Un corretto stile di vita, tramite una alimentazione equilibrata, praticare attività fisica ed avere buone abitudini sessuali permettono di mantenere la prostata in salute.

Con l’arrivo dell’estate, alcuni uomini riferiscono un peggioramento dei disturbi urinari: maggiore frequenza, urgenza, risvegli notturni per urinare o sensazione di svuotamento incompleto.

È naturale chiedersi se il caldo possa “fare male alla prostata”. La risposta più corretta, dal punto di vista scientifico, è questa: il caldo non è una causa diretta dimostrata di patologie prostatiche, ma può creare condizioni che rendono più evidenti o più fastidiosi i sintomi urinari, soprattutto negli uomini che hanno già iperplasia prostatica benigna (BPH), prostatite o Lower Urinary Tract Symptoms (LUTS).

I LUTS maschili, infatti, non dipendono solo dalla dimensione della prostata. Possono essere legati all’ostruzione causata dall’ipertrofia prostatica benigna, ma anche alla funzione della vescica, alla frequenza minzionale, all’assunzione di liquidi, alle abitudini alimentari e ad altri fattori comportamentali. Per questo, durante l’estate, cambiamenti apparentemente semplici, bere meno, sudare di più, assumere più alcol o caffeina, modificare la dieta o trattenere più a lungo l’urina, possono avere un impatto concreto sulla percezione dei sintomi. [urologyclinics.com], [nature.com]

Il ruolo chiave dell’idratazione

Uno dei fattori più importanti è l’idratazione. Con temperature elevate, l’organismo perde più liquidi attraverso la sudorazione. Se questi liquidi non vengono reintegrati in modo adeguato, il volume urinario può ridursi e le urine possono diventare più concentrate. Dal punto di vista fisiologico, un buon flusso urinario contribuisce alla normale “pulizia” delle vie urinarie, mentre una riduzione della diuresi può favorire ristagno e maggiore concentrazione di sostanze potenzialmente irritanti. [europeanurology.com], [jamanetwork.com]

Questo non significa che la disidratazione causi direttamente problemi alla prostata. Più correttamente, può contribuire a un peggioramento dei sintomi urinari in chi è già predisposto. Una revisione sistematica ha mostrato che un aumento dell’assunzione di liquidi può ridurre il rischio di infezioni urinarie ricorrenti in soggetti predisposti, confermando l’importanza dell’idratazione per la salute del tratto urinario. [jamanetwork.com]

È però importante evitare un messaggio troppo semplicistico. Bere di più non significa necessariamente bere “molto e tutto insieme”. Studi sui LUTS maschili indicano che la quantità e la distribuzione dei liquidi possono influenzare in modo diverso i sintomi: una maggiore assunzione di acqua può associarsi a migliori sintomi di svuotamento, ma anche a maggiore frequenza o urgenza in alcuni soggetti. Per questo le linee guida raccomandano un approccio personalizzato, ad esempio riducendo l’assunzione di liquidi nelle ore serali se il problema principale è la nicturia. [guidelinecentral.com] [nature.com], [wjmh.org]

Caldo e infezioni urinarie

Un altro aspetto riguarda le infezioni delle vie urinarie. Studi epidemiologici hanno evidenziato che le temperature più alte sono associate a un aumento dell’incidenza di infezioni urinarie, con un incremento osservato soprattutto nei mesi più caldi. In uno studio pubblicato sul Journal of Urology, temperature medie settimanali tra 25°C e 30°C sono state associate a un aumento del 20–30% del rischio di infezioni urinarie rispetto a periodi più freddi. [guidelinecentral.com]

Questa evidenza riguarda principalmente le infezioni urinarie in generale, e in particolare popolazioni femminili, quindi non va interpretata come prova diretta che il caldo provochi prostatite negli uomini. Tuttavia, negli uomini alcune infezioni urinarie possono coinvolgere anche la prostata e manifestarsi come prostatite batterica, soprattutto quando sono presenti fattori favorenti come ristagno urinario, ostruzione o svuotamento incompleto. [link.springer.com], [jamda.com]

In altre parole, è più corretto dire che il caldo può aumentare il rischio di condizioni che favoriscono disturbi urinari o infezioni, e che in alcuni uomini queste infezioni possono interessare anche la prostata. Non è invece corretto affermare in modo diretto che “il caldo causa prostatite”.

L’impatto sui sintomi urinari (LUTS)

Quando si parla di sintomi come getto debole, urgenza, nicturia o sensazione di svuotamento incompleto, spesso si pensa immediatamente alla prostata. In realtà, i LUTS sono il risultato di un’interazione complessa tra prostata, vescica e sistema urinario. Possono derivare da un’ostruzione al deflusso urinario dovuta all’ipertrofia prostatica benigna, ma anche da una vescica iperattiva o da alterazioni funzionali non direttamente legate alla dimensione prostatica. [urologyclinics.com], [nature.com]

È proprio questa complessità a spiegare perché l’estate possa rappresentare un periodo critico per alcuni uomini. Non perché la prostata “si infiammi con il caldo” in modo automatico, ma perché cambiano le condizioni intorno al sistema urinario: idratazione, concentrazione delle urine, abitudini alimentari, consumo di bevande irritanti, attività fisica, viaggi e routine quotidiana.

Caldo, infiammazione e prostatite

La prostata è un organo sensibile ai processi infiammatori e infettivi.

La prostatite, che può essere batterica o non batterica, è spesso associata a sintomi urinari e dolore pelvico, e in molti casi deriva da infezioni ascendenti delle vie urinarie. [jamanetwork.com]

Fattori che favoriscono infezioni e ristagno urinario, come:

  • disidratazione
  • ridotta frequenza minzionale
  • ostruzione urinaria (tipica dell’IPB)

sono riconosciuti come elementi che aumentano il rischio di infiammazione prostatica. [nature.com]

In un contesto estivo, questi fattori tendono a combinarsi, creando condizioni favorevoli a una riacutizzazione dei sintomi.

