Articoli

Batteri legati allo sviluppo del tumore alla prostata aggressivo. E’ quanto hanno scoperto i ricercatori dell’Università dell’East Anglia analizzando le urine e il tessuto prostatico di oltre 600 uomini con e senza tumore alla prostata.

Per ora non è chiaro se i batteri siano la causa della comparsa e della progressione del tumore, ma se lo studio verrà confermato potrebbe aprirsi la possibilità di sviluppare dei test diagnostici per individuare gli uomini a rischio di malattia.

Dai risultati pubblicati sulla prestigiosa rivista European Urology Oncology emergono cinque specie batteriche maggiormente presenti negli uomini con tumore alla prostata avanzato: gli uomini che hanno una o più specie nelle urine avevano una probabilità di avere una progressione di malattia 2,6 volte maggiore rispetto ai pazienti che non avevano nessuna delle specie batteriche.

Attualmente non è possibile determinare con certezza se un tumore progredirà in una malattia aggressiva oppure crescerà lentamente. Avere a disposizione dei parametri che possano aiutare in questo potrebbe permettere di indirizzare le terapie in maniera più specifica.

Determinare inoltre se questi batteri possano essere la causa del tumore alla prostata, potrebbe permettere di utilizzare terapie antibiotiche mirate per ridurre il rischio di sviluppare la malattia. E’ ciò che sperano gli autori dello studio, anche se ulteriori ricerche saranno necessarie per chiarire questo aspetto.

Nonostante l’incidenza e la mortalità del tumore alla prostata stiano gradualmente diminuendo negli ultimi anni, questa patologia rappresenta ancora una delle principali cause di morte per tumori nel mondo.

L’insorgenza e lo sviluppo del cancro alla prostata sono influenzati dalla etnia, dalla storia familiare, dal microambiente e da altri fattori.

Negli ultimi decenni, sempre più studi hanno confermato che la microflora prostatica nel microambiente tumorale può svolgere un ruolo importante nell’insorgenza, nello sviluppo e nella prognosi del tumore alla prostata. I microrganismi e i loro metaboliti possono influenzare la presenza e la metastasi delle cellule tumorali o regolare la sorveglianza immunitaria antitumorale.


Le cause del tumore alla prostata non sono ancora del tutto chiare e un gruppo di ricercatori ha provato a cercare risposte nel microbiota.

Ma cosa è il microbiota? 

Il microbiota è l’insieme dei microrganismi che vivono nel nostro corpo, nell’intestino, nella bocca, sulla pelle in mezzo ai capelli, ecc.

Ed include anche la popolazione di batteri meno studiata che vive nel liquido prostatico.

Una ricerca, recentemente pubblicata su Prostate Cancer and Prostatic Diseaseha cercato di fare il punto sui meccanismi diretti e indiretti che supportano il ruolo del microbiota nel rischio di sviluppare un tumore alla prostata ma anche nel determinarne la progressione e la risposta terapeutica.

Cosa è emerso da questo studio?

Interazioni dirette fra microbiota e tumore alla prostata

Le infezioni alla prostata (prostatite) causate da determinati patogeni causa l’insorgenza di infiammazione cronica, condizione comune nell’età adulta e positivamente correlata a un aumentato rischio di tumore.

Recenti evidenze hanno dimostrato come il microbiota del tratto urinario sia implicato nell’infiammazione della prostata e nell’eventuale insorgenza tumorale soprattutto a causa della sua prossimità anatomica e delle potenzialità del tratto urinario di fungere come veicolo di trasporto per la contaminazione da parte di microrganismi esterni.

Il microbiota urinario ha inoltre dimostrato di avere caratteristiche peculiari che lo distinguono da quello cutaneo delle zone genitali adiacenti e di essere sostanzialmente differente tra maschi e femmine.

Nel dettaglio, il microbiota urinario maschile è risultato formato prevalentemente da Corynebacterium, Staphylococcus, Streptococcus, Anaerococcous, Finegoldia, Lactobacillus, Peptoniphilus, Enterobacteriaceae, Pseudomonas, Actinobaculum, Gammaproteobacter, Actinomyces Gardnerella. Interessante notare come in parte vada a modificarsi con l’età. I generi Anaerophaga e Azospira sono infatti risultati presenti in uomini over 70.

La localizzazione spaziale del microbiota urinario è tuttavia oggi ancora carente di informazioni. Ulteriori approfondimenti saranno perciò necessari per verificare questa ipotesi.  

Interazioni indirette tra microbiota e tumore alla prostata

Sempre più studi dimostrano come il microbiota gastrointestinale sia in grado di influenzare i fattori immunitari nel microambiente tumorale e la risposta a chemioterapia o immunoterapia.

L’alterazione della componente batterica (disbiosi) di una specifica regione anatomica non si limita a portare conseguenze in situ. Ad esempio, lo sbilanciamento a favore della produzione di molecole pro-infiammatorie dovuto a disbiosi intestinale può comportare la diffusione di questi molecole con insorgenza di infiammazione sistemica colpendo vari organi, prostata inclusa.

È stato inoltre visto, come il microbiota gastrointestinale di soggetti con tumore alla prostata sia notevolmente differente da quello di uomini sani.

Anche il microbiota orale, se alterato ad esempio in presenza di periodontiti, può rappresentare una possibile fonte di infiammazione sistemica.

Il microbiota e i livelli ormonali sistemici

Determinati batteri in sede gastrointestinale sono in grado di metabolizzare i precursori degli ormoni estrogeni e/o androgeni oltre che catabolizzare i prodotti ormonali finali andando perciò a influenzare i loro livelli in circolo.

