Dal 6 al 9 novembre, Sorrento ospiterà il Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia (SIU), un appuntamento chiave per medici, ricercatori e aziende impegnate nell’innovazione nel campo della prostata, rene e vescica.
La SIU è il principale ente scientifico italiano dedicato all’urologia. Ogni anno, il Congresso Nazionale rappresenta il momento di confronto più importante per la comunità urologica, dove si discutono le ultime evidenze cliniche, si presentano nuove tecnologie e si definiscono le linee guida per il futuro della pratica medica.
Il dilemma della sorveglianza attiva per il tumore alla prostata
La sorveglianza attiva è una strategia clinica che consente di monitorare nel tempo i tumori prostatici a basso rischio, evitando trattamenti invasivi come la chirurgia o la radioterapia.
Questo approccio permette a molti uomini di preservare la qualità della vita, evitando effetti collaterali come incontinenza o disfunzione erettile.
Tuttavia, uno dei limiti principali è l’incertezza prognostica: non esiste ancora un metodo affidabile per prevedere se un tumore resterà indolente o se evolverà in una forma aggressiva.
Questa incertezza spinge molti pazienti, anche se idonei alla sorveglianza, a scegliere comunque la prostatectomia per timore di complicazioni future.
PSA e zinco nelle urine: una nuova frontiera
Durante il congresso SIU 2025 verranno presentati i risultati di uno studio sulla sorveglianza attiva, che ha coinvolto 90 pazienti con tumore alla prostata a basso rischio, monitorati per 12 mesi, presso il reparto di Urologia dell’Ospedale San Luigi di Orbassano, diretto dal Prof. Francesco Porpiglia.
Da ogni paziente entrato nel programma di sorveglianza attiva è stato raccolto un campione di urina per misurare i livelli di PSA urinario e zinco, due biomarcatori che si sono dimostrati promettenti nel distinguere tumori progressivi da quelli indolenti (fonte).
I risultati sono incoraggianti: mentre lo standard PSA nel sangue ha mostrato una capacità diagnostica quasi nulla, la combinazione di PSA urinario e zinco ha dimostrato una buona capacità di distinguere un tumore progressivo da uno indolente. Questo valore è ulteriormente migliorato quando i marcatori urinari sono stati integrati con i dati della risonanza magnetica (PIRADS).
Verso una medicina personalizzata
Questi dati suggeriscono che l’analisi di PSA e zinco nelle urine potrebbe aiutare a personalizzare il percorso terapeutico.
Identificare precocemente i tumori a rischio di progressione permetterebbe di evitare trattamenti inutili e di intervenire solo quando necessario, garantendo sicurezza oncologica e qualità della vita.
In sintesi, il test rapido delle urine potrebbe rappresentare un importante supporto nella gestione del tumore alla prostata, offrendo ai pazienti e ai medici una nuova arma per prendere decisioni più consapevoli e meno invasive.