Non solo temperatura: lo stile di vita estivo

Durante l’estate può aumentare il consumo di bevande alcoliche, caffè freddo, tè, bibite zuccherate o gassate. Alcol e caffeina possono avere effetto diuretico e irritante sulla vescica, contribuendo ad aumentare frequenza, urgenza e nicturia in alcuni soggetti. Le linee guida europee sui LUTS maschili includono infatti tra le modifiche comportamentali la moderazione di caffeina e alcol, soprattutto nei pazienti che riferiscono sintomi di riempimento o disturbi notturni. [nature.com], [wjmh.org]

Anche il momento in cui si beve conta. Bere grandi quantità di liquidi la sera, magari dopo una giornata calda, può aumentare la probabilità di doversi alzare durante la notte per urinare. Per questo le strategie consigliate non puntano a ridurre indiscriminatamente l’acqua, ma a distribuirla meglio durante la giornata, evitando eccessi nelle ore serali nei pazienti con nicturia. [nature.com], [wjmh.org]

Cosa fare in pratica

Per chi soffre di sintomi urinari o problemi prostatici, alcuni accorgimenti possono aiutare a ridurre il rischio di peggioramento:

  • mantenere un’idratazione regolare durante la giornata, evitando sia la disidratazione sia grandi quantità di liquidi concentrate in poche ore; [jamanetwork.com], [nature.com]
  • limitare alcol e caffeina se si nota un aumento di urgenza, frequenza o nicturia; [nature.com], [wjmh.org]
  • non trattenere troppo a lungo l’urina, perché il regolare svuotamento vescicale contribuisce alla fisiologica difesa delle vie urinarie; [europeanurology.com], [jamda.com]
  • prestare attenzione a sintomi nuovi o persistenti, come bruciore, febbre, dolore pelvico importante, sangue nelle urine o difficoltà marcata a urinare, che richiedono valutazione medica. [link.springer.com], [urologyclinics.com]

Questi suggerimenti non sostituiscono il parere del medico, ma possono aiutare a gestire meglio i disturbi urinari nei mesi caldi.


Il caldo non deve essere considerato una causa diretta di malattie della prostata. Tuttavia, può contribuire al peggioramento dei sintomi urinari attraverso meccanismi indiretti: maggiore perdita di liquidi, urine più concentrate, variazioni nell’assunzione di acqua, aumento del consumo di alcol o caffeina e possibile incremento del rischio di infezioni urinarie. [guidelinecentral.com], [jamanetwork.com], [nature.com]

Il messaggio chiave è quindi semplice: in estate la prostata non diventa necessariamente “più malata”, ma il sistema urinario può diventare più vulnerabile agli effetti di disidratazione, abitudini scorrette e infezioni. Per chi ha già LUTS, ipertrofia prostatica benigna o una storia di prostatite, prestare attenzione a questi fattori può fare la differenza nella qualità della vita quotidiana. [urologyclinics.com], [link.springer.com], [nature.com]

L’uso di uno stimolatore o massaggiatore della prostata a scopo terapeutico ha suscitato crescente interesse, sia in ambito urologico che tra pazienti alla ricerca di soluzioni alternative per migliorare i sintomi legati alla prostata.

Obiettivi comuni di questi dispositivi includono il sollievo dal fastidio pelvico, il miglioramento del flusso urinario e il supporto alla funzione sessuale.

Il perché del massaggio prostatico

Il massaggio della prostata, che può avvenire manualmente (con il dito) o tramite dispositivi esterni, mira a svuotare i dotti prostatici da secrezioni stagnanti, favorendo la riduzione della congestione e dell’infiammazione.

Fin dall’inizio del Novecento, questa pratica ha trovato applicazione nella gestione della prostatite e della iperplasia prostatica benigna (BPH), ma l’arrivo degli antibiotici e antiinfiammatori ne ha ridotto l’uso medico tradizionale (fonte1, fonte2).

Benefici sui sintomi urinari

Una ricerca retrospettiva condotta su 115 uomini con sintomi del basso tratto urinario (LUTS), sia legati a BPH sia a prostatite cronica, ha mostrato un miglioramento significativo nei punteggi NIH-CPSI, indice usato per valutare dolore, sintomi urinari e qualità della vita.

Nei pazienti con BPH, lo score medio è passato da 11,6 a 6,6, e in quelli con prostatite da 16,7 a 11,5. In un caso clinico, dieci sedute di massaggio abbinate ad antibiotici hanno ridotto il volume prostatico, misurato ecograficamente, del 52 % (da 63 a 30 g), accompagnato da un netto miglioramento dei sintomi (fonte).

Studi più datati indicano che, associando massaggio, antibiotici e alfa-bloccanti, si può ottenere una risoluzione della ritenzione urinaria e un miglior flusso di urina.

Sollievo dal dolore e dalla prostatite

Alcuni lavori suggeriscono che il massaggio possa ridurre il dolore pelvico e migliorare la clearance batterica se associato ad antibiotici (fonte). Tuttavia, la qualità delle evidenze è bassa (piccoli campioni, assenza di controlli)

Le linee guida internazionali (EAU, AUA) non raccomandano il massaggio prostatico come terapia standard per CP/CPPS, proprio per la mancanza di prove solide (fonte).

Aspetti della funzione sessuale e dell’eiaculazione

Alcuni pazienti riportano un miglioramento della funzione sessuale dopo massaggio prostatico, sebbene le evidenze siano ancora limitate e spesso aneddotiche. Non esistono studi clinici robusti che dimostrino un effetto significativo o duraturo (fonte).

Rischi e precauzioni

Pur generalmente ben tollerato, il massaggio può causare fastidi rettali o dolore, specie in caso di uso scorretto. Alcuni soggetti manifestano irritazione o sanguinamento.

