbondante in funghi come champignon, shiitake e maitake, β‑glucani e polisaccaridi, noti per la loro attività immunomodulante, composti fenolici e terpenoidi con potenziali effetti antinfiammatori e antitumorali.
Una review pubblicata su Food & Function e altri lavori successivi indicano che questi composti possono:
- ridurre lo stress ossidativo;
- modulare la risposta immunitaria;
- interferire con alcune vie di segnalazione coinvolte nella crescita tumorale della prostata.
Dal laboratorio alla clinica: il ruolo dell’Agaricus bisporus
Negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata in particolare sul white button mushroom (Agaricus bisporus), il fungo più comunemente consumato al mondo.
Uno studio di fase I pubblicato già nel 2015 aveva dimostrato che l’assunzione quotidiana di polvere di Agaricus bisporus in pazienti con recidiva biochimica di tumore alla prostata era sicura e, in una quota di pazienti, associata a una riduzione del PSA e a modificazioni del sistema immunitario (fonte).
Successivamente, uno studio molto più approfondito pubblicato su Clinical and Translational Medicine ha chiarito i possibili meccanismi di azione. In modelli animali e in pazienti arruolati in uno studio clinico di fase II, il consumo di estratti di white button mushroom ha mostrato:
- una riduzione delle cellule mieloidi soppressorie (MDSC), cellule che aiutano il tumore a “sfuggire” al sistema immunitario;
- un aumento dell’attività di linfociti T citotossici e cellule NK, fondamentali per il controllo delle cellule tumorali;
- una inibizione della crescita tumorale nei modelli murini.
Il trial clinico in corso
Queste osservazioni hanno portato all’avvio di un vero e proprio trial clinico randomizzato di fase II, attualmente completato nell’arruolamento: NCT04519879 – “White Button Mushroom Supplement for the Reduction of PSA”.
Lo studio valuta l’effetto dell’integrazione con white button mushroom in pazienti con recidiva biochimica dopo terapia locale e pazienti con tumore alla prostata a basso rischio in sorveglianza attiva.
Gli obiettivi principali includono la riduzione del PSA, il tempo alla progressione e la modulazione del sistema immunitario. I risultati completi sono attesi per confermare se l’effetto osservato negli studi preliminari possa tradursi in un beneficio clinico concreto.
Cosa possiamo concludere oggi?
Nel complesso, le evidenze disponibili suggeriscono che il consumo abituale di funghi potrebbe contribuire a ridurre il rischio di sviluppare un tumore alla prostata, e alcuni funghi, in particolare il Agaricus bisporus, mostrano effetti immunomodulanti promettenti anche in pazienti già diagnosticati.
Siamo però ancora lontani dal poter considerare i funghi come una “terapia”, ma il concetto di “food as medicine” sta entrando progressivamente nella ricerca oncologica.
Una nota di cautela
È importante ricordare che:
- più non è sempre meglio: dosi eccessive o integratori non controllati possono essere inutili o potenzialmente dannosi;
- i funghi devono essere sempre commestibili, ben identificati e correttamente cucinati;
- nessun alimento può sostituire le terapie oncologiche standard.
In conclusione, includere i funghi all’interno di una dieta equilibrata e varia appare una scelta ragionevole e potenzialmente benefica per la salute prostatica, in attesa di ulteriori conferme cliniche.

NIB biotec
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