Bere tanta acqua fa sempre bene alla salute?

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Quante volte abbiamo sentito che bisogna bere almeno due litri d’acqua al giorno?

Ormai lo sappiamo tutti! In realtà questa convinzione deriva da uno sbagliato modo di tramandare una raccomandazione del Food and Nutrition Board del 1945 secondo cui le persone avrebbero bisogno di circa 2,5 litri di acqua al giorno.

In realtà, questa raccomandazione parlava anche del fatto che buona parte di questa quantità d’acqua è contenuta nei cibi che mangiamo. L’acqua è presente nella frutta, nella verdura, nel caffè, nella birra, nel tè… Ovviamente l’acqua pura resta la miglior fonte, essendo acqua al 100%, ma non è certamente l’unica via di idratazione.

Un punto importante da ricordare è che questi fantomatici “2 litri” rappresentano un valore medio abbastanza grossolano.

La realtà è che il nostro corpo deve reintrodurre la stessa quantità di liquidi che ha perso durante la giornata. E per calcolare quanta acqua espelliamo non basta misurare quanta plinplin abbiamo fatto. Il nostro corpo, infatti, perde acqua anche con la sudorazione e con la respirazione.

Quindi come facciamo a sapere esattamente quanta acqua bere? Non bisognerebbe preoccuparsi di non aver mai sete. Basta ascoltare il proprio corpo. Il nostro organismo è infatti programmato per segnalarci di bere molto prima che di andare incontro ad una vera e propria disidratazione.

Però lo sappiamo tutti che l’acqua “fa bene”, quindi nel dubbio possiamo berne comunque tanta?

Contrariamente a quello che si può sentire, non c’è alcuna prova scientifica che bere acqua in più abbia benefici per la salute per una persona sana. Ad esempio, alcuni studi non sono riusciti a dimostrare che bere più acqua mantenga la pelle idratata e faccia alleviare le rughe.

Altri studi, non hanno trovato nell’aumentata assunzione di liquidi nessun beneficio a livello di mortalità, di salute in generale, o di funzionalità renale fatta eccezione per la prevenzione dei calcoli renali in persone che li avevano già avuti.

Con l’arrivo del caldo, ogni anno i telegiornali ci bombardano con servizi minacciosi in cui ci invitano in maniera indiscriminata a bere. Come detto, sopra la cosa migliore è ascoltare il proprio corpo e dargli abbastanza liquidi per svolgere le normali attività di tutti i giorni: questo significa che restare idratato.

Possiamo accorgerci si andare incontro a disidratazione da segnali molto semplici, come debolezza, bassa pressione sanguigna, capogiri, confusione o urina di colore scuro.

È anche importante ricordare che i nostri meccanismi della sete perdono sensibilità quando abbiamo più di 60 anni. Con l’avanzare dell’età, potrebbe essere quindi necessario stare più attenti alle nostre abitudini di consumo di liquidi per rimanere idratati.

La maggior parte degli esperti concorda sul fatto che i nostri requisiti di fluidi variano a seconda dell’età, delle dimensioni del corpo, del genere, dell’ambiente e del livello di attività fisica della persona.

Sul sito della Comunità Europea (fonte) è possibile trovare alcune linee guida e alcuni numeri legati al consumo e al fabbisogno di acqua di ogni individuo.

Ricordando sempre che si tratta di linee guida e non di regole.

I pomodori fanno bene alla prostata

LASCIATE CHE I POMODORI SIANO LA VOSTRA MEDICINA (semicit.)

I pomodori sono tra gli alimenti base della nostra dieta mediterranea. Sono molto gustosi sia crudi sia cotti, ma spesso sottovalutiamo che facciano anche molto bene, soprattutto per la prostata.

I pomodori sono ricchissimi di una molecola chiamata licopene, un pigmento naturale che si trova in diversi frutti (come albicocche e anguria) e vegetali, dotato di notevoli proprietà antiossidanti.

Il licopene abbonda in modo particolare nel pomodoro maturo. La polpa ne contiene mediamente 11 mg su 100 g e la buccia addirittura più di 50 mg. Il licopene della buccia cruda è, però, meno biodisponibile (ovvero, utilizzabile dal nostro organismo) rispetto a quello della polpa.

I livelli di licopene contenuti dipendono dal grado di maturazione del pomodoro. E’ stato calcolato infatti che in pomodori rossi sono presenti concentrazioni mediamente doppie rispetto alle varietà gialle.

Inoltre la biodisponibilità del composto sembra essere più elevata nei prodotti trattati termicamente, come ad esempio salse di pomodoro, rispetto ai prodotti crudi.

Recentemente si sono diffuse varietà di pomodoro dal colore molto scuro, tendente al nero. Il pomodoro nero di Crimea o il pomodoro Sun Black (ottenuto incrociando naturalmente pomodori scuri) sono tra le varietà a più alto contenuto di licopene.

Gli effetti benefici del licopene sulla salute della prostata sono noti da tempo e nel corso degli anni ne sono stati studiati gli effetti a livello clinico.

Studi di popolazione hanno evidenziato che il consumo di alimenti ricchi di licopene possa essere in grado di ridurre il rischio di sviluppare un tumore alla prostata.

In uno studio è stato inoltre osservato che una dieta ricca di licopene (es. pomodori crudi e cotti) possa ridurre il rischio di sviluppare la malattia anche in uomini che hanno avuto casi in famiglia di tumore alla prostata.

STUDI CLINICI IN PREVENZIONE

Un piccolo gruppo di uomini con una diagnosi di HGPIN ha ricevuto per 2 anni licopene come supplemento alla dieta, mentre un altro gruppo di soggetti con la stessa diagnosi ha seguito una dieta “normale”.

A distanza di tempo il numero di HGPIN che si era evoluto in un tumore alla prostata era molto più basso nei soggetti che avevano assunto licopene rispetto al controllo.

STUDI CLINICI IN CURA

Diversi trial clinici hanno evidenziato effetti positivi sulla crescita tumorale. In particolare, alcuni uomini candidati all’asportazione chirurgica della prostata hanno consumato piatti contenenti salsa di pomodoro per 3 settimane prima dell’intervento.

In questi soggetti si è osservato un maggior numero di cellule tumorali morte all’interno della massa rispetto ai soggetti di controllo.

Da queste evidenze si evince che includere alimenti ricchi di licopene nella propria nutrizione possa ridurre il rischio di sviluppare un tumore alla prostata e potenzialmente di rallentarne la crescita anche in fasi conclamate.

referenza: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK83984/