È fondamentale che la pratica avvenga con la massima delicatezza, preferibilmente sotto la supervisione o consiglio del medico, specialmente in presenza di patologie prostatica complesse.


Il massaggio prostatica potrebbe rappresentare un’opzione non farmacologica interessante per il sollievo da LUTS, dolore pelvico e problemi eiaculatori, con un ampio margine di tollerabilità.

Tuttavia, la qualità delle evidenze varia: numerosi studi sono retrospettivi, casi singoli o piccoli RCT. Solo ricerche più solide, come trial randomizzati controllati, potrebbero porre definitivamente il massaggio prostatico nella pratica clinica standard.

In conclusione, questa forma di stimolazione offre potenziali benefici reali, specie se integrata con terapie convenzionali (farmaci, fisiochinesiterapia).

Resta però importante un approccio informato, personalizzato e sicuro, considerati i possibili rischi e la necessità di ulteriori conferme scientifiche.

“Dottore, cosa posso fare per prevenire il tumore alla prostata?”.
Questa è una delle domande più comuni che i medici sentono dagli uomini preoccupati per la salute della prostata.

Purtroppo non esiste niente che possa garantire di non sviluppare con sicurezza una malattia. C’è sempre una probabilità di rischio, che però può essere ridotta con qualche semplice accortezza sul nostro stile di vita.

Adotta uno schema alimentare sano

Invece di concentrarsi su cibi specifici, dietisti, medici e ricercatori pubblicizzano un modello generale di alimentazione sana e mangiare sano è più facile di quanto si possa pensare.

In poche parole, ecco cosa consigliano gli esperti:

  1. Mangia almeno cinque porzioni di frutta e verdura ogni giorno. Scegli quelli con colori intensi e luminosi.
  2. Scegli pane integrale al posto del pane bianco e scegli pasta integrale e cereali.
  3. Limita il consumo di carne rossa, inclusi manzo, maiale, agnello e capra, e carni lavorate, come mortadella e wurstel. Pesce, pollame, fagioli e uova sono fonti di proteine ​​più sane.
  4. Scegli grassi salutari, come olio d’oliva, frutta secca (mandorle, noci) e avocado. Limita i grassi saturi dei latticini e di altri prodotti animali. Evita i grassi parzialmente idrogenati (grassi trans), che si trovano in molti fast food e cibi confezionati.
  5. Limita le bevande zuccherate, come le bibite e molti succhi di frutta.
  6. Riduci il sale. Scegli cibi a basso contenuto di sodio leggendo e confrontando le etichette degli alimenti. Limita l’uso di cibi in scatola, lavorati e congelati.
  7. Guarda le dimensioni delle porzioni. Mangia lentamente e smetti di mangiare quando sei pieno.

Rimani attivo e mantieni la prostata in salute

Oltre a seguire una dieta sana, dovresti rimanere attivo. L’esercizio fisico regolare riduce il rischio di sviluppare alcuni problemi gravi, tra cui malattie cardiache, ictus e alcuni tipi di tumore. E sebbene relativamente pochi studi abbiano valutato direttamente l’impatto dell’esercizio fisico sulla salute della prostata, quelli che sono stati effettuati hanno concluso che l’esercizio è benefico. Per esempio:

  • Sulla base dei questionari dello studio Health Professionals Follow-up Study, sponsorizzato dall’Università di Harvard, compilati da oltre 30.000 uomini è emersa una relazione inversa tra attività fisica e sintomi di iperplasia prostatica benigna (IPB). In poche parole, gli uomini che erano più attivi fisicamente avevano meno probabilità di soffrire di IPB. Anche l’attività fisica di intensità da bassa a moderata, come camminare regolarmente a un ritmo moderato, ha prodotto benefici.
  • Dallo stesso studio è stata osservata una correlazione tra disfunzione erettile ed esercizio fisico. Hanno scoperto che gli uomini che correvano almeno per un’ora e mezza o che facevano tre ore di sport all’aperto alla settimana avevano il 20% in meno di probabilità di avere problemi di erezione rispetto a quelli che non si allenavano affatto. E più aumentava la quantità di attività fisica, più diminuiva il rischio. È interessante notare che, indipendentemente dal livello di esercizio, gli uomini in sovrappeso o obesi avevano un rischio maggiore di disfunzione erettile rispetto agli uomini con un indice di massa corporea ideale.
  • Una ricerca italiana ha reclutato 231 uomini sedentari con prostatite cronica e li ha divisi in due programmi di esercizio per 18 settimane: esercizio aerobico, che includeva camminata veloce, o esercizio non aerobico, che includeva sollevamento delle gambe, addominali e stretching. Ogni gruppo si esercitava tre volte a settimana. Alla fine dello studio, gli uomini di entrambi i gruppi si sentivano meglio, ma quelli del gruppo di esercizi aerobici hanno sperimentato significativamente meno disagio, ansia e depressione e una migliore qualità della vita.

Da queste evidenze possiamo quindi dire che se vuoi mantenere in salute la prostata:

  1. Fai attività fisica, partendo con una intensità bassa, come camminare regolarmente a un ritmo moderato
  2. Cerca di aumentare gradualmente l’intensità della tua attività fisica. Ma senza strafare. ascolta il tuo corpo!
  3. Preferisci attività aerobica, come una camminata veloce o una corsa, ad attività non aerobica, come sollevamento gambe o addominali.

fonte: https://www.health.harvard.edu/mens-health/10-diet-and-exercise-tips-for-prostate-health

Il ciclismo è uno sport amato da molti, ma per chi soffre di problemi alla prostata, può diventare una sfida.

Nonostante la credenza comune, l’uso della bicicletta non sembra essere una causa diretta dei problemi alla prostata. Tuttavia, quando i problemi sono già presenti, i microtraumi causati dalla pressione prolungata del sellino possono aggravare la patologia e i sintomi.

