Il rapporto tra consumo di carne rossa e salute della prostata è oggetto di numerosi studi scientifici, con risultati talvolta contrastanti.

Cosa dice la scienza

Una meta-analisi pubblicata su Frontiers in Nutrition (2022) ha incluso 25 studi prospettici su quasi 2 milioni di uomini, mostrando che un’elevata assunzione di carne processata (ad esempio salumi) è associata a un incremento del 6% nel rischio di tumore alla prostata rispetto a chi ne consuma meno. Tuttavia, l’associazione con malattie prostatiche avanzate rimane poco consistente (fonte).

Una precedente meta-analisi (2015) su carne rossa non lavorata ha rilevato associazioni con carcinoma prostatico totali e avanzati non statisticamente significative (RR intorno a 1.00 e 1.01 rispettivamente). È emersa invece una lieve associazione con le carni lavorate, ma probabilmente influenzata da bias (fonte).

Infine, più di 20 coorti di studi combinati in report IARC del 2015 hanno indicato solo un’associazione debole e non uniforme tra carne rossa e rischio prostatico totale, ma hanno evidenziato un aumento significativo del rischio di forme avanzate in specifiche popolazioni nordamericane, collegando in particolare le cotture ad alte temperature (grigliata, brace) alla formazione di composti come ammine eterocicliche e idrocarburi policiclici aromatici (fonte) (fonte).

IARC e WCRF: carcino-genesi e raccomandazioni

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) classifica la carne rossa come «probabilmente cancerogena» (Gruppo 2A) e le carni lavorate come «cancerogene certe» (Gruppo 1). Il World Cancer Research Fund e l’American Institute for Cancer Research raccomandano di limitare la carne rossa entro 350–500 g a settimana (peso cotto) ed evitare le carni procesate. [airc.it], [wcrf.org] [ristorantelabrace.it], [cancer.org]

In caso di patologie alla prostata o prevenzione

Per chi ha già iperplasia prostatica benigna (BPH), prostatite o carcinoma prostatico, è prudente ridurre ulteriormente il consumo di carne rossa, soprattutto se spesso cotta ad alte temperature.

Diversi articoli sulla salute maschile invitano a limitarne l’assunzione proprio in presenza di disturbi prostatici (fonte), (fonte).

Anche le linee guida di AIRC sottolineano che, pur potendo far parte di una dieta equilibrata, la carne rossa dovrebbe essere consumata con moderazione, e le persone a rischio dovrebbero discuterne con il medico.

Consumo consigliato e modalità di cottura

Un limite di 350–500 g di carne rossa a settimana è ritenuto compatibile con un rischio accettabile pratico secondo linee guida globali (fonte), (fonte).

È cruciale:

  • Evitare le carni processate (salumi, hot dog…) o consumarle pochissimo.
  • Preferire tagli magri (filetto, lombata).
  • Limitare cotture ad alte temperature a favore di metodi più delicati (cottura in forno, al vapore, in umido).
  • Marinare la carne – può ridurre la formazione di composti nocivi.

Cosa significa per te?

Se guardi alla salute prostatica (sia nella prevenzione, sia in presenza di patologie), vale la regola del “meno è meglio” per la carne rossa, soprattutto lavorata.

Seguire suggerimenti come la dieta mediterranea, puntare su fonti proteiche alternative (pesce, pollo, legumi) e adottare metodi di cottura più salutari aiuta a mantenere un equilibrio nutrizionale senza rinunciare al gusto.


I dati non indicano una relazione forte e definitiva tra carne rossa non lavorata e cancro alla prostata, ma suggeriscono una connessione modesta con le carni processate e una possibile maggior incidenza di forme avanzate in caso di cotture ad alte temperature.

Un consumo misurato, unito a sane abitudini alimentari e stili di cottura attenti, rappresenta la strategia più sensata per chi vuole proteggere la propria prostata.

Sebbene per molti la prostata diventi un tema di tutela solo dopo i 40-50 anni, esistono situazioni in cui un monitoraggio anticipato fa la differenza.

