Che ruolo ha lo zinco nella salute della prostata?

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Sono sempre di più le ricerche che dimostrano il ruolo dello zinco (Zn) nella funzione della prostata.

La prostata è una ghiandola che fa parte del sistema urinario e riproduttivo. La sua funzione primaria come organo sessuale accessorio maschile risiede nella secrezione del liquido prostatico, un componente dello sperma che contribuisce tra il 15 e il 30% del volume del liquido seminale complessivo.

La prostata possiede uno strato muscolare che durante lo stimolo eiaculatorio assicura che il liquido seminale venga premuto nell’uretra. Per evitare che il liquido seminale vada in direzione della vescica durante l’eiaculazione, i muscoli della prostata e lo sfintere uretrale si contraggono efficacemente, chiudendo l’uretra verso la vescica.

Il liquido prostatico contiene vari enzimi, acido citrico e quantità elevate di ioni metallici monovalenti e bivalenti come lo zinco.

Il ruolo dello zinco nella normale funzione e nel metabolismo della prostata

La funzione dell’acido citrico nel liquido prostatico non è ancora completamente chiara. Si sa che legandosi con gli ioni calcio, regoli la concentrazione di questi nello sperma influenzando la fluidificazione dell’eiaculato e mantenendone stabile il pH.

Per produrre e secernere alti livelli di acido citrico, la prostata accumula alti livelli di zinco in cellule specializzate della zona periferica. I livelli di zinco e il metabolismo dei citrati sono strettamente collegati a livello della prostata: lo zinco inibisce direttamente l’enzima che metabolizza l’acido citrico, causandone l’accumulo per la successiva secrezione nel liquido prostatico.

La prostata ha quindi bisogno di assorbire zinco e può farlo grazie alla grande presenza di particolari canali trasportatori a livello cellulare, chiamati ZIP1, che sono regolati da molecole come il testosterone e la prolattina.

L’accumulo di zinco nelle cellule della prostata, oltre ad inibire il metabolismo dei citrati e quindi la produzione di energia, può essere un induttore della morte programmata (apoptosi) mitocondriale, inibendo così efficacemente la proliferazione e la crescita del tessuto.

Curiosamente, sia lo zinco sia il citrato sono diminuiti nelle cellule di tumore alla prostata, suggerendo un ruolo essenziale di alti livelli di zinco per mantenere una prostata non maligna.

Carenza di zinco nella malattia della prostata

Più di 16 studi hanno riportato che i livelli di zinco sono notevolmente diminuiti nel tessuto canceroso della prostata, (fino all’80%), ma anche in situazioni di iperplasia benigna (circa 50%).

Da uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Università di Torino e pubblicato sulla rivista Cancers [fonte] che ha coinvolto più di 600 uomini sottoposti a biopsia prostatica per un sospetto di tumore alla prostata, è stato visto che i livelli di Zinco rilevabili nelle urine diminuiscono gradualmente all’aumentare dell’aggressività del tumore.

Queste evidenze hanno portato a pensare che la carenza di zinco potesse avere un ruolo chiave nel processo di trasformazione, suggerendo che il ripristino dei livelli normali di zinco possa essere un approccio promettente nella prevenzione e nel trattamento del tumore alla prostata.

La diminuzione dei livelli di zinco e, di conseguenza, citrato è uno dei segni più caratteristici del tumore alla prostata. L’importante ruolo dello zinco come regolatore dell’apoptosi nelle cellule della prostata rende la diminuzione una probabile causa piuttosto che una conseguenza del tumore. Pertanto, un adeguato apporto dietetico di zinco è essenziale, soprattutto per gli anziani.

Le conseguenze di una lieve carenza di zinco, come la ridotta funzionalità del sistema immunitario, sono particolarmente rilevanti per il mantenimento della salute e possono essere fondamentali nella prevenzione delle malattie legate all’età.

Soprattutto nella prostata, un adeguato apporto di zinco aiuterà a mantenere la salute e la funzione fisiologica e previene lo sviluppo o l’ulteriore progressione della malattia della prostata, agendo così come un agente anti-iperplasia e anti-tumore.

Pertanto, dovrebbe essere presa in considerazione un’integrazione mirata di zinco con integratori adattati alle esigenze del singolo uomo.

E’ quindi necessario integrare lo zinco?

Nella maggior parte dei casi, l’integrazione di Zn in aggiunta alle fonti alimentari è un’opzione conveniente per compensare un apporto insufficiente, un malassorbimento o una aumentata perdita dovuta a malattie intestinali.

Lo zinco ionico (Zn2+), o bivalente, da fonti alimentari viene assorbito nell’intestino dalla famiglia dei trasportatori di zinco ZIP, trasportando lo zinco dal lume intestinale agli enterociti intestinali. Dagli enterociti, lo zinco viene ulteriormente trasportato nel flusso sanguigno da un’altra famiglia di trasportatori dello zinco.

Ma non tutte le fonti di zinco sono uguali.

Lo zinco si trova in natura in diverse forme, con proprietà chimiche diverse. Per esempio, se lo zinco si trova in una forma che si dissocia a causa del basso pH nello stomaco, questo sarà assorbito facilmente dall’intestino, contrariamente non sarà biodisponibile.

Le forme più comuni in cui si trova lo zinco sono lo zinco bisglicinato, picolinato, gluconato (biodisponibilità alta), citrato, solfato (biodisponibilità moderata), ossido e cloruro di zinco (biodisponibilità bassa) (fonte).

Cosa dicono gli studi clinici su zinco e tumore alla prostata

Diversi studi indicano lo Zinco come un un parametro per valutare la presenza e la progressione di un un tumore alla prostata.

In una coorte prospettica di 633 uomini candidati a biopsia prostatica (AOU Città della Salute e della Scienza di Torino), i livelli di zinco urinario post-massaggio prostatico erano significativamente più bassi nei pazienti con tumore rispetto ai soggetti sani e diminuivano con l’aumentare dello stadio/aggressività.

L’aggiunta del valore di zinco urinario ai parametri standard (età, PSA, esplorazione rettale, risonanza) migliora la performance diagnostica (fonte).

Un secondo studio prospettico ha testato il valore di Zinco urinario, combinato con il valore di PSA urinario, permette di identificare più correttamente dei parametri standard gli uomini con tumore alla prostata, suggerendo una riduzione del 50% delle biopsie su uomini sani (fonte).

Una meta-analisi sistematica (52 studi, 163.909 partecipanti) ha confermato che nei pazienti con tumore prostatico lo zinco è più basso nel sangue, tessuto, liquido prostatico e capelli, anche quando l’apporto dietetico di zinco non differiva in modo significativo rispetto ai controlli. Gli Autori concludono che alti livelli di zinco potrebbero avere ruolo protettivo, ma servono studi prospettici di alta qualità. (fonte).

Per contro, grandi coorti prospettiche indicano cautela con dosi elevate di integratori: nello Health Professionals Follow-up Study (47.240 uomini, 30 anni di follow-up) >75 mg/die di zinco o >15 anni di uso si associavano a maggiore rischio di carcinoma aggressivo o letale (fonte).

Sul piano della sicurezza, i limiti massimi tollerabili differiscono in base all’area geografica: EFSA in Europa indica 25 mg/die per adulti, mentre negli USA il Food and Nutrition Board/NIH ODS indica 40 mg/die; un eccesso cronico può indurre carenza di rame e altre tossicità (fonte).

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