È quindi importante scegliere un sellino adeguato e adottare misure preventive per ridurre la pressione sulla zona perineale.

Fortunatamente, esistono sellini specifici progettati per alleviare la pressione sulla prostata e migliorare il comfort durante la pedalata.

Conformazione del Sellino

I sellini per problemi della prostata, noti anche come selle antiprostata, sono progettati per ridurre la pressione sulla zona perineale. La caratteristica principale di questi sellini è la presenza di un foro centrale o una scanalatura che allevia la pressione sulla prostata e sui tessuti circostanti.

Questo design aiuta a prevenire l’intorpidimento e il dolore, migliorando il flusso sanguigno nella zona.

L’utilizzo di un sellino antiprostata è particolarmente consigliato per:

  • Ciclisti che passano molte ore in sella: La riduzione della pressione aiuta a prevenire problemi a lungo termine.
  • Ciclisti con problematiche uro-genitali: Questi sellini possono alleviare i sintomi e migliorare il comfort.
  • Ciclisti che cercano maggiore comfort: Anche senza problemi specifici, un sellino antiprostata può migliorare l’esperienza di pedalata.

Come Funziona

Il funzionamento di un sellino antiprostata si basa su alcuni principi chiave:

  1. Distribuzione del peso: Il design con foro centrale o scanalatura distribuisce il peso del ciclista in modo uniforme, riducendo la pressione sulla prostata.
  2. Assorbimento degli urti: Molti sellini sono dotati di imbottiture in gel o schiuma che assorbono gli urti, migliorando il comfort.
  3. Materiali traspiranti: I materiali utilizzati sono spesso traspiranti e resistenti all’acqua, mantenendo il sellino fresco e asciutto.

Tipologie di Sellini

Esistono diverse tipologie di sellini antiprostata, ciascuna con caratteristiche specifiche:

  • Sellini con foro centrale: Ideali per chi cerca una riduzione significativa della pressione
  • Sellini con scanalatura: Offrono un buon compromesso tra supporto e riduzione della pressione
  • Sellini imbottiti: Dotati di imbottiture in gel o schiuma per un maggiore comfort

Come Scegliere il Sellino Ottimale

La scelta del sellino ottimale dipende da vari fattori:

  1. Larghezza delle ossa ischiatiche: Misurare la distanza tra le ossa ischiatiche è fondamentale per scegliere la larghezza corretta del sellino 
  2. Forma del sellino: La forma deve adattarsi alla conformazione del bacino e alla posizione di pedalata
  3. Imbottitura: La quantità e il tipo di imbottitura devono essere scelti in base alle preferenze personali e al tipo di ciclismo praticato
  4. Materiali: Optare per materiali traspiranti e resistenti all’acqua per un maggiore comfort e durata

Scegliere il sellino giusto può fare una grande differenza per chi soffre di problemi alla prostata. Con la giusta conformazione, utilizzo e tipologia, è possibile migliorare significativamente il comfort e la salute durante la pedalata. Ricorda di considerare attentamente le tue esigenze e di consultare un esperto se necessario per trovare il sellino perfetto per te.

Per approfondire: https://www.mdpi.com/2411-5142/8/2/71

La salute della prostata è una preoccupazione importante per molti uomini, specialmente con l’avanzare dell’età. Mantenere una prostata sana può prevenire problemi come la iperplasia prostatica benigna (BPH) e il tumore alla prostata. Una pratica che sta guadagnando sempre più attenzione per i suoi benefici sulla salute della prostata è lo yoga.

Riduzione dello Stress

Lo stress è un fattore che può influenzare negativamente la salute della prostata. Lo yoga, con le sue tecniche di respirazione e meditazione, aiuta a ridurre lo stress e l’ansia. La pratica regolare dello yoga può abbassare i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, migliorando così il benessere generale e la salute della prostata.

Miglioramento della Circolazione

Alcune posizioni yoga, come la posizione del ponte (Setu Bandhasana) e la posizione del pesce (Matsyasana), possono migliorare la circolazione sanguigna nella regione pelvica. Una migliore circolazione può aiutare a mantenere la prostata sana e prevenire l’infiammazione.

Rafforzamento del Pavimento Pelvico

Gli esercizi di yoga che coinvolgono il pavimento pelvico, come la posizione della farfalla (Baddha Konasana) e la posizione del bambino (Balasana), possono rafforzare i muscoli pelvici. Un pavimento pelvico forte supporta la prostata e può aiutare a prevenire problemi come l’incontinenza urinaria.

Promozione del Rilassamento Muscolare

Lo yoga aiuta a rilassare i muscoli del corpo, inclusi quelli della regione pelvica. Il rilassamento muscolare può alleviare la tensione e il dolore associati a condizioni come la prostatite cronica.

Miglioramento della Qualità del Sonno

Un sonno di qualità è essenziale per la salute generale e per il sistema immunitario. Lo yoga può migliorare la qualità del sonno, aiutando a regolare i ritmi circadiani e a ridurre l’insonnia. Un buon sonno è fondamentale per la rigenerazione cellulare e per mantenere la prostata in salute.

Integrare lo yoga nella propria routine quotidiana può offrire numerosi benefici per la salute della prostata. Riducendo lo stress, migliorando la circolazione, rafforzando il pavimento pelvico e promuovendo il rilassamento muscolare, lo yoga può essere un valido alleato per mantenere la prostata sana. Come sempre, è importante consultare un medico prima di iniziare qualsiasi nuova pratica di esercizio, soprattutto se si hanno condizioni preesistenti.

Per approfondire: https://link.springer.com/article/10.1007/s00520-024-08754-2

Il Body Mass Index (BMI), o indice di massa corporea, è un parametro utilizzato per valutare la composizione corporea di un individuo, calcolato come il rapporto tra il peso in chilogrammi e il quadrato dell’altezza in metri. Questo indice è ampiamente utilizzato per classificare il peso corporeo in categorie come sottopeso, normopeso, sovrappeso e obesità.

