Andare in bicicletta fa male alla prostata?

Il legame tra bicicletta e problemi di prostata è sempre molto dibattuto. È noto che in sport come il ciclismo, l’equitazione o l’andare in moto, la prostata venga continuamente e ripetutamente sollecitata. Per il ciclismo è stato visto che la compressione è più localizzata rispetto agli altri sport “sedentari”, concentrando quindi le sollecitazioni nell’area adiacente alla prostata. Tuttavia, cambiando semplicemente la posizione di seduta o alzandosi dalla sella, gli effetti delle compressioni vengono quasi annullati.

Sulla correlazione tra bicicletta e patologie prostatiche le informazioni che si possono trovare nella letteratura scientifica sembrano essere in qualche modo discordanti.

Uno studio pubblicato qualche anno fa sulla rivista European Urology (fonte), ha cercato di fare una summa degli studi fatti a questo proposito e ha evidenziato come alcune patologie del sistema urogenitale fossero abbastanza frequenti nelle persone che abitualmente usavano la bicicletta.

Recentemente però, alcuni ricercatori dell’University College London Medical School hanno effettuato uno studio (fonte) in cui sono stati coinvolti un gruppo di uomini che praticava ciclismo e un gruppo che non faceva attività sportiva. Dopo mesi di osservazione hanno visto che non esiste nessuna correlazione tra l’uso della bicicletta e lo sviluppo di problemi alla prostata.

Da segnalare che seppur non ci fosse validità statistica, nel gruppo dei ciclisti si è riscontrata una percentuale di problemi prostatici maggiore di quella dei sedentari. Cosa vuol dire? Semplice: i ciclisti (come gli sportivi in generale) sono più attenti alla salute e si curano di più, si sottopongono più spesso a controlli medici e quindi la probabilità di scoprire patologie prostatiche è maggiore.

Ma quindi l’uso della bicicletta fa male o no alla prostata?

In definitiva sembrerebbe di no. Basta guardare il fatto che le patologie prostatiche non sono più frequenti nei ciclisti professionisti rispetto a quelli amatoriali. Anzi. Sembra addirittura il contrario! I problemi di prostata (come ingrossamento o infiammazione) sono una situazione abbastanza comune negli uomini sopra i 45–50 anni, per via lavori sedentari, stili di vita, ecc. E i ciclisti amatoriali hanno mediamente un’età superiore agli sportivi.

Non è quindi il caso di rinunciare alla bicicletta per evitare di andare incontro a problemi alla prostata. Una cosa utile può essere quello di valutare bene la posizione che teniamo sulla sella e la sella stessa.

Usando il tatto, nella zona dei glutei dovremmo riuscire a sentire delle protuberanze ossee del bacino, chiamate tuberosità ischiatiche. Se si è correttamente seduti sulla sella o, meglio, se la sella è adatta alla conformazione del nostro bacino, la zona perineale dovrebbe solo sfiorare la sella, senza appoggiarsi con tutto il peso, per non essere compressa.

Dato che la distanza fra le due tuberosità ischiatiche non è identica in tutti gli individui, non esiste una sella che sia adatta per tutti.

Provare la sella prima di acquistarla, esattamente come si fa per un vestito, è l’unico metodo che può aiutare alla scelta più idonea alla propria esigenza.

Ma non fatevi ingannare: una sella morbida non è quasi mai una scelta corretta. La sella deve essere rigida e indeformabile per essere adatta alla propria conformazione.

In conclusione, l’uso prolungato della bicicletta non sembra quindi essere la causa dei problemi di prostata, ma è molto probabilmente qualcosa da evitare se questi problemi ci sono già.

Il consiglio è quello di effettuare dei controlli saltuari della prostata già a partire dai 40 anni e non sottovalutare i segnali che il nostro ci manda, soprattutto quando pratichiamo attività fisica.

Bere tanta acqua fa sempre bene alla salute?

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Quante volte abbiamo sentito che bisogna bere almeno due litri d’acqua al giorno?

Ormai lo sappiamo tutti! In realtà questa convinzione deriva da uno sbagliato modo di tramandare una raccomandazione del Food and Nutrition Board del 1945 secondo cui le persone avrebbero bisogno di circa 2,5 litri di acqua al giorno.

In realtà, questa raccomandazione parlava anche del fatto che buona parte di questa quantità d’acqua è contenuta nei cibi che mangiamo. L’acqua è presente nella frutta, nella verdura, nel caffè, nella birra, nel tè… Ovviamente l’acqua pura resta la miglior fonte, essendo acqua al 100%, ma non è certamente l’unica via di idratazione.

Un punto importante da ricordare è che questi fantomatici “2 litri” rappresentano un valore medio abbastanza grossolano.