Per esempio, se esiste una familiarità per tumore alla prostata o presenza di mutazioni genetiche come BRCA, le indicazioni internazionali (europee e italiane) suggeriscono di iniziare il dosaggio del PSA già intorno ai 40 anni.

Oppure in caso di sintomi urinari o pelvici anche in giovani, se compaiono dolore, bruciore, flusso alterato o urgenza, è bene rivolgersi all’urologo per esame fisico e test diagnostici.

Le patologie più comuni alla prostata

Prostatite 

È un’infiammazione della prostata, che può essere batterica o non batterica. Colpisce soprattutto uomini tra i 20 e i 50 anni. I sintomi includono dolore pelvico o lombare, bruciore durante la minzione, aumento della frequenza urinaria e, talvolta, febbre.

Nella forma cronica, il dolore può persistere senza febbre. 

Iperplasia prostatica benigna (BPH) 

Si tratta di un ingrossamento benigno della prostata, tipico dopo i 50 anni, ma non impossibile intorno ai 40.

Provoca disturbi urinari come flusso debole, sensazione di svuotamento incompleto, urgenza e nicturia (alzarsi di notte per urinare). Non è un tumore, ma può compromettere la qualità della vita. 

Tumore alla prostata 

È la patologia più temuta e, in genere, colpisce uomini sopra i 50 anni. Tuttavia, negli ultimi anni si registrano casi anche in età più giovane, soprattutto in presenza di fattori genetici o familiarità.

Spesso è asintomatico nelle fasi iniziali; quando avanzato, può causare sangue nelle urine, dolore osseo e perdita di peso. 

Sintomi: comuni e distintivi 

Molti disturbi prostatici condividono sintomi urinari come difficoltà a urinare, flusso debole e urgenza.

La prostatite si distingue per il dolore pelvico e la febbre (se batterica), mentre la BPH raramente provoca dolore. Il tumore, invece, è subdolo: nelle fasi iniziali non dà segnali evidenti. 

Quali controlli fare prima dei 40 anni 

Non serve un check-up completo per tutti, ma in presenza di sintomi o familiarità è consigliabile: 

  • Visita urologica, eventualmente con esplorazione rettale digitale (DRE) per valutare dimensioni e consistenza della prostata. 
  • Dosaggio del PSA (antigene prostatico specifico) nel sangue, soprattutto se ci sono parenti di primo grado con tumore prostatico. 
  • Esami delle urine e urinocoltura in caso di sospetta prostatite. 

Quando è il momento di agire 

Se compaiono sintomi urinari o pelvici, anche sotto i 40 anni, è opportuno rivolgersi all’urologo. Chi ha una storia familiare di tumore alla prostata dovrebbe iniziare i controlli già intorno ai 40 anni. La diagnosi precoce non solo salva vite, ma permette trattamenti meno invasivi e più efficaci.  

Prendersi cura della prostata non è un tema da rimandare. Sintomi, familiarità e fattori genetici sono campanelli d’allarme che meritano attenzione.

Un semplice esame oggi può evitare problemi domani: la prevenzione è la migliore strategia per la salute maschile. 


Stimatore PSA per età

CALCOLA SE IL PSA E’ NELLA NORMA

Inserisci la tua età e il valore di PSA (ng/mL). Lo strumento confronterà il tuo valore con i range comunemente usati per fascia d’età e mostrerà un grafico con il tuo risultato evidenziato.



Inserisci i dati e premi “Calcola”.
I valori di riferimento usati (linee guida/letteratura) per le fasce d’età sono: 40–49: ≤2.5; 50–59: ≤3.5; 60–69: ≤4.5; 70–79: ≤6.5 ng/mL. Questi sono valori di riferimento generali e possono variare per laboratorio, etnia, storia familiare o farmaci.
Questo strumento è informativo e non sostituisce il parere medico.

