All’EAU 2026 gli studi sui biomarcatori urinari per la prostata
Il Congresso Europeo di Urologia (EAU) è, ogni anno, il punto di riferimento scientifico più importante per chi si occupa di urologia.
Un evento che richiama migliaia di specialisti, ricercatori e clinici da tutto il mondo, e che rappresenta il luogo in cui si condividono i progressi più rilevanti della disciplina e si definiscono gli orientamenti futuri della pratica clinica.
Quest’anno, a Londra, il gruppo di ricerca del Prof. Francesco Porpiglia dell’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano porterà due abstract selezionati, entrambi dedicati all’uso dei biomarcatori urinari per migliorare la diagnosi e la stratificazione del rischio del tumore alla prostata.
A presentarli sarà la Dott.ssa Sabrina De Cillis, urologa del San Luigi e membro del team che da anni lavora su questi temi con rigore scientifico e grande visione clinica.
Noi di NIB biotec siamo orgogliosi di aver contribuito a questi progetti fornendo supporto allo sviluppo e alla validazione dei test, nel solco della collaborazione storica con il reparto di Urologia.
1. Il paradosso del PSA rivelato dalle urine: meno PSA, più rischio
Nella sessione: Prostate cancer: Imaging, biopsy and targeted treatments
Titolo: Unveiling the Paradox: lower urinary PSA levels as a stronger indicator of Prostate Cancer risk compared to blood PSA elevation
Un concetto sorprendente, quasi controcorrente, che sta emergendo con sempre maggiore evidenza: il PSA urinario (uPSA) può essere un indicatore più affidabile del rischio di tumore rispetto al classico PSA nel sangue.
Il PSA ematico è da decenni un pilastro dei percorsi diagnostici. Quando aumenta, si pensa immediatamente a un possibile tumore alla prostata. Tuttavia, nella realtà quotidiana della clinica, la maggior parte degli aumenti del PSA sono dovuti a prostatiti, ingrossamenti benigni o altre condizioni non tumorali.
E il paradosso sta proprio qui:
il tumore alla prostata, quando si sviluppa, riduce la capacità delle cellule di produrre PSA.
All’interno della prostata, infatti, una ghiandola sana contiene molto PSA, mentre il tessuto tumorale ne contiene sempre meno.
Perché allora nel sangue il PSA aumenta?
Perché il tumore distrugge l’architettura della ghiandola e il PSA – pur prodotto in quantità minore – fuoriesce più facilmente nel circolo sanguigno.
Le urine, al contrario, riflettono esattamente ciò che accade dentro la prostata.
I risultati dello studio
Lo studio condotto al San Luigi su 200 pazienti ha mostrato che:
- il PSA urinario diminuisce in modo netto con l’aumentare della gravità del tumore;
- distingue meglio dei parametri tradizionali i soggetti sani da quelli malati;
- mostra una performance diagnostica superiore al PSA ematico (AUC 0.72 vs. 0.50);
- integrato con i risultati MRI raggiunge un’AUC di 0.82, molto vicina a quella dei test più evoluti oggi disponibili.
Un risultato che suggerisce che l’uPSA possa diventare un nuovo strumento di screening non invasivo, semplice, biologicamente coerente e più accurato nel selezionare gli uomini realmente a rischio.
2. Un test rapido basato su PSA e Zinco: verso una nuova era dello screening “di prossimità”
Nella sessione: Advances in prostate cancer management
Titolo: A Rapid Dual-Urine Biomarker Test for Accurate Prostate Cancer Risk Stratification
Uno strumento ancora più immediato per la pratica clinica: un test rapido urinario che combina PSA e zinco, progettato proprio per essere utilizzato ovunque – in ospedale, in ambulatorio e perfino nello studio del medico di famiglia.
L’idea nasce da due evidenze consolidate:
- una prostata sana rilascia nelle urine alti livelli di PSA;
- le cellule tumorali perdono progressivamente la capacità di trattenere zinco, con un crollo netto dei suoi livelli.
Il test sfrutta entrambi i segnali e assegna un punteggio semplice (0–2) che indica se i biomarcatori sono normali, alterati, o entrambi alterati.
Cosa emerge dallo studio
Nello studio prospettico su uomini con indicazione di biopsia prostatica:
- il 100% dei tumori ISUP 4–5 aveva un punteggio 1 o 2;
- quasi metà dei soggetti negativi alla biopsia aveva un punteggio 0;
- integrando il punteggio con PSA, DRE e MRI si ottiene un algoritmo di triage molto efficace;
- soprattutto: nessun paziente ad alto rischio viene classificato erroneamente come a basso rischio.
Un risultato che apre prospettive molto interessanti per una diagnosi più rapida, meno invasiva e più accessibile.
Questo tipo di test può infatti ridurre il numero di biopsie inutili, facilitare lo screening nelle aree con minore accesso alla diagnostica avanzata, migliorare l’aderenza dei pazienti grazie alla sua semplicità e al basso costo, potenziare l’attività degli ambulatori territoriali.
Portare innovazione al cuore dell’urologia internazionale
La presenza all’EAU 2026 non è solo un riconoscimento scientifico: è l’occasione per condividere con la comunità internazionale i risultati di una ricerca che vuole davvero migliorare la vita dei pazienti.
Per noi di NIB biotec, che abbiamo supportato questi studi accompagnandone le fasi tecniche e analitiche, è un grande motivo di orgoglio poter contribuire a portare innovazione italiana su un palco così prestigioso.
Londra sarà il luogo ideale per far conoscere questi risultati e per avviare nuove collaborazioni, con un unico obiettivo: rendere la diagnosi del tumore alla prostata più precisa, meno invasiva e più accessibile a tutti.

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