Metodi, esami e test che vengono eseguiti per controllare la salute della prostata

Batteri legati allo sviluppo del tumore alla prostata aggressivo. E’ quanto hanno scoperto i ricercatori dell’Università dell’East Anglia analizzando le urine e il tessuto prostatico di oltre 600 uomini con e senza tumore alla prostata.

Per ora non è chiaro se i batteri siano la causa della comparsa e della progressione del tumore, ma se lo studio verrà confermato potrebbe aprirsi la possibilità di sviluppare dei test diagnostici per individuare gli uomini a rischio di malattia.

Dai risultati pubblicati sulla prestigiosa rivista European Urology Oncology emergono cinque specie batteriche maggiormente presenti negli uomini con tumore alla prostata avanzato: gli uomini che hanno una o più specie nelle urine avevano una probabilità di avere una progressione di malattia 2,6 volte maggiore rispetto ai pazienti che non avevano nessuna delle specie batteriche.

Attualmente non è possibile determinare con certezza se un tumore progredirà in una malattia aggressiva oppure crescerà lentamente. Avere a disposizione dei parametri che possano aiutare in questo potrebbe permettere di indirizzare le terapie in maniera più specifica.

Determinare inoltre se questi batteri possano essere la causa del tumore alla prostata, potrebbe permettere di utilizzare terapie antibiotiche mirate per ridurre il rischio di sviluppare la malattia. E’ ciò che sperano gli autori dello studio, anche se ulteriori ricerche saranno necessarie per chiarire questo aspetto.

Nonostante l’incidenza e la mortalità del tumore alla prostata stiano gradualmente diminuendo negli ultimi anni, questa patologia rappresenta ancora una delle principali cause di morte per tumori nel mondo.

L’insorgenza e lo sviluppo del cancro alla prostata sono influenzati dalla etnia, dalla storia familiare, dal microambiente e da altri fattori.

Negli ultimi decenni, sempre più studi hanno confermato che la microflora prostatica nel microambiente tumorale può svolgere un ruolo importante nell’insorgenza, nello sviluppo e nella prognosi del tumore alla prostata. I microrganismi e i loro metaboliti possono influenzare la presenza e la metastasi delle cellule tumorali o regolare la sorveglianza immunitaria antitumorale.

Il sangue nello sperma (emospermia o ematospermia) è sempre un campanello di allarme, ma nella maggior parte dei casi è dovuto ad una patologia benigna.

Più comunemente, il sangue nello sperma è una conseguenza di infezioni di basso grado o infiammazioni delle vescicole seminali o della prostata.

Lo sperma è una sostanza viscosa, formato da una parte cellulare (spermatozoi, prodotti dai testicoli) e una parte liquida prodotta da prostata, vescichette seminali, vie spermatiche e ghiandole di Cowper.

Il sangue nello sperma può quindi derivare da tutte queste zone dell’apparato urogenitale maschile.

La presenza di sangue nello sperma è facilmente riscontrabile dal colore rossastro dell’eiaculato e solitamente non è accompagnato da dolore.

Il sangue nello sperma non è normale, ma non è un evento così raro. E’ solitamente una situazione secondaria ad una patologia infettiva o infiammatoria; tuttavia, in alcuni pazienti, l’emospermia può essere il primo indicatore di altre malattie urologiche o disturbi sistemici.

Quali Sono le Cause del Sangue nello Sperma?

Il sangue nello sperma può essere dovuto ad una infezione, infiammazione, o un danneggiamento in qualsiasi parte del sistema riproduttivo maschile, dai testicoli, alle vescicole seminali, alla prostata.

Il sangue nello sperma può essere associato a:

Più raramente, la presenza di sangue nello sperma è conseguenza di:

  • tumore alla prostata;
  • Tumori delle vescichette seminali o dei testicoli;
  • ostruzione o traumi in ogni parte del sistema riproduttivo

La presenza di sangue dello sperma associata a dolore a livello uretrale può dipendere da malattia trasmissibili sessualmente, come Chlamydia, Herpes genitale, Gonorrea.