Significato del BMI per la Salute

Il BMI è un indicatore utile per identificare potenziali rischi per la salute associati al peso corporeo. Un BMI elevato è spesso correlato a un aumento del rischio di sviluppare malattie croniche come il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari e alcuni tipi di cancro, incluso il tumore alla prostata.

BMI e Tumore alla Prostata

Numerosi studi hanno esaminato la relazione tra BMI e il rischio di sviluppare il tumore alla prostata. Ecco alcuni punti chiave:

  1. Rischio di Tumore alla Prostata: L’obesità, definita da un BMI superiore a 25 (30 negli USA), è stata associata a un aumento del rischio di sviluppare forme aggressive di tumore alla prostata. Gli uomini obesi hanno una probabilità maggiore di sviluppare tumori ad alto grado e metastatici rispetto agli uomini con un BMI nella norma.
  2. Progressione della Malattia: Un BMI elevato può influenzare la progressione del tumore alla prostata. Diversi studi hanno dimostrato che gli uomini con un BMI più alto al momento della diagnosi hanno un rischio maggiore di progressione della malattia e di mortalità specifica per il tumore alla prostata.
  3. Influenza del Peso Corporeo: La perdita di peso può avere effetti benefici sulla salute della prostata. Ad esempio, uno studio ha rilevato che gli uomini che hanno perso più di 5 kg tra il 1982 e il 1992 avevano un rischio ridotto di sviluppare tumori alla prostata ad alto grado.

Il BMI è un parametro importante nella valutazione del rischio di tumore alla prostata. Mantenere un BMI nella norma attraverso una dieta equilibrata e l’esercizio fisico può contribuire a ridurre il rischio di sviluppare forme aggressive di tumore alla prostata e migliorare la prognosi per chi è già affetto dalla malattia.

È sempre consigliabile consultare un medico per una valutazione personalizzata e per discutere le migliori strategie di prevenzione e gestione del peso.


Calcolatore BMI

Calcolatore BMI


Referenze:

https://aacrjournals.org/cebp/article/16/1/63/276620/Body-Mass-Index-Weight-Change-and-Risk-of-Prostate

https://csn.cancer.org/discussion/191220/men-who-put-on-pounds-after-prostatectomy-nearly-double-odds-of-recurrence-one-study-finds

Sai cos’è veramente la disfunzione erettile? Non riuscire ad avere un’erezione una notte dopo aver bevuto qualche bicchiere in più, o anche per una settimana durante un periodo di intenso stress emotivo, non è disfunzione erettile.

Neanche l’incapacità di avere un’altra erezione subito dopo un orgasmo è disfunzione erettile. Quasi ogni uomo occasionalmente ha problemi a ottenere un’erezione e la maggior parte dei partner lo capisce.

La disfunzione erettile è l’incapacità di raggiungere e mantenere un’erezione sufficiente per un rapporto sessuale almeno il 25% delle volte. Il pene non diventa abbastanza duro, o diventa duro, ma si ammorbidisce troppo presto. Il problema spesso si sviluppa gradualmente. Una notte potrebbe richiedere più tempo o richiedere più stimolazione per ottenere un’erezione. In un’altra occasione, l’erezione potrebbe non essere solida come al solito o potrebbe terminare prima dell’orgasmo. Quando tali difficoltà si verificano regolarmente, è ora di parlare con il medico.

La disfunzione erettile può avere molte cause, comprese alcune forme di malattia della prostata oppure terapie per il tumore alla prostata. Fortunatamente, in molti casi, questo problema può essere spesso affrontato in modo efficace, per esempio assumendo farmaci per curare la disfunzione erettile.

Come avviene un’erezione

Detta proprio terra terra, un’erezione è una questione di idraulica. Il sangue riempie il pene, facendolo gonfiare e diventare sodo. Ma arrivare a quello stadio richiede una straordinaria orchestrazione dei meccanismi del corpo. Vasi sanguigni, nervi, ormoni e, naturalmente, la psiche devono lavorare insieme. I problemi con uno qualsiasi di questi elementi possono diminuire la qualità di un’erezione o impedirne del tutto il verificarsi.

Tumore alla prostata

La chirurgia per il tumore alla prostata può recidere alcuni dei nervi o delle arterie necessari per l’erezione. Per gli uomini sottoposti a prostatectomia radicale (rimozione della ghiandola prostatica), le stime di quanti uomini riacquisteranno la capacità di avere un’erezione variano ampiamente, dal 25% all’80%. Anche le cosiddette tecniche chirurgiche “nerve sparing” (che risparmiano i nervi portano) alla disfunzione erettile fino a metà o più di tutti i casi. I risultati dipendono da variabili come l’età del paziente, l’abilità del chirurgo e la posizione del tumore (se un tumore è troppo vicino al fascio nervoso, i nervi non possono essere risparmiati). Anche quando i nervi non sono permanentemente compromessi, possono essere necessari dai 6 ai 18 mesi prima che le fibre nervose si riprendano dal trauma dell’intervento chirurgico e ripristino la funzione sessuale.

Il trattamento con radiazioni (radioterapia) può anche danneggiare i tessuti erettili. Sia i raggi esterni che i semi che emettono radiazioni impiantati nella prostata (brachiterapia) portano alla disfunzione erettile in circa la metà degli uomini che ricevono queste terapie. Tuttavia, questi cambiamenti potrebbero non verificarsi fino a due anni dopo il trattamento.

La disfunzione erettile è talvolta un effetto collaterale di alcuni farmaci per la terapia ormonale prescritti agli uomini con tumore che si è diffuso oltre la prostata. Tra questi farmaci a base di ormoni ci sono leuprolide (Lupron) e goserelin (Zoladex). Altri, come la flutamide (Eulexin) e la bicalutamide (Casodex) possono causare disfunzione erettile in misura minore. Anche il cancro alla prostata stesso, nelle sue fasi avanzate, può diffondersi ai nervi e alle arterie necessarie per l’erezione.