In un’Italia dove la prevenzione oncologica è spesso associata ai tumori femminili, come quello al seno o al collo dell’utero, la Regione Lombardia ha deciso di compiere un passo importante verso l’equità di genere nella sanità pubblica.

Dal 2025 è infatti attivo un programma di screening gratuito per il tumore alla prostata, rivolto agli uomini residenti e assistiti in Lombardia, con l’obiettivo di intercettare precocemente eventuali segnali di malattia e ridurre la necessità di trattamenti invasivi.

Il programma si ispira ai modelli già consolidati per altri tipi di tumore: come avviene per le donne, anche gli uomini riceveranno una comunicazione personalizzata, che li invita a partecipare al percorso di prevenzione. Si tratta di un’iniziativa pionieristica in Italia, che mira a valutare la fattibilità di uno screening organizzato su larga scala per una patologia che rappresenta la neoplasia più frequente nella popolazione maschile.

Il cuore del programma è il test del PSA (Antigene Prostatico Specifico), un semplice esame del sangue che può indicare la presenza di anomalie alla prostata, anche in assenza di sintomi.

A partire dal compimento del 50° anno di età, gli uomini nati dal 1970 in poi possono accedere al programma attraverso il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), compilando un questionario anamnestico che raccoglie informazioni personali e familiari utili a valutare l’idoneità allo screening.

In alternativa, per chi non utilizza il FSE, è possibile rivolgersi ai punti di accesso indicati dalla Regione, dove personale qualificato fornisce assistenza nella compilazione.

COME FUNZIONA LO SCREENING

Una volta completato il questionario, il cittadino:

  1. Riceve un voucher che consente di effettuare gratuitamente il test del PSA presso uno dei laboratori aderenti, senza necessità di prenotazione né di impegnativa del medico di base.
  2. Effettua il test del PSA: si tratta di un semplice esame del sangue che misura il livello dell’antigene prostatico specifico.
  3. In base al risultato del test e ai dati raccolti nel questionario, viene definito il percorso successivo:
    • Se il valore del PSA è inferiore a 1 ng/L e non c’è familiarità per tumore prostatico, non è necessario ripetere il test per i successivi cinque anni.
    • Se il valore del PSA è compreso tra 1 e 3 ng/L, è previsto un nuovo controllo dopo due anni.
    • Se il valore del PSA è superiore a 3 ng/L oppure è presente una familiarità per tumore prostatico, il cittadino viene contattato dal Centro Screening della propria ATS per:
      • una visita urologica;
      • eventuali approfondimenti diagnostici, come risonanza magnetica o biopsia.

Il programma esclude temporaneamente coloro che hanno già effettuato un test del PSA negli ultimi due anni o esami diagnostici specifici nei cinque anni precedenti. Sono invece esclusi in modo permanente i cittadini già diagnosticati con un tumore maligno della prostata o portatori di mutazioni genetiche note che richiedono un percorso clinico dedicato.

Questa iniziativa rappresenta un importante passo avanti nella promozione della salute maschile e nella costruzione di un sistema sanitario più inclusivo. Se i risultati saranno positivi, il modello lombardo potrebbe diventare un esempio da seguire anche in altre regioni italiane.

Per maggiori informazioni, è possibile consultare la pagina ufficiale della Regione Lombardia dedicata al programma: Prevenzione tumore prostata – Regione Lombardia. [regione.lombardia.it]

La salute della prostata è un tema di grande interesse per molti uomini, specialmente con l’avanzare dell’età. Bere la corretta quantità di acqua, e quindi una corretta idratazione, gioca un ruolo cruciale nel mantenimento del benessere della prostata e del sistema urinario in generale.

Ma esistono indicazioni specifiche sul tipo di acqua da bere per favorire la salute della prostata?

Acqua oligominerale

L’acqua oligominerale, caratterizzata da un basso residuo fisso (inferiore a 500 mg/l), è spesso raccomandata per il benessere generale. Questo tipo di acqua contiene sali minerali essenziali senza eccedere.