Il sangue nello sperma può verificarsi comunemente in seguito all’esecuzione di una biopsia prostatica, per poi sparire entro qualche giorno.

Quando devo preoccuparmi?

Anche se si tratta di un evento isolato, il sangue nello sperma deve essere considerato come un campanello d’allarme per un confronto con il proprio medico e poi eventualmente con uno specialista per risalire alle possibili cause.

E’ bene non indugiare nel consultare un medico soprattutto quando il sangue nello sperma si riscontra per diverse settimane e soprattutto se si avverte dolore alle vie urinarie.

Solitamente nei soggetti con età inferiore ai 40 anni si tratta principalmente di infezioni urogenitali che possono essere trattate adeguatamente se correttamente diagnosticate.

Il tumore alla prostata è la malattia oncologica più diffusa nel sesso maschile e ad oggi l’unico metodo per effettuare una diagnosi è la biopsia prostatica.

La biopsia della prostata è una procedura in cui tramite un ago vengono prelevati piccoli campioni di tessuto dalla ghiandola, chiamati frustoli. I campioni prelevati vengono esaminati al microscopio da un medico anatomo-patologo per verificare la presenza di cellule tumorali. Nel caso in cui siano presenti cellule tumorali il patologo dovrà anche verificare quanto siano trasformate rispetto ad una cellula sana, per determinare una probabile aggressività della malattia.

Attualmente l’indicazione a sottoporsi ad una biopsia prostatica dipende da diversi fattori, che devono essere messi in relazione dal medico urologo.

In base all’età, al valore del PSA, all’esito della visita urologica e dell’esplorazione rettale ed eventualmente della risonanza magnetica multiparametrica il medico potrà definire se il suo paziente necessiti di effettuare una biopsia per confermare o meno il sospetto di un tumore alla prostata.

Preparazione alla biopsia prostatica

La biopsia prostatica, come tutte le procedure chirurgiche, richiede un’attenta preparazione del paziente.

Gli esami ematochimici e nello specifico la valutazione della coagulazione devono essere eseguiti prima della biopsia, per valutare il rischio di sanguinamento durante e dopo la procedura. Nel caso di pazienti che assumono una terapia antiaggregante (come la Cardioaspirina) o una terapia anticoagulante, questa andrebbe sospesa diversi giorni prima dalla biopsia e ripristinata a distanza di almeno 12 ore dal termine della procedura.

Nel caso di pazienti con patologie sistemiche ed elevato rischio trombotico, si richiede una consulenza specialistica che identifica il trattamento più appropriato.

Esiste inoltre il rischio di infezioni, che viene affrontato assumendo una terapia antibiotica solitamente a partire dalle 24 ore precedente alla biopsia fino a qualche giorno dopo.

Come viene eseguita la biopsia?

La biopsia prostatica viene eseguita in regime ambulatoriale e più spesso di day-hospital, per monitorare il paziente nel caso in cui dovessero presentarsi complicanze precoci.

Il paziente viene posizionato su un fianco con gambe piegate oppure supino a gambe divaricate.

Il medico procede con l’esplorazione digito-rettale e introduce una sonda ecografica trans-rettale; con l’ecografia si individuano le aree sospette in cui andare a prelevare i campioni di tessuto con l’ago.

Recentemente grazie alla tecnologia della risonanza magnetica è stata introdotta la biopsia a fusione di immagini (o biopsia fusion, o biopsia mirata) che permette di fondere insieme i risultati di risonanza ed ecografia permettendo di andare a prelevare i campioni nelle aree altamente sospette, riducendo il rischio di falsi negativi.

Solitamente vengono prelevati 12 campioni bioptici ed inviati immediatamente dopo ai laboratori di anatomia patologica per effettuare l’analisi del tessuto.

La biopsia prostatica fa male?