Iperplasia prostatica benigna

Gli uomini che hanno l’iperplasia prostatica benigna (BPH), o ingrossamento della prostata, possono anche sperimentare disfunzione erettile e problemi eiaculatori. Sebbene la BPH di per sé non causi questi problemi, alcuni dei trattamenti utilizzati possono farlo. Ad esempio, la finasteride (Proscar), un farmaco anti-testosterone prescritto per la BPH, è stata collegata alla disfunzione erettile nel 3,7% degli uomini che la usano e alla diminuzione della libido nel 3,3%. Ma gli alfa-bloccanti come tamsulosina (Flomax), alfuzosina (Uroxatral) e silodosina (Rapaflo) possono migliorare i sintomi della BPH con un minor rischio di effetti collaterali sessuali.

La resezione transuretrale della prostata, una tecnica chirurgica spesso utilizzata quando i farmaci falliscono, provoca anche disfunzione erettile in una piccola percentuale di uomini.

Testosterone basso

I livelli di testosterone tendono a diminuire con l’età. Raggiungono il picco all’inizio dell’età adulta e quindi possono diminuire fino all’1% all’anno a partire dai 40 anni circa. A volte si verifica una caduta improvvisa a causa di un infortunio o di una malattia (come un’infezione), chemioterapia o radioterapia o determinati farmaci.

L’ormone testosterone gioca un ruolo importante nella salute degli uomini, ma forse il suo ruolo più significativo è quello di alimentare il desiderio sessuale. Se i livelli di testosterone scendono troppo in basso, gli uomini possono sperimentare disfunzione erettile e libido poco brillante.

Prostatite

La prostatite è un’infiammazione della ghiandola prostatica che può essere acuta (di solito causata da un’infezione batterica) o cronica (di solito non causata da un agente infettivo). I sintomi includono dolore durante la minzione, minzione più frequente e, possibilmente, secrezione dal pene o febbre. Una grave prostatite può causare direttamente la disfunzione erettile. Nelle forme più lievi, la condizione può produrre un’eiaculazione dolorosa, che può certamente interferire con il piacere sessuale e può portare alla disfunzione erettile.

Che esami fare per la disfunzione erettile

Il medico ascolterà il tuo cuore e prenderà anche la tua pressione sanguigna; sia la pressione alta che quella bassa possono compromettere il flusso sanguigno. Il medico controllerà il polso in diversi punti: al polso, alla caviglia e all’inguine. Polso lento o basso in una di queste aree può significare che non arriva abbastanza sangue ai tessuti delle estremità, incluso il pene.

Inoltre, il medico esaminerà i testicoli, il pene e il torace. Testicoli anormalmente piccoli e seno ingrossato a volte sono segni di testosterone inadeguato. Macchie di tessuto cicatriziale nel pene suggeriscono la malattia di Peyronie. Il medico può controllare la ghiandola prostatica per segni di infezione o cancro, eseguendo un esame rettale digitale.

Il tuo controllo includerà probabilmente i test per il colesterolo (per valutare il rischio di malattie cardiovascolari) e i livelli di trigliceridi e zucchero nel sangue (per verificare la presenza di diabete). Il medico potrebbe anche richiedere un campione di urina perché la presenza di globuli rossi o bianchi potrebbe essere un segno di un problema urologico non sottostante.

Ora che i farmaci possono trattare con successo la maggior parte degli uomini con disfunzione erettile, molti test diagnostici di routine vengono utilizzati solo quando il medico sospetta che il paziente abbia un problema sottostante che richiede un trattamento aggiuntivo.

Test ormonali

Il controllo dei livelli di testosterone era uno dei primi test ordinati per gli uomini con difficoltà erettili, ma è stato prima che i medici si rendessero conto che la carenza di testosterone era raramente la fonte del problema. Ora, i test ormonali vengono eseguiti per gli uomini i cui esami medici suggeriscono un problema endocrino e per coloro che hanno sperimentato una perdita del desiderio sessuale.

Il medico potrebbe anche voler controllare i livelli ematici di prolattina (un ormone pituitario che può bloccare l’azione del testosterone) o di ormone stimolante la tiroide (un buon indicatore di una ghiandola tiroidea iperattiva o ipoattiva).

Esami del flusso sanguigno

Un’ecografia color-doppler duplex, una tecnica di imaging, può rivelare problemi con il flusso sanguigno attraverso le arterie o le vene del pene, come la perdita venosa. Una versione più recente, chiamata doppler del pene, può essere eseguita in uno studio medico. Se hai provato le pillole per la disfunzione erettile, ma non le hai trovate utili, il tuo medico può iniettare la prostaglandina, un acido grasso che allarga i vasi sanguigni, nel tuo pene per vedere se questo provoca un’erezione. In tal caso, ci sono buone probabilità che tu risponda a uno o più dei farmaci iniettabili usati per trattare la disfunzione erettile.

Test di tumescenza notturna

Se non è chiaro se le tue difficoltà erettili abbiano una causa psicologica o fisica, il medico può suggerire un test notturno di tumescenza del pene. I fattori psicologici entrano in gioco quando stai cercando di raggiungere o mantenere un’erezione. Ma la psiche non influenza le erezioni notturne, che si verificano involontariamente durante il sonno. Le cause fisiche influenzano entrambi i tipi di erezione.

Spesso non è tanto una diagnosi di tumore alla prostata a spaventare un uomo, quanto la paura delle conseguenze di una terapia.

Dopo un intervento di prostatectomia radicale, per esempio, impotenza e incontinenza urinaria sono effetti collaterali più o meno comuni.

L’incontinenza, però, è nella maggior parte dei casi un problema transitorio che scompare del tutto, grazie anche alla riabilitazione.