Non ci sono però prove solide (alcune vecchie, altre poco rigorose) che una specifica acqua minerale sia ‘la migliore’ per la prostata. In generale, per il benessere urinario conta soprattutto mantenere una buona idratazione e adattare quantità e orari di assunzione ai propri sintomi (fonte , fonte).

Minerali benefici: zinco e selenio

Alcune acque minerali sono ricche di zinco e selenio, due minerali che hanno dimostrato di avere effetti positivi sulla salute prostatica.

Lo zinco è essenziale per il corretto funzionamento della prostata e può aiutare a prevenire l’ingrossamento prostatico.

Il selenio, invece, ha proprietà antiossidanti che possono proteggere le cellule prostatiche dai danni ossidativi.

Zinco e selenio sono oligoelementi importanti per l’organismo, ma oggi non ci sono prove sufficienti per consigliare acque ricche di questi minerali come strategia specifica per migliorare la salute della prostata o prevenire malattie prostatiche (cancer.gov, jamanetwork, plos.org).

Acqua effervescente naturale: un’opzione neutra

L’acqua effervescente naturale non presenta particolari benefici o svantaggi per la prostata rispetto all’acqua naturale.

Tuttavia, è importante scegliere acque con un basso contenuto di sodio, poiché un eccesso di sodio può avere effetti negativi sulla salute generale, inclusa quella della prostata.

Acqua gasata: attenzione al gonfiore

L’acqua gasata, sebbene non abbia effetti diretti sulla salute della prostata, può causare gonfiore o disagio addominale in alcune persone. Questo potrebbe risultare scomodo per chi ha già problemi prostatici o urinari.

L’acqua frizzante non risulta dannosa per la prostata in modo diretto. Tuttavia, alcune persone con vescica sensibile, urgenza o gonfiore addominale possono tollerarla meno bene; in questi casi conviene regolarsi in base ai propri sintomi.

L’importanza di una buona idratazione

Indipendentemente dal tipo di acqua scelta, l’aspetto più importante è mantenere una buona idratazione. Bere a sufficienza aiuta a prevenire infezioni urinarie e a mantenere il corretto funzionamento del sistema urinario.

Una buona idratazione può anche contribuire a diluire le sostanze irritanti nelle urine, riducendo il rischio di infiammazioni prostatiche.

Non esiste una quantità di acqua da bere uguale per tutte le persone. Spesso si legge che bisogna bere 2 litri al giorno. In realtà ognuno di noi dovrebbe reintrodurre la quantità di acqua che viene eliminata tramite l’urina, il sudore, la respirazione, e questo può cambiare dal clima, dall’attività fisica, ecc…

Indicazioni specifiche per la cistite

In alcune situazioni patologiche, come la cistite, ci sono indicazioni specifiche sul tipo di acqua da bere. La cistite è un’infiammazione della vescica, spesso causata da infezioni batteriche, e può essere molto fastidiosa.

Bere molta acqua è fondamentale per diluire l’urina, ridurre l’irritazione della vescica e aiutare a lavare via i batteri.

Per chi soffre di cistite, è consigliabile scegliere acque oligominerali con un basso residuo fisso e un pH neutro. Inoltre, è preferibile evitare acque con un alto contenuto di sodio, che potrebbe peggiorare i sintomi.

Indicazioni specifiche per chi ha problemi di continenza

Chi soffre di incontinenza urinaria potrebbe pensare che limitare l’assunzione di liquidi aiuti a ridurre le perdite urinarie.

Tuttavia, bere poco può peggiorare la situazione, rendendo le urine più concentrate e aumentando il rischio di infezioni urinarie.

Può essere d’aiuto evitare di bere liquidi per una o due ore prima di andare a letto e limitare l’assunzione di liquidi prima di uscire in pubblico o iniziare un viaggio.

Per chi ha problemi di continenza, è importante scegliere acque povere di sodio e con un basso residuo fisso. Questo aiuta a mantenere una buona idratazione senza sovraccaricare il sistema urinario. Inoltre, evitare bevande irritanti come tè, caffè, alcolici e bevande gassate può contribuire a ridurre i sintomi di incontinenza.

