Embolizzazione della prostata: un’alternativa mininvasiva per l’iperplasia
La iperplasia prostatica benigna (BPH) è una condizione molto comune tra gli uomini sopra i 50 anni, caratterizzata da un ingrossamento non tumorale della prostata che può causare sintomi urinari fastidiosi e, nei casi più gravi, compromettere significativamente la qualità della vita. Tradizionalmente, il trattamento di riferimento è stato la resezione transuretrale della prostata (TURP), un intervento chirurgico efficace, ma non privo di rischi e complicazioni, soprattutto nei pazienti più anziani o con patologie concomitanti.
Negli ultimi anni, però, si è affermata una nuova opzione terapeutica: l’embolizzazione prostatica, o Prostatic Artery Embolization (PAE). Si tratta di una procedura mininvasiva, eseguita per via percutanea, che offre una valida alternativa alla chirurgia tradizionale, soprattutto per quei pazienti che non possono o non vogliono sottoporsi a un intervento chirurgico.
Che cos’è l’embolizzazione della prostata?
L’embolizzazione prostatica è una procedura radiologica interventistica che consiste nell’occludere selettivamente le arterie che irrorano la prostata.
Questo viene fatto iniettando microsfere, più piccole di un granello di sabbia, che bloccano il flusso sanguigno verso la ghiandola. La riduzione dell’apporto di sangue provoca una graduale ischemia del tessuto prostatico, che va incontro ad atrofia e quindi a una diminuzione del volume.
La procedura si svolge in una sala angiografica attrezzata, sotto guida radiologica, e prevede solo anestesia locale (generalmente a livello dell’arteria femorale o brachiale), con eventuale sedazione leggera. Non è necessario alcun taglio chirurgico, e il paziente può spesso tornare a casa il giorno stesso o il giorno successivo.
A chi è rivolta l’embolizzazione della prostata?
L’embolizzazione prostatica è indicata in particolare per:
- Uomini con sintomi urinari moderati o severi da BPH che non rispondono alla terapia farmacologica.
- Pazienti non idonei alla chirurgia per età avanzata o comorbidità (malattie cardiovascolari, renali, disturbi della coagulazione).
- Chi desidera evitare gli effetti collaterali sessuali associati ad alcuni interventi chirurgici, come la disfunzione erettile o l’eiaculazione retrograda.
- Uomini con prostate molto voluminose (oltre 80-100 grammi), per cui la chirurgia può essere tecnicamente complessa.
- Pazienti con ritenzione urinaria ricorrente o portatori di catetere vescicale permanente.
Quali sono i benefici dell’embolizzazione?
I dati clinici mostrano che l’embolizzazione prostatica è efficace nel ridurre il volume prostatico in oltre il 90% dei casi, con una diminuzione media tra il 15% e il 30%. Questo si traduce in un miglioramento dei sintomi urinari (frequenza, urgenza, flusso debole, nicturia) in circa l’80-90% dei pazienti.
In molti casi, è possibile ridurre o sospendere i farmaci per l’IPB dopo la procedura. Nei pazienti con catetere vescicale a permanenza, la PAE consente la rimozione del catetere in circa il 70-80% dei casi, a condizione che la vescica abbia mantenuto una buona contrattilità.
Un altro vantaggio importante è il basso rischio di complicanze sessuali, rendendo la PAE una scelta interessante per chi desidera preservare la propria funzione sessuale.
Referenze: https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0302283823026398?via%3Dihub
https://www.eu-focus.europeanurology.com/article/S2405-4569(22)00082-7/abstract
Come si svolge l’embolizzazione della prostata?
- Preparazione: il paziente deve eseguire esami del sangue, ECG, e imaging (come angio-TC) per valutare l’anatomia vascolare. È richiesto il digiuno e la sospensione di eventuali farmaci anticoagulanti, secondo indicazioni mediche.
- Accesso vascolare: si introduce un catetere attraverso l’arteria femorale o brachiale.
- Arteriografia: si mappa il sistema vascolare prostatico con mezzo di contrasto.
- Embolizzazione: si iniettano microsfere nelle arterie prostatiche selezionate.
- Chiusura: al termine, si rimuove il catetere e si chiude l’accesso arterioso con compressione o dispositivi dedicati.
La durata dell’intervento è di circa 1-2 ore. Dopo un breve periodo di osservazione, il paziente può essere dimesso.
L’embolizzazione prostatica rappresenta una svolta terapeutica per il trattamento della BPH offrendo una soluzione efficace, sicura e meno invasiva rispetto alla chirurgia tradizionale. Non è adatta a tutti i pazienti, ma per molti uomini può significare meno rischi, meno effetti collaterali e un recupero più rapido.
Come sempre, la scelta del trattamento più adatto deve essere fatta in collaborazione con il proprio urologo e un team multidisciplinare che includa anche il radiologo interventista.

NIB biotec
NIB biotec
NIB biotec
Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!