Articoli

Con l’ introduzione della nuova PET con PSMA si moltiplicano le possibilità di diagnosi e cura del tumore alla prostata.

Che cos’è la PET?

La PET è un esame semplice, non invasivo e sicuro in cui al paziente viene iniettato un radiofarmaco.
I radiofarmaci sono composti da una molecola di cui si vuole misurare il comportamento e da una particella radioattiva a cui questa si lega che, attraverso le radiazioni emesse, consente allo strumento di seguirne la distribuzione nell’organismo.

Ogni radiofarmaco utilizza una molecola specifica che segue una particolare via metabolica permettendo lo studio di determinate cellule tumorali.

Che cos’è la PET con PSMA?

Il PSMA (Prostate-Specific Membrane Antigen) è una proteina presente sulla superficie di alcune cellule di tumore alla prostata e può quindi essere utilizzata per distinguere una cellula sana da una tumorale.

Con questa tecnica è possibile individuare non solo le malattie primitive confinate all’organo, ma anche le malattie metastatiche.

Il PSMA viene bersagliato con un radiofarmaco in grado legarlo che una volta legato emette delle radiazioni a livello locale, permettendo quindi di individuare cellule di tumore alla prostata.

Per chi è indicata la PET con PSMA?

La PET-PSMA in teoria può essere utilizzata in tutte le fasi del tumore prostatico essendo la proteina PSMA espressa in quantità aumentate quasi esclusivamente nelle cellule cancerose di origine prostatica.
Occorre comunque fare chiarezza per le diverse fasi della malattia.

Stadiazione

Tumore della prostata diagnosticato tramite biopsia, ma non ancora trattato.  In questa fase della malattia l’utilità della PET-PSMA non è ancora stata dimostrata e il numero di studi scientifici internazionali è ancora limitato. Attualmente, la letteratura considera la Risonanza Magnetica multiparametrica la più efficace metodica di diagnostica per immagini nella stadiazione del tumore alla prostata, soprattutto in caso di forme aggressive. 

Ristadiazione

Pazienti già sottoposti a trattamento chirurgico o radioterapico in cui il PSA è salito sopra una certa soglia. Per valutare se la malattia sia ripartita nella sede originale oppure a distanza (metastasi) è necessario eseguire degli esami diagnostici per immagini che possano aiutare a identificare il numero e la sede delle precise localizzazioni del tumore della prostata in ogni paziente, per potergli suggerire una terapia mirata. Purtroppo, in questo momento, le metodiche convenzionali e cioè l’ecografia, la TC, la Risonanza Magnetica e la scintigrafia ossea hanno dimostrato una bassa accuratezza nell’identificare le localizzazioni della malattia. La PET-Colina si è dimostrata essere un esame più accurato tuttavia con risultati ancora subottimali. Poiché è preferibile iniziare un trattamento quando i valori del PSA sono ancora bassi, è indispensabile avere a disposizione una metodica di diagnostica per immagini che ci permetta di “fotografare” la malattia nelle sue fasi di iniziale ripresa.
La PET-PSMA ha dimostrato una maggiore accuratezza rispetto alla PET-Colina, soprattutto per valori di PSA bassi, rivelandosi così un utile strumento diagnostico in questa fase della malattia.

Monitoraggio di pazienti con tumore resistenti alla terapia ormonale

Nelle fasi più avanzate della malattia molti pazienti che inizialmente traggono beneficio dalla terapia ormonale sviluppano una resistenza a questi farmaci. Non sono ancora presenti dati sufficienti nella letteratura internazionale riguardo all’utilità della PET-PSMA in questo stadio della patologia. Tuttavia alcuni autori suggeriscono che la PET-PSMA può fornire utili informazioni riguardo alla risposta del paziente a determinate terapie farmacologiche e quindi potrebbe aiutare il medico nel decidere se continuare o sospendere il trattamento in corso.

Cosa mi devo aspettare dopo una PET con PSMA?

Il medico nucleare, attraverso il referto, può segnalare la presenza di una o più aree in cui il PSMA si accumula, come per esempio un linfonodo, la porzione di un osso, una parte della prostata (nel caso non sia stata asportata chirurgicamente), ecc., sospette per la presenza di cellule cancerose di origine prostatica. Sulla base del referto integrando altre informazioni cliniche del paziente, il medico specialista può proporre la terapia più indicata che sia diretta contro le aree segnalate alla PET-PSMA (radioterapia, terapia ormonale, chirurgia, ecc.) oppure consigliare ulteriori accertamenti (RM della pelvi, biopsia di un linfonodo, ecc.).

E’ importante sapere che il referto può anche non mettere in evidenza alcuna area di iperaccumulo del PSMA, nonostante sia presente una lesione. In questo caso si parla di falso negativo, ed è da imputare a una limitazione della metodica stessa.

Il PSMA infatti non è espresso da tutte le cellule di tumore alla prostata e in alcuni casi la quantità di questa molecola può non essere sufficientemente alta da essere individuata con le tecnologie attuali.

PET con PSMA per uso teranostico

La Teranostica è l’integrazione di imaging diagnostico e intervento terapeutico (Terapia + diagnostica). Un approccio diagnostico diventa teranostico quando è in grado di localizzare una condizione patologica, caratterizzarla da un punto di vista biologico e molecolare e funzionare come agente terapeutico.

Valutare la presenza e bersagliare il PSMA è una metodica che garantisce una maggiore precisione nello studio del tumore alla prostata. Marcando questa molecola le sedi di malattia metastatica possono essere individuate più precocemente, e trattate localmente con maggiore precisione.

Al momento sono in corso studi di fase 3 con PSMA marcato con il lutezio (177Lu) da impiegare a scopo terapeutico, che con ogni probabilità verrà approvato nel corso dei prossimi anni (fonte).

I risultati dello studio VISION condotto su uomini con tumore alla prostata metastatico resistente a castrazione hanno dimostrato che il trattamento con 177Lu-PSMA-617 in aggiunta alle terapie standard ha portato una riduzione del 38% del rischio di morte e del 60% del rischio di progressione della malattia rilevata radiograficamente o di morte rispetto alla terapia standard da sola.

approfondimenti:

https://www.europeanurology.com/article/S0302-2838(20)30946-5/fulltext