L’importanza dell’idratazione per la salute della prostata

Per la salute della prostata è fondamentale bere acqua in quantità adeguata.

E’ importante fare attenzione al contenuto di sodio nelle acque effervescenti naturali e monitorare la propria tolleranza all’acqua gasata.

Mantenere una buona idratazione è un passo semplice, ma efficace per supportare la salute prostatica e il benessere generale.

Referenze:
https://www.mdpi.com/2072-6643/13/1/113

Il recente congresso della Società Italiana di Urologia (SIU) tenutosi a Bari ha messo in luce uno dei temi più cruciali della salute maschile: lo screening del tumore alla prostata.

Attualmente, manca un percorso organizzato per lo screening di questa patologia, ma l’Europa ha fissato come obiettivo la creazione di un programma strutturato.

Durante il congresso, il Prof. Vincenzo Ficarra ha presentato due position paper (1, 2) fondamentali della SIU che delineano un approccio strutturato per la diagnosi del tumore alla prostata.

Punti Chiave dei Futuri Protocolli di Screening

1. Target Demografico: Il programma di screening proposto si rivolge principalmente agli uomini di età compresa tra i 50 e i 55 anni, un gruppo demografico considerato a rischio per lo sviluppo del tumore alla prostata. Inoltre, particolare attenzione sarà rivolta agli uomini con una storia familiare di tumore alla prostata, che potrebbero beneficiare di uno screening anticipato.

2. Metodologia: Il protocollo di screening prevede una serie di esami diagnostici strutturati:

  • Test PSA (Antigene Prostatico Specifico): Utilizzato come primo passo per identificare possibili anomalie. Evidenziato il valore aggiunto del PSA density (PSAD).
  • Visita Urologica: Fondamentale per una valutazione clinica approfondita a partire dai fattori di rischio, con particolare attenzione alla familiarità. Sottolineata l’importanza dell’esplorazione rettale.
  • Indagini Diagnostiche per Immagini: In particolare la risonanza magnetica multiparametrica, per una valutazione più dettagliata.
  • Biopsia Prostatica: Raccomandata in caso di sospetto tumore, per confermare la diagnosi.

3. Obiettivi: Gli obiettivi principali del programma di screening sono:

  • Diagnosi Precoce: Identificare il tumore alla prostata in stadi iniziali, quando è più trattabile e le possibilità di guarigione sono maggiori.
  • Riduzione del sovra-trattamento: Diminuire il ricorso ad esami e trattamenti non necessari.
  • Miglioramento della Qualità della Vita: Ridurre l’impatto della malattia e dei trattamenti invasivi sulla qualità della vita dei pazienti.

Prospettive Future e Impatto

In Italia e in Europa, l’implementazione di un programma strutturato di screening per il tumore alla prostata potrebbe avere un impatto significativo sulla sanità pubblica. La diagnosi precoce e il trattamento tempestivo potrebbero ridurre notevolmente i costi sanitari a lungo termine, diminuendo la necessità di trattamenti avanzati e prolungati.

Un programma di screening efficace può migliorare significativamente la qualità della vita degli uomini, riducendo l’ansia associata alla diagnosi tardiva e minimizzando gli effetti collaterali dei trattamenti invasivi.

A livello europeo, un programma di screening organizzato potrebbe servire come modello per altri paesi, promuovendo una maggiore consapevolezza e prevenzione del tumore alla prostata.

In conclusione, il congresso della SIU ha segnato un passo importante verso la realizzazione di un programma di screening strutturato per il tumore alla prostata, con l’obiettivo di migliorare la diagnosi precoce, ridurre la mortalità e migliorare la qualità della vita degli uomini.

Le infezioni della prostata, note anche come prostatiti, possono essere causate da diversi batteri intestinali, tra cui l’Escherichia coli (E. coli). Questi batteri, normalmente presenti nel tratto intestinale, possono migrare e infettare la prostata, causando sintomi fastidiosi e complicazioni se non trattati adeguatamente.