La realtà è che il nostro corpo deve reintrodurre la stessa quantità di liquidi che ha perso durante la giornata. E per calcolare quanta acqua espelliamo non basta misurare quanta plinplin abbiamo fatto. Il nostro corpo, infatti, perde acqua anche con la sudorazione e con la respirazione.

Quindi come facciamo a sapere esattamente quanta acqua bere? Non bisognerebbe preoccuparsi di non aver mai sete. Basta ascoltare il proprio corpo. Il nostro organismo è infatti programmato per segnalarci di bere molto prima che di andare incontro ad una vera e propria disidratazione.

Però lo sappiamo tutti che l’acqua “fa bene”, quindi nel dubbio possiamo berne comunque tanta?

Contrariamente a quello che si può sentire, non c’è alcuna prova scientifica che bere acqua in più abbia benefici per la salute per una persona sana. Ad esempio, alcuni studi non sono riusciti a dimostrare che bere più acqua mantenga la pelle idratata e faccia alleviare le rughe.

Altri studi, non hanno trovato nell’aumentata assunzione di liquidi nessun beneficio a livello di mortalità, di salute in generale, o di funzionalità renale fatta eccezione per la prevenzione dei calcoli renali in persone che li avevano già avuti.

Con l’arrivo del caldo, ogni anno i telegiornali ci bombardano con servizi minacciosi in cui ci invitano in maniera indiscriminata a bere. Come detto, sopra la cosa migliore è ascoltare il proprio corpo e dargli abbastanza liquidi per svolgere le normali attività di tutti i giorni: questo significa che restare idratato.

Possiamo accorgerci si andare incontro a disidratazione da segnali molto semplici, come debolezza, bassa pressione sanguigna, capogiri, confusione o urina di colore scuro.

È anche importante ricordare che i nostri meccanismi della sete perdono sensibilità quando abbiamo più di 60 anni. Con l’avanzare dell’età, potrebbe essere quindi necessario stare più attenti alle nostre abitudini di consumo di liquidi per rimanere idratati.

La maggior parte degli esperti concorda sul fatto che i nostri requisiti di fluidi variano a seconda dell’età, delle dimensioni del corpo, del genere, dell’ambiente e del livello di attività fisica della persona.

Sul sito della Comunità Europea (fonte) è possibile trovare alcune linee guida e alcuni numeri legati al consumo e al fabbisogno di acqua di ogni individuo.

Ricordando sempre che si tratta di linee guida e non di regole.

I problemi di erezione possono essere dei campanelli d’allarme per il tumore alla prostata

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Il tumore alla prostata è una malattia che nella maggior parte dei casi non dà sintomi evidenti nelle sue fasi iniziali. Esistono però alcuni segnali che dovrebbero essere presi in considerazione come dei campanelli d’allarme. E’ quindi molto importante imparare ad ascoltare il proprio corpo.

Il tumore è una situazione in cui l’architettura e poi la funzionalità di un organo vengono piano piano compromessi. La funzione principale della prostata è quella di produrre il liquido seminale, ovvero la parte dello sperma volto a nutrire e veicolare gli spermatozoi. Inoltre grazie a dei fasci muscolari, la prostata controlla il flusso di urina e regola l’erezione del pene.

La prostata di molti uomini diventa più grande quando invecchia a causa di una condizione chiamata ipertrofia benigna. Questa condizione è comune negli uomini di età superiore ai 50 anni e abbastanza rara negli uomini più giovani.

Questa trasformazione strutturale comporta dei cambiamenti anche nella funzionalità della prostata: è molto comune, infatti, che uomini affetti da questa patologia abbiano problemi ad urinare.

Secondo l’American Cancer Society, i tumori della prostata più avanzati a volte causano sintomi, come problemi di minzione, sangue nelle urine o nello sperma, ma anche difficoltà a ottenere un’erezione.

La disfunzione erettile, anche conosciuta come impotenza, è l’incapacità di ottenere o mantenere un’erezione per il tempo necessario a completare un rapporto sessuale. È una condizione molto comune, sempre più frequente all’aumentare dell’età, che interessa circa il 50% degli uomini tra 40 e 70 anni.

Tuttavia, da uno studio è emerso che gli uomini con una disfunzione erettile hanno mediamente un rischio circa 1.24 volte maggiore di sviluppare un tumore alla prostata rispetto agli uomini con erezione normale. Il rischio aumenta all’aumentare dell’età, nei soggetti fumatori e negli uomini in sovrappeso.

Ovviamente sono necessarie ulteriori ricerche per chiarire il legame tra disfunzione erettile e tumore alla prostata.

Non appena  un uomo si dovesse accorgere di avere questi sintomi dovrebbe parlarne con il proprio medico, ricordando che se un tumore alla prostata viene diagnosticato in una fase precoce è altamente curabile nel 90% dei casi.

In ogni caso, è sempre meglio non trascurare i problemi che interessano la sfera sessuale per mantenere una buona qualità della vita.

Referenza: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5581061/