Il prelievo dei campioni di tessuto richiede circa 20 minuti e viene eseguito in anestesia locale per renderla indolore.

Anche con l’anestesia è possibile avvertire un leggero dolore sia durante la procedura sia in seguito, che può essere controllato con una terapia analgesica, come il paracetamolo.

Subito dopo la procedura è possibile accusare sintomi come malessere generalizzato, astemia, nausea, tachicardia. Nei giorni seguenti è possibile che salga la febbre, si continui ad avvertire dolore o che si osservino sangue nelle urine, nello sperma o nelle feci.

Questi ultimi sono sintomi normali in seguito alla procedura, ma è opportuno contattare il proprio medico se questi dovessero protrarsi nel tempo.

Possibili effetti collaterali

In circa il 10% dei casi è possibile che in seguito alla biopsia prostatica si manifestino delle complicanze anche gravi.

Tra queste:

  • Emorragia
  • Infezione
  • Ritenzione urinaria
  • Problemi di erezione (transienti)

In questi casi sarà necessario un ricovero presso il reparto specifico in base al problema.

fonti: AIRC

Quando il risultato del test del PSA è un valore alto potrebbe essere un campanello di allarme. Potrebbe essere il segno di un tumore alla prostata, ma anche di un ingrossamento, o di una prostatite, o può essere la conseguenza dell’uso della bicicletta, oppure abbiamo fatto sesso la sera prima.

L’antigene prostatico specifico, o PSA, è una proteina fisiologicamente prodotta dalla ghiandola prostatica. Quando la prostata viene sollecitata, da uno stimolo, da una pressione o da una situazione patologica il PSA fuoriesce in maggiori quantità e finisce nel sangue.

Fino a qualche anno fa una quantità di PSA nel sangue oltre i 4 ng/mL veniva considerato alto e nella maggior pare dei casi avrebbe portato l’uomo a sottoporsi ad una biopsia della prostata.

Oggi prima di prescrivere l’esecuzione di una biopsia insieme al test del PSA viene considerata l’età del paziente, la salute generale, la storia familiare, l’aspettativa di vita e in molti casi, quando il dubbio non è sciolto, può essere richiesta una risonanza magnetica multiparametrica.

Un singolo test del PSA ormai non è più considerato come un indicatore della probabilità di avere un tumore alla prostata, ma viene solitamente misurato più volte per valutare se ci sia un aumento costante nel tempo.

Questo perchè è stato visto che, di base, ogni uomo può avere un diverso valore di PSA “normale” e quindi non è possibile stabilire un valore “alto” in maniera universale.

Infatti, a prescindere dall’età la probabilità di avere una tumore alla prostata è:

  • 10%, con un PSA sotto 4 ng/ml
  • 25%, con un PSA tra 4 e 10 ng/ml
  • 50%, con un PSA sopra 10 ng/ml

In conclusione, un valore di PSA alto non deve necessariamente allarmare, ma non deve essere trascurato. Deve sempre essere contestualizzato e interpretato dal medico o dall’urologo unitamente ad altri parametri come età, la presenza di altri casi di tumore alla prostata in famiglia, esame oggettivo.

Cosa fare con un PSA alto anche dopo una biopsia negativa?

Come scritto in precedenza, un valore elevato di PSA può essere la conseguenza di molti eventi, diversi da un tumore. La biopsia viene eseguita per confermare o smentire il sospetto di un tumore alla prostata, ma in alcuni casi la biopsia può “mancare” le cellule tumorali.

In presenza di un valore di PSA costantemente alto (o in continua crescita) e una biopsia prostatica negativa bisogna cercare di capire quali possano essere le cause, e se il dubbio permane sottoporsi ad una biopsia mirata.

La biopsia prostatica è l’unico modo per diagnosticare un tumore alla prostata. Tuttavia in alcuni casi può non essere in grado di individuare la malattia.

