Il pene si accorcia dopo la rimozione della prostata?
La prostatectomia radicale, l’intervento chirurgico di rimozione della prostata, è un passaggio importante nel percorso di cura del tumore alla prostata.
Dopo l’operazione, molti uomini si trovano a fare i conti con cambiamenti fisici inaspettati, e uno dei più discussi è la percezione di una riduzione della lunghezza del pene.
Si tratta di un effetto comune, che può generare preoccupazione, ma che ha motivazioni ben precise. Comprenderle aiuta non solo a viverle con più serenità, ma anche a sapere come affrontarle (fonte).
Accorciamento del pene: perché accade
Molti uomini riferiscono che il pene sembra “un po’ più corto” nei mesi successivi all’intervento. Questa sensazione ha radici anatomiche e funzionali.
1) Accorciamento dell’uretra durante l’intervento
Quando si rimuove la prostata, anche il piccolo tratto di uretra che la attraversa deve essere tolto. Per collegare di nuovo l’uretra alla vescica, il chirurgo deve “tirare” la vescica verso il basso e riattaccarla all’uretra (anastomosi vescico‑uretrale). Tirando l’uretra verso l’interno, il pene, che ne rappresenta la parte esterna, viene tirato un po’ indietro per permettere questo nuovo collegamento.
Non è un accorciamento vero del pene, ma uno spostamento interno dovuto ai cambiamenti anatomici della pelvi dopo l’intervento. (fonte).
2) Meno erezioni = meno ossigenazione dei tessuti
Dopo l’intervento i nervi dell’erezione possono essere (temporaneamente) sofferenti; per alcuni mesi sono frequenti meno erezioni spontanee e notturne. Le erezioni, però, servono anche a ossigenare i corpi cavernosi: se mancano, aumentano ipossia e fibrosi con perdita di elasticità e una modesta riduzione di estensibilità. La letteratura sul danno del nervo cavernoso mostra come ischemia, infiammazione e alterazioni molecolari favoriscano rimodellamento fibrotico e disfunzione erettile dopo prostatectomia (fonte).
3) Tensione del pavimento pelvico e “retrazione”
Nel post-operatorio la muscolatura pelvica può andare in iper‑tono (dolore, difesa muscolare), contribuendo a un aspetto di retrazione del pene (“effetto tartaruga”). Le revisioni sulla riabilitazione pelvica dopo prostatectomia riportano che il pavimento pelvico influisce su continenza, postura e funzione genito‑sessuale; l’evidenza su un impatto diretto e consistente sull’erezione è eterogenea, ma la normalizzazione del tono può aiutare alcuni sintomi correlati (fonte).
È permanente?
La buona notizia è che la riduzione è spesso parziale e tende a migliorare con il tempo.
La perdita di lunghezza è più evidente nei primi mesi, con tendenza al recupero entro 9–12 mesi.
In alcune casistiche, l’accorciamento percepito può persistere (in media ~1–2 cm), con variabilità individuale e fattori di rischio (BMI più alto, prostata più voluminosa, stadi patologici più avanzati) (fonte).
Quali possono essere i rimedi
Esistono diversi modi per aiutare il recupero della funzione e ridurre la sensazione di “pene arretrato”.
Tra i più utili ci sono gli esercizi del pavimento pelvico, che rafforzano i muscoli che sostengono uretra e vescica e possono migliorare sia continenza sia percezione della lunghezza.
In alcuni casi il medico può consigliare terapie per migliorare la circolazione del pene, come i dispositivi a depressione (vacuum) o farmaci specifici, come gli inibitori della fosfodiesterasi‑5 (ad esempio sildenafil, tadalafil o vardenafil), che aiutano a favorire un buon afflusso di sangue nei tessuti.
Anche attività fisica moderata, controllo del peso e fisioterapia pelvica possono favorire una migliore postura degli organi interni.
Ogni rimedio deve comunque essere valutato insieme allo specialista, che può indicare il percorso più adatto in base alla situazione del singolo paziente.

NIB biotec
NIB biotec
NIB biotec
Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!