L’incontinenza ha un forte impatto negativo sulla qualità della vita dell’uomo che dovendo ricorrere all’utilizzo di assorbenti si vede obbligato a modificare la propria socialità.

La riabilitazione del pavimento pelvico è mirata proprio a rafforzare l’azione della vescica, responsabile del contenimento urinario che diventa più difficile per gli uomini a cui la prostata viene asportata chirurgicamente.

La riabilitazione ha l’obiettivo di migliorare i meccanismi che compensano la perdita di attività da parte di quei muscoli che chiudono il canale che porta l’urina dalla vescica verso l’esterno, ovvero dei muscoli pelvici.

Il Fisiatra è lo specialista di riferimento e può programmare il trattamento riabilitativo più adeguato, indirizzando il paziente in un centro specializzato dove imparerà a conoscere questi muscoli e a rafforzarli con esercizi corretti di fisioterapia. Per questo è importante iniziare il prima possibile e che almeno la fase iniziale venga opportunamente seguita.

Questo tipo di esercizi punta a migliorare e rafforzare questa zona, affinché la contrazione del perineo sia in grado di bloccare il passaggio dell’urina.

La ginnastica perineale è consigliata anche agli uomini trattati soltanto con la radioterapia, ma in questo caso i benefici possono essere minori in ragione di un danno indotto dalle radiazioni al tessuto muscolare: meno sensibile e vascolarizzato. 

La riabilitazione può essere abbinata all’attività sportiva. Vanno benissimo il nuoto o una camminata, all’aperto o sul tapis roulant. Per la corsa sostenuta e le passeggiate in bicicletta, invece, è meglio aspettare un paio di mesi. Vale comunque sempre un consiglio: nel momento in cui l’attività fisica comporta una perdita di urina, non va ripetuta fino a un’avvenuta guarigione.

approfondimenti: https://www.pelvicrehabilitation.com/

Il concetto di Sorveglianza Attiva sta emergendo sempre di più come una valida opzione per gli uomini che decidono di non sottoporsi a un trattamento radicale immediato per il tumore alla prostata, quali chirurgia o radioterapia.

La sorveglianza attiva si basa sul concetto che è alcuni tipi di tumore alla prostata, definiti a “basso rischio”, hanno una bassa probabilità di evolvere in una malattia aggressiva e quindi ridurre l’aspettativa di vita.

Oltre il 30% degli uomini con un tumore alla prostata ha una malattia a crescita così lenta che gli effetti collaterali di un trattamento radicale sono di gran lunga maggiori rispetto ai benefici.

Tra i 10 tumori più comuni, il tumore alla prostata è l’unico in cui così tanti pazienti hanno una malattia a crescita lenta che non giustifica un trattamento immediato aggressivo.

Ma attenzione: la sorveglianza attiva non è un “non trattamento”, ma piuttosto una strategia per curarti solo se e quando il tuo tumore alla prostata richiede effettivamente un trattamento.

Può sembrare controintuitivo dire che un paziente ha un tumore e la cosa migliore è sedersi e aspettare. Ma gli studi dimostrano che gli uomini con tumore alla prostata a basso rischio che sono stati in sorveglianza attiva per 10-15 anni dopo la diagnosi hanno tassi notevolmente bassi di diffusione della malattia o di morte per tumore alla prostata.

In effetti, uno studio della Johns Hopkins sugli uomini in sorveglianza attiva ha scoperto che meno dell’1% degli uomini ha sviluppato una malattia metastatica in 15 anni di monitoraggio. Questo è estremamente importante perché i trattamenti utilizzati per il tumore alla prostata localizzato – chirurgia e radioterapia – hanno effetti collaterali che possono alterare la qualità della vita di una persona.

La chiave del successo della sorveglianza attiva è ovviamente un monitoraggio regolare per intervenire tempestivamente in presenza di segni di progressione.

Chi può considerare una sorveglianza attiva?

I pazienti che possono prendere in considerazione la sorveglianza attiva in seguito ad una diagnosi di tumore alla prostata devono ovviamente avere una malattia localizzata a basso rischio di progressione.

In linea generale le caratteristiche del tumore per essere considerato un candidato a questo tipo di approccio devono essere :

  • una diagnosi istologica con un Gleason score massimo di 6 (indicato come 3+3) o, solo per un’età maggiore di 70 anni, di 7 (indicato come 3+4);
  • di tutti i prelievi bioptici, solo 1 o 2 devono essere risultati positivi per tumore della prostata;
  • avere un valore di PSA nel sangue uguale o inferiore a 10 ng/ml;
  • avere un tumore di piccole dimensioni che non superi la capsula che riveste la prostata, definito come stadio T1c o T2a;

Sorveglianza o terapia: la scelta è sempre del paziente

Ai pazienti con nuova diagnosi di tumore della prostata localizzato a basso rischio di progressione vengono fornite informazioni sui vari tipi di trattamento ad oggi disponibili.

Il paziente opportunamente informato viene invitato a discuterne con il proprio medico e con persone di sua fiducia, e potrà quindi scegliere spontaneamente se entrare nel programma di sorveglianza attiva oppure se ricorrere ad un trattamento chirurgico o radioterapeutico, ovviamente se appropriato alla specifica situazione.

La sorveglianza attiva in Italia

In Italia sono attivi alcuni protocolli di sorveglianza attiva a cui è possibile partecipare.

In diverse parti del nostro paese è attivo lo studio PRIAS promosso dalla società di urologia SIURO, mentre in Piemonte e Valle d’Aosta è attivo il reclutamento per lo studio START.

Si tratta di studi “osservazionali” perché non prevedono sperimentazione di farmaci o nuove tecnologie. Consistono esclusivamente nella raccolta di informazioni relative allo stato di salute del paziente nel corso del tempo, qualunque sia il trattamento a cui deciderà di sottoporsi tra le diverse opzioni possibili.