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Molte strutture ospedaliere offrono strumenti diagnostici all’avanguardia per il tumore alla prostata, una di queste è la biopsia prostatica guidata a fusione di immagini, o biopsia fusion, che combina le immagini ottenute tramite risonanza magnetica (MRI) con gli ultrasuoni.

Si tratta di un metodo altamente efficace che permette di effettuare le biopsie alla prostata in maniera più precisa.

I pazienti vengono prima sottoposti a una risonanza magnetica della prostata, per identificare eventuali aree sospette. Durante la biopsia, le immagini della risonanza magnetica vengono fuse in tempo reale con le immagini della biopsia prostatica ecoguidata. Questa combinazione simultanea di immagini guida il medico con maggiore precisione durante la biopsia per visualizzare e valutare le aree dubbie.

Le immagini combinate consentono ai medici di differenziare meglio le cellule sospette dal tessuto prostatico sano e di ottenere una visione più chiara delle zone in cui vengono fatti i prelievi.

Questa maggiore precisione rispetto alla biopsia prostatica tradizionale permette di raccogliere un minor numero di prelievi biotici, riducendo il rischio di complicanze (ematuria, infezioni delle vie urinarie, disfunzione erettile) e di aumentare la sensibilità nella diagnosi di tumori aggressivi.

Chi può sottoporsi alla biopsia prostatica fusion? 

I pazienti sottoposti a risonanza magnetica multiparametrica della prostata che hanno avuto un riscontro di zone sospette per processi tumorali sono candidati alla biopsia prostatica fusion.

Il paziente deve segnalare eventuali patologie a livello cardiaco, eventuali disturbi della coagulazione noti o alterazione dei tempi di sanguinamento.

La sera prima o la mattina della procedura è necessario eseguire un clistere di pulizia. Per prevenire episodi di svenimento durante la biopsia, può essere somministrata una leggera sedazione che determina un rallentamento dei riflessi anche nelle ore successive alla procedura.

Lo screening per il tumore alla prostata tramite il test del PSA ha contribuito negli a ridurre la mortalità di questa malattia. Tuttavia l’elevato rischio di sovradiagnosi e trattamenti eccessivi hanno sollevato forti dubbi sull’utilizzo di questo test sulla popolazione generale.

Da una recente revisione della letteratura scientifica condotta da SAPEA, un consorzio di consulenti scientifici indipendenti che supporta le decisioni della Commissione Europea, emerge che l’errore diagnostico del test del PSA potrebbe essere ridotto sottoponendo gli uomini anche ad una risonanza magnetica multiparametrica, e combinando i risultati con la visita eseguita dall’urologo, la storia familiare, l’esame digito-rettale e volume della prostata.

Nel 2015 le linee guida europee sconsigliavano uno screening sistematico del PSA sulla popolazione generale.

Le raccomandazioni contro i test sistematici del PSA sono ora in fase di revisione alla luce di nuovi dati, compreso un aumento nel numero di tumori alla prostata metastatici diagnosticati negli uomini di età superiore ai 75 anni.

Tuttavia, ci sono molte domande senza risposta che circondano l’utilità e il rapporto costo-efficacia dello screening del tumore alla prostata, in particolare quando si bilanciano i rischi di sovra e sotto diagnosi.

Ci si sta interrogando su quali debbano essere i criteri per decidere chi debba eseguire il test del PSA come screening per il tumore alla prostata.

Lo studio europeo ERSPC aveva stabilito che per poter vedere dei benefici in termini di riduzione della mortalità il test del PSA doveva essere eseguito ripetutamente sulla popolazione, per aumentare la probabilità di individuare i soggetti malati. Da questo studio è infatti emerso che per vedere una riduzione della mortalità per tumore alla prostata del 20% è necessario eseguire visite ripetute agli uomini per 14 anni.

Ma se da un lato ci sono uomini che sono sopravvissuti grazie ad una diagnosi precoce, dall’altro ci sono molti più uomini che si sono sottoposti a test del PSA. biopsia prostatica, visite urologiche, in maniera ripetuta senza averne una reale necessità.