La correlazione tra infezioni intestinali e quelle delle vie urinarie è dovuta alla vicinanza anatomica tra l’intestino e il tratto urinario. I batteri intestinali possono entrare nell’uretra e risalire fino alla prostata, specialmente in condizioni di igiene inadeguata o durante episodi di stitichezza, che possono favorire la migrazione dei batteri (fonte). Inoltre, l’uso di cateteri urinari o altre procedure mediche può aumentare il rischio di trasferimento di batteri dall’intestino alle vie urinarie.

Sintomi delle infezioni

I sintomi di un’infezione prostatica possono variare, ma i più comuni includono:

  • Dolore o bruciore durante la minzione
  • Frequente bisogno di urinare, soprattutto di notte
  • Dolore nella zona pelvica, lombare o genitale
  • Febbre e brividi
  • Difficoltà a urinare o flusso urinario debole
  • Dolore durante l’eiaculazione

Diagnosi

Per diagnosticare un’infezione della prostata, il medico può eseguire diversi esami:

  1. Esame delle urine: Per rilevare la presenza di batteri e globuli bianchi.
  2. Esame del sangue: Per verificare segni di infezione o infiammazione.
  3. Esplorazione rettale digitale: Per valutare la dimensione e la sensibilità della prostata.
  4. Coltura del liquido prostatico: Raccolto durante un massaggio prostatico per identificare il batterio responsabile.

Terapie

Il trattamento delle infezioni prostatiche dipende dalla causa e dalla gravità dell’infezione:

  • Antibiotici: Sono il trattamento principale per le infezioni batteriche. La durata della terapia può variare da alcune settimane a diversi mesi.
  • Antidolorifici e antinfiammatori: Per alleviare il dolore e ridurre l’infiammazione.
  • Alfa-bloccanti: Possono essere prescritti per rilassare i muscoli della prostata e della vescica, migliorando il flusso urinario.
  • Terapie di supporto: Come bagni caldi e massaggi prostatici, possono aiutare a ridurre i sintomi.

Prevenzione

Per prevenire le infezioni della prostata, è importante adottare alcuni accorgimenti:

  • Igiene personale: Mantenere una buona igiene intima per ridurre il rischio di infezioni. È consigliabile lavare prima la parte genitale e poi quella anale per evitare la contaminazione incrociata (fonte).
  • Idratazione: Bere molta acqua per mantenere il tratto urinario pulito.
  • Evitare il trattenimento dell’urina: Urinare regolarmente per evitare la stagnazione dell’urina.
  • Alimentazione sana: Seguire una dieta equilibrata ricca di fibre per prevenire problemi intestinali che possono favorire le infezioni.
  • Attività sessuale sicura: Utilizzare protezioni durante i rapporti sessuali per ridurre il rischio di infezioni trasmesse sessualmente.

Le infezioni della prostata causate da batteri intestinali come l’E. coli possono essere fastidiose e dolorose, ma con una diagnosi tempestiva e un trattamento adeguato, è possibile gestirle efficacemente. Adottare misure preventive può aiutare a ridurre il rischio di infezioni e mantenere la salute prostatica.

La diagnosi precoce dei problemi alla prostata è la chiave per ridurre al minimo il rischio di sviluppare problemi seri.

E questo vale sia per un tumore alla prostata sia per l’iperplasia prostatica benigna sia per le malattie infiammatorie come la prostatite.

Iniziamo dicendo che stando alla statistiche che dopo i 50 anni di età 1 uomo su 8 può sviluppare un tumore alla prostata e che 8 uomini su 10 avranno problemi di ingrossamento della prostata.

Per questo motivo a partire dai 50 anni, o prima se ci sono stati casi di patologie in famiglia, è caldamente raccomandato di iniziare ad effettuare degli esami e delle visite di controllo per misurare la salute della prostata.

Non bisogna infatti aspettare di accusare dei sintomi, come problemi di minzione o di erezione per riferirsi ad uno specialista, perché come si dice da anni “prevenire è meglio che curare”.