In particolare vengono raccolte informazioni sulla qualità di vita del paziente, attraverso semplici questionari da compilare all’inizio del trattamento e poi periodicamente in occasione delle abituali visite di controllo, in cui oltre al controllo dei valori di PSA e all’esame obiettivo possono essere effettuati esami per immagini, come una risonanza magnetica multiparametrica.

Fare prevenzione è sempre la strada migliore, anche per il tumore alla prostata.

Esistono alcuni accorgimenti, alcune semplici abitudini che possono aiutare a salvaguardare la salute della prostata, prevenendo ad esempio il tumore alla prostata, anche in presenza di alcuni fattori di rischio, come la presenza in famiglia di parenti che hanno avuto a che fare con questa patologia.

La prevenzione primaria

Ecco alcuni semplici accorgimenti per ridurre il rischio di sviluppare disturbi alla prostata:

  • Dieta ricca di fibre, antiossidanti e omega-3. Sono quindi consigliati farine integrali, frutta e verdura fresche (in particolare la frutta meno ricca di zuccheri, come mele e pere, le verdure arancioni, i finocchi, le rape e i cavoli), pesce azzurro, olio extravergine di oliva e legumi. Una sana alimentazione protegge la funzionalità della prostata e ritarda il processo di invecchiamento e il rischio di anomalie correlate;
  • Cibi da ridurre sono gli insaccati, i cibi fritti, i formaggi molto grassi e gli alimenti che contengono molti zuccheri semplici (come dolci e bevande zuccherate). Questi piatti, infatti, favoriscono gli stati infiammatori, oltre a portare a problemi cardiocircolatori e aumentare il rischio di sovrappeso;
  • Mantenere il peso forma. Abbiamo visito come l’obesità costituisca fattore di rischio per il cancro alla prostata.
  • Fare esercizio fisico in modo regolare riduce sia il rischio di iperplasia prostatica benigna sia quello di cancro alla prostata. 
  • Fare sesso abitualmente. Frequenti eiaculazioni mantengono una buona funzionalità della prostata, migliorano la salute del corpo e della mente.

La prevenzione secondaria: controllare la prostata

Mantenere la prostata in salute significa sottoporsi a regolari controlli, specialmente dopo i 50 anni di età, anche se è raccomandato recarsi da un urologo già a partire dai 40 anni.

Quali sono i test e gli esami consigliati per individuare in maniera tempestiva eventuali anomalie, disfunzioni o patologie che possono colpire la prostata?

  • Analisi delle urine. L’urinocoltura è utile per individuare infezioni o sanguinamenti;
  • PSA (antigene prostatico specifico): è un esame del sangue che va a rilevare i livelli di una proteina prodotta unicamente dalla prostata. I livelli normali vanno da 0,0 a 4,0 ng/ml (nanogrammi per millilitro di sangue), ma possono aumentare per diverse cause, tra cui tumori, iperplasia prostatica benigna e prostatite. In genere è consigliato eseguirlo in presenza di sintomi che suggeriscono la presenza di una di queste patologie. Se il valore risulta superiore a 4 ng/mL, oppure è in costante crescita potrebbero essere necessari ulteriori esami.
  • PSA ratio: rapporto fra PSA libero e totale. Nel sangue, la proteina PSA si trova normalmente legata ad altre sostanze, non “libera” se non in minime concentrazioni. Tuttavia, in presenza di un tumore maligno, questi valori scendono ancora di più. Per tale ragione, quando il test PSA fornisce risultati “sospetti” il medico potrebbe prescrivere anche il dosaggio del PSA libero (anche detto free PSA o fPSA). Per l’interpretazione dei dati si effettua il rapporto PSA libero/PSA totale. I valori normali, quindi non patologici, sono intorno allo 0,20%. Valori diversi da questa percentuale possono indicare la presenza di patologie alla prostata, per cui il medico prescriverà altri esami di accertamento;
  • Esplorazione digito-rettale (DRE): il medico urologo controlla manualmente le condizioni della prostata introducendo un dito attraverso il retto, dopo aver lubrificato la parte. Questa esplorazione permette di scoprire un ingrossamento, la presenza di noduli o una prostatite. Può risultare fastidiosa, ma è innocua; il maggiore disagio è quello psicologico, che è bene far presente al medico affinché possa rassicurare la persona.
  • Uroflussometria. La persona deve urinare in un dispositivo, simile a un gabinetto, che misura la velocità e il volume del flusso di urina. In genere dopo tale test viene prescritta un’ecografia;
  • Ecografia prostatica transrettale. Esame rapido e innocuo che permette di valutare la morfologia della prostata e quindi di rilevare una dilatazione o eventuali neoformazioni. Si effettua inserendo nel retto, lubrificato, una sonda che emette ultrasuoni in grado di essere riconvertiti in immagini statiche o dinamiche. Talvolta a questo esame si associa una biopsia della prostata.

Se questi esami danno risultati che fanno sospettare la presenza di un tumore alla prostata, può essere necessario sottoporsi a una biopsia prostatica. L’operatore inserisce un tubo con un piccolo sondino per via rettale, per esplorare prima dell’operazione; dopodiché, tramite lo stesso tubo, inserisce un ago che serve al prelievo di alcuni pezzettini di tessuto prostatico. Questi verranno analizzati per individuare eventuali anomalie nelle cellule e, in caso di riscontro positivo, l’aggressività del cancro. L’intervento, molto rapido, è indolore in quanto viene eseguito in anestesia locale.

Attualmente il test del PSA rappresenta il pilastro degli esami preliminari per monitorare il rischio di un tumore alla prostata. Tuttavia, la sua bassa attendibilità come singolo parametro lo rende poco utile come esame di screening.

Se vuoi conoscere come funziona il nostro innovativo test delle urine per il tumore alla prostata clicca QUI.

Leggi le linee guida dell’AIOM: https://www.aiom.it/linee-guida-aiom-carcinoma-della-prostata-2019/