Considerando come gli estrogeni incrementino il rischio di cancro alla prostata, un aumento di espressione dei ceppi implicati nella loro produzione predispone l’individuo all’insorgenza del tumore.

Gli androgeni invece sono ormoni fondamentali nella crescita e normale sopravvivenza delle cellule prostatiche. In condizioni neoplastiche, si tende a ridurre il livello di questi ormoni in modo da limitare la proliferazione incontrollata delle cellule cancerose e quindi la progressione tumorale. Tuttavia, la capacità da parte di alcune specie del microbiota gastrointestinale di condizionarne i livelli attraverso una produzione più o meno accentuata può compromettere l’efficacia della terapia.

Di contro, anche lo stesso microbiota può risentire di cambiamenti ormonali.

Il microbiota orale e la salute della prostata

Anche il microbiota orale è implicato nella salute della prostata, non solo per la potenzialità di dare infiammazione sistemica, ma anche per la capacità di alcuni patogeni del cavo orale di colonizzare nello specifico la prostata. Nelle secrezioni prostatiche di pazienti con prostatite cronica o iperplasia prostatica benigna e, simultaneamente, periodontite, sono stati riscontrati infatti batteri caratteristici della placca dentale. Inoltre, soggetti con disturbi periodontali e una prostatite da moderata a severa hanno dimostrato livelli di PSA maggiori rispetto a soggetti senza alterazioni della componente batterica orale.

In conclusione, questa revisione, benché comprensiva di pochi studi a causa della loro generale carenza in letteratura, sottolinea delinea quindi un quadro complesso e ancora da approfondire basato su interconnessioni microbiota-prostata a vari livelli e in entrambe le direzioni che necessità perciò di ulteriori studi e dimostrazioni.

Sia dentro che fuori, il nostro corpo è popolato da una vasta gamma di microrganismi, funghi, virus, ma soprattutto batteri. Ma una volta, i microbi non erano pericolosi?

Alcuni di loro sì, ma altri invece svolgono delle funzioni molto importanti per il nostro corpo: aiutano le funzioni del sistema immunitario, scompongono alcuni nutrienti rendendoli disponibili alle nostre cellule e prevengono la colonizzazione da parte di microbi dannosi. 

La maggior parte dei microbi che fanno bene, risiedono nell’intestino e costituiscono la cosiddetta “flora intestinale”. Da dove arrivano i microbi intestinali? Il primo incontro con questi batteri avviene già al momento della nascita, attraverso il canale del parto. E questo primo contatto sembra essere estremamente importante: è stato infatti osservato che i bambini nati da taglio cesareo hanno un rischio più elevato di sviluppare patologie diverse tra cui l’asma e il diabete di tipo 1 (fonte).

La nostra flora intestinale cambia rapidamente nel nostro primo o secondo anno di vita, modellata dai microbi del latte materno, dell’ambiente e altri fattori, e si stabilizza intorno ai tre anni. Ma il nostro ambiente, la nostra dieta, lo stress e i farmaci che prendiamo, come gli antibiotici, hanno un forte impatto sulla flora batterica (o microbioma) durante la nostra vita.

Ma quanti sono i microbi che abitano il nostro corpo? In un individuo adulto le cellule microbiche sono 10 volte superiori a quelle del proprio corpo. Siamo più batteri che umani! Questo aspetto ci deve ricordare che il nostro corpo è cresciuto in stretto contatto con questi microbi. Loro si sono adattati a noi e noi ci siamo adattati a loro.

E’ quindi chiaro che una perturbazione del nostro microbioma si rifletterà sulla nostra salute. Negli ultimi anni modificazioni del microbioma, in particolare, sono state associate a una grande varietà di malattie e condizioni, dal diabete all’autismo e dall’ansia all’obesità. Il microbioma intestinale è stato anche collegato al modo in cui gli individui rispondono a determinati farmaci, compreso il modo in cui i pazienti oncologici rispondono alla chemioterapia.

Inoltre, ci sono prove a supporto del concetto che la rottura dell’equilibrio del microbioma (o disbiosi) intestinale possa contribuire allo sviluppo dei tumori. In particolare, è stata osservata un’associazione tra cicli ripetuti di antibiotici e lo sviluppo di diversi tipi di tumori.  E’ attualmente argomento di studio comprendere i meccanismi attraverso i quali la disbiosi possa influenzare la comparsa e la crescita del tumore (fonte). Il consiglio generale è di cercare di tenere sempre in salute la propria flora.

A questo proposito entrano in gioco i prebiotici e probiotici: i primi sono sostanze che aiutano i microbi utili a prosperare, mentre i secondi sono i microbi stessi che si ritiene siano utili per la salute, come le specie Lactobacillus e Bifidobacterium. Sia i prebiotici che i probiotici si trovano negli alimenti naturalmente fermentati o possono essere presi come integratori.

Tuttavia ci sono ancora poche informazioni su quali dovrebbero essere utilizzati dai singoli individui, per una situazione particolare, e se possono apportare benefici a persone sane, come prevenire le malattie. Esiste comunque qualche evidenza sul fatto che i probiotici possano dare dei benefici nei soggetti che stanno seguendo una terapia antibiotica.

Ovviamente un dieta bilanciata, quale la dieta mediterranea, sembra essere la scelta migliore. Infatti diversi studi clinici sono attualmente in corso per dimostrare gli effetti di una determinata dieta sulla flora intestinale e quindi sulla salute delle persone.