Il medico specializzato nelle patologie del sistema uro-genitale è l’urologo e gli esami più comuni per valutare la presenza di patologie a carico della prostata sono la valutazione nel sangue del PSA, l’esplorazione digito-rettale (DRE), l’ecografia prostatica trans-rettale, la risonanza magnetica multiparametrica.  

In presenza di determinate evidenze potranno essere richiesti ulteriori esami, per identificare se sia presente una malattia infettiva, infiammatoria, un ingrossamento oppure un tumore.

Non ci sono dubbi sul fatto che la diagnosi precoce di una patologia alla prostata ed un tempestivo intervento su di essa sia fondamentale per evitare di sviluppare delle complicazioni importanti. Tuttavia va ricordato quanto oggi sia alto il rischio di sovra-trattamento, soprattutto quando si parla di tumore alla prostata.

L’esame cardine per la diagnosi precoce di questa malattia è il test del PSA, misurato con un semplice esame del sangue. Ma da molti anni ormai si discute sulla sua utilità come esame preliminare per il tumore alla prostata per via dell’alto numero dei risultati falsamente positivi e delle malattie clinicamente irrilevante che vengono identificate.

L’utilità del test del PSA nel percorso diagnostico del tumore alla prostata è stata messa in forte discussione, già dal suo stesso scopritore nel libro “Il grande inganno della prostata”.

E’ stato visto come in seguito al test del PSA vengano attivate molte procedure non solo inutili, ma addirittura controproducenti, in quanto generano dei costi di sanità pubblica e sono fonte di ansie, preoccupazioni e possibili complicanze post-intervento per il paziente.

Sottoporsi ad esami e visite di controllo periodiche è di fondamentale importanza, ma è sempre bene conoscere quali sono i limiti delle attuali procedure diagnostiche per effettuare delle scelte consapevoli riguardo alla propria salute.

Ad oggi non esistono ancora degli esami di screening per il tumore alla prostata, come per il tumore alla mammella o al colon (vedi https://www.osservatorionazionalescreening.it).

Sintomi dei problemi alla prostata: quanto sono specifici?

Molti uomini si rivolgono al medico solo quando compaiono sintomi urinari o genitali.

Tuttavia, è importante sapere che i sintomi legati a un problema prostatico non sono sempre specifici: nella maggior parte dei casi sono segnali molto generici, comuni a diverse condizioni, non solo a quelle della prostata.

Sintomi urinari più comuni

  • bisogno di urinare spesso, soprattutto di notte (nicturia)
  • getto urinario debole o intermittente
  • difficoltà a iniziare la minzione
  • sensazione di svuotamento incompleto della vescica
  • bruciore o dolore durante la minzione
  • urgenza urinaria improvvisa

Questi sintomi sono tipici dell’iperplasia prostatica benigna, ma possono comparire anche in caso di prostatite, infezioni delle vie urinarie o, più raramente, tumore alla prostata.

Sintomi genitali e generali

  • dolore al basso ventre, al perineo o alla zona lombare
  • dolore durante l’eiaculazione
  • calo della forza dell’eiaculazione
  • sangue nelle urine o nel liquido seminale (ematuria, emospermia)
  • disfunzione erettile

Anche questi sintomi non sono specifici. Ad esempio, il dolore e i disturbi dell’eiaculazione sono frequenti nella prostatite; la disfunzione erettile è spesso legata a fattori vascolari o metabolici; l’emospermia può derivare anche da cause benigne non prostatiche.

Il tumore della prostata dà sintomi?

Nella maggior parte dei casi, il tumore alla prostata in fase iniziale è completamente asintomatico.
Quando compaiono sintomi urinari, spesso la malattia è già avanzata e comunque si tratta di sintomi non distintivi, perché identici a quelli dell’ingrossamento benigno.

Se vuoi conoscere come funziona il nostro innovativo test delle urine per il tumore alla prostata clicca QUI.