Chi dovrebbe essere sottoposto a screening per il tumore alla prostata?

Per equilibrare i benefici e i danni dello screening del tumore alla prostata deve necessariamente essere definito il sottogruppo di uomini che ne avrebbe maggior vantaggio.
Gli uomini più anziani sono a maggior rischio di tumore alla prostata, ma sono anche a maggior rischio di sovradiagnosi.

Basandosi su un’analisi economica e sui dati dell’ERSPC, utilizzare una soglia di PSA di 3,0 ng/ml misurato ogni due anni nella fascia di età tra 55 e 59 anni potrebbe comportare un calo del 13% della mortalità per tumore alla prostata, con una quantità limitata di sovradiagnosi.

Test aggiuntivi per ridurre la biopsia e le sovradiagnosi non necessarie

Una serie di ulteriori test post-screening può essere offerto a uomini con livelli di PSA moderatamente elevati, al fine di aiutare a ridurre il rischio di sovradiagnosi.
È importante sottolineare che i tumori di basso grado per lo più non si evidenziano con la risonanza magnetica. Mettendo insieme diversi studi emerge che la risonanza magnetica prostatica potrebbe ridurre di circa un terzo la necessità di biopsia negli uomini con un risultato anomalo del PSA.
Al contrario, se la risonanza magnetica ha rilevato un’area molto sospetta, è probabile che questo sia un tumore in circa il 96% di casi.

Le indicazioni dell’Europa

La sovradiagnosi e il trattamento eccessivo sono importanti danni nello screening del tumore alla prostata, a causa dell’elevata sensibilità dei test PSA, che rileva un gran numero di tumori di basso grado a crescita lenta.

Dall’analisi degli studi effettuati fino ad ora in molti stati Europei, un utilizzo del test del PSA su soggetti selezionati in associazione alla risonanza magnetica biparametrica in caso di positività al test del sangue sembra possa essere la scelta migliore.

Bisogna però definire un limite di età massimo a cui sottoporre gli uomini a screening (possibilmente intorno a 65-69) e imporre una risonanza magnetica di alta qualità o un altro accurato test aggiuntivo per gli uomini positivi al test del PSA, per permettere di ridurre la sovradiagnosi e miglioreranno il rapporto costi/benefici.

I test del PSA opportunistici e non organizzati vedono attualmente un uso insufficiente nei giovani uomini e una sovradiagnosi negli uomini più anziani, quindi con la sola conseguenza di causare quantità sostanziali di inutili trattamenti.

Ad oggi, la maggior parte della ricerca sullo screening della prostata si è concentrata sulla riduzione dei danni dovuti alla sovradiagnosi. Ma questi sforzi molto probabilmente si sono tradotti inavvertitamente in un leggero aumento del numero di tumori aggressivi che vengono ignorati.

Bisognerà concentrarsi anche su tecniche e metodiche che permettano una migliore stratificazione del rischio di progressione della malattia, ma soprattutto test pratici ed efficaci per supportare la sorveglianza attiva per garantire l’approccio terapeutico più adatto e personalizzato possibile ad ogni paziente.

Stiamo lavorando ad un test delle urine per migliorare la selezione degli uomini da sottoporre a biopsia prostatica e aiutare il medico nell’individuare la terapia più adatta.

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Conoscere quali possano essere i cambiamenti che avvengono fisiologicamente nella prostata con l’aumentare dell’età e quali, invece, siano una caratteristica di una patologia ti saranno sicuramente di aiuto per mantenere sotto controllo la salute di quest’organo.

Partiamo dalle basi! La prostata è una piccola ghiandola presente negli uomini e parte del sistema riproduttivo. La prostata ha le dimensioni e la forma di una noce, si trova in basso nel bacino, sotto la vescica e appena davanti al retto.

La prostata aiuta a produrre la parte liquida dello sperma, il fluido lattiginoso che trasporta gli spermatozoi dai testicoli attraverso il pene quando un uomo eiacula.

