Eiaculazione retrograda: quando la prostata “cambia direzione”
L’eiaculazione retrograda, o orgasmo asciutto, è una condizione poco conosciuta, ma piuttosto frequente in ambito urologico, soprattutto tra gli uomini che hanno affrontato interventi o terapie legate alla prostata.
In termini semplici, si tratta di una situazione in cui lo sperma, invece di essere espulso attraverso il pene durante l’orgasmo, viene deviato all’indietro nella vescica.
Il risultato? L’orgasmo può essere percepito normalmente, ma l’eiaculazione risulta assente o molto ridotta.
Il ruolo della prostata e del collo vescicale
La prostata è una ghiandola fondamentale per la funzione sessuale maschile: produce parte del liquido seminale e contribuisce alla sua espulsione.
Durante l’eiaculazione, il collo della vescica si chiude per impedire al liquido seminale di entrare nella vescica. Quando questo meccanismo non funziona correttamente, lo sperma prende la via sbagliata.
Una delle cause più comuni di questo malfunzionamento è la conseguenza di intervento chirurgici alla prostata, in particolare per trattare l’iperplasia prostatica benigna (BPH).
Tecniche come la resezione transuretrale della prostata (TURP) o il più recente Rezum, che utilizza vapore acqueo per ridurre il volume prostatico, possono alterare la funzionalità del collo vescicale.
Quando e perché si verifica
L’eiaculazione retrograda può manifestarsi in diverse situazioni:
- Interventi chirurgici alla prostata: come già accennato, sono tra le cause principali. Anche se alcune tecniche moderne cercano di preservare la funzione eiaculatoria, il rischio rimane. Per esempio, la tecnica Rezum è progettata per preservare l’eiaculazione anterograda, a differenza di tecniche più invasive come la TURP, che comportano un alto rischio di eiaculazione retrograda (oltre il 90%). Tuttavia, alcuni studi indicano che meno del 10% dei pazienti sottoposti a Rezum sviluppano disturbi eiaculatori, inclusa l’eiaculazione retrograda. Questo rischio può variare in base alla complessità del caso e all’esperienza dell’operatore.
- Farmaci: alcuni medicinali, come gli alfa-bloccanti usati per trattare la BPH, possono rilassare il collo vescicale e favorire l’eiaculazione retrograda.
- Patologie sistemiche: il diabete, le lesioni del midollo spinale e alcune malattie neurologiche possono compromettere il controllo muscolare del collo vescicale
- Interventi pelvici o addominali: anche operazioni non direttamente legate alla prostata possono influenzare la funzione eiaculatoria.
È pericolosa?
Dal punto di vista medico, l’eiaculazione retrograda non è pericolosa. Non provoca dolore né danni alla salute generale.
Tuttavia, può essere fonte di disagio psicologico e, soprattutto, può causare infertilità, poiché lo sperma non viene espulso all’esterno.
Diagnosi e trattamenti
La diagnosi è relativamente semplice: si analizza un campione di urina subito dopo l’orgasmo per verificare la presenza di spermatozoi.
Se il paziente è preoccupato per la fertilità, si può intervenire.
I trattamenti disponibili includono:
- Farmaci come la pseudoefedrina o l’imipramina, che aiutano a chiudere il collo vescicale durante l’eiaculazione. Questi farmaci non sono sempre efficaci e possono avere effetti collaterali, come l’aumento della pressione arteriosa
- Tecniche di inseminazione artificiale: in caso di infertilità persistente, è possibile prelevare gli spermatozoi dalla vescica e utilizzarli per la fecondazione assistita.
- Prevenzione chirurgica: alcune tecniche chirurgiche più conservative cercano di preservare la funzione eiaculatoria, ma il successo non è garantito.
L’eiaculazione retrograda è una condizione che può emergere come effetto collaterale di trattamenti alla prostata, ma anche per altre cause sistemiche.
Non è pericolosa, ma può influire sulla qualità della vita e sulla fertilità. Per questo è importante parlarne apertamente con il medico, soprattutto prima di affrontare interventi alla prostata, per valutare i rischi e le possibili soluzioni.
Referenze:
https://www.fertstert.org/article/S0015-0282(15)01952-4/fulltext
https://www.eu-focus.europeanurology.com/article/S2405-4569(22)00136-5/abstract

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