La prostata circonda parte dell’uretra, un tubo che porta l’urina fuori dalla vescica attraverso il pene.

Come cambia la prostata con l’età

Poiché la ghiandola prostatica tende a ingrandirsi con l’età, può comprimere l’uretra e causare problemi nella minzione. A volte gli uomini tra i 30 ei 40 anni possono iniziare ad avere questi sintomi urinari e hanno bisogno di cure mediche. Per altri, i sintomi si notano solo in età molto avanzati. In alcuni questi sintomi non si presentano mani nella vita.

Un ingrossamento della prostata è molto comune dai 40 anni in su e molto rara prima. Al contrario, prima dei 40 anni è molto comune avere un’infiammazione o un’infezione della prostata (prostatite). Intorno ai 70 è molto comune avere un tumore alla prostata e sopra gli 80 anni la probabilità è intorno al 85%.

I sintomi di tutte queste patologie possono essere molto simili, per questo motivo è necessario non allarmarsi immediatamente, ma informare il proprio medico oppure uno specialista urologo.

I sintomi classici dei problemi alla prostata sono:

  • urinare più spesso del solito
  • sentire uno stimolo urgente di urinare
  • avere un flusso di urina ridotto
  • sentire bruciore quando si urina
  • necessità di alzarsi molte volte durante la notte per urinare

E’ importante ricordare che, ad oggi, non sembra ci sia una correlazione causale tra una patologia e l’altra, ma è possibile averne contemporaneamente più di una.

Una visita e degli esami di laboratorio specifici permetteranno di identificare correttamente la patologia e definire il miglior piano terapeutico.

Ricorda che essere ben informato, conoscere pro e contro delle varie terapie, permette di scegliere il miglior percorso per sè stessi.

Quindi durante l’incontro con il medico o l’urologo potresti fargli alcune domande, come:

  • Che tipo di problema alla prostata ho?
  • Sono necessari ulteriori test e che informazioni potrebbero darmi?
  • Se decido di aspettare, a quali cambiamenti nei miei sintomi dovrei prestare attenzione:?
  • Che tipo di trattamento mi consigliate per il mio problema alla prostata?
  • Per gli uomini come me, questo trattamento ha funzionato?
  • Ho bisogno di medicine e per quanto tempo dovrei prenderle prima di vedere un miglioramento dei miei sintomi?
  • Quali sono gli effetti collaterali della terapia?
  • Ci sono medicinali che potrebbero interferire con questo farmaco?
  • Se ho bisogno di un intervento chirurgico, quali sono i vantaggi e i rischi?
  • Avrei effetti collaterali da un intervento chirurgico che potrebbero influenzare la mia qualità di vita?
  • Questi effetti collaterali sono temporanei o permanenti?
  • Quanto è il tempo di recupero dopo l’intervento chirurgico?
  • Riuscirò a tornare completamente alla normalità?
  • In che modo questo influenzerà la mia vita sessuale?
  • Quanto spesso devo visitare il medico per monitorare le mie condizioni?

Il test del PSA è un test di ruotine che gli uomini eseguono nel percorso di prevenzione del tumore della prostata.

Non si tratta tuttavia di un esame di screening ideale, perché la quantità nel sangue può aumentare anche in presenza di patologie benigne, come l’ipertrofia prostatica benigna (ingrandimento della prostata) e la prostatite (infiammazione).

Il test del PSA non è infatti un esame che serve ad individuare un tumore, ma è bensì un indice della salute della prostata.

Attraverso un’analisi di laboratorio più approfondita è possibile distinguere nel sangue due diverse forme di PSA:

  • una forma libera (PSA free), cioè non legata ad altre proteine,
  • una forma legata a specifiche proteine

La somma della quantità di queste due forme dà come risultato il valore di PSA totale (il test del PSA standard). 

L’utilità di misurare separatamente il PSA free nasce dall’osservazione per cui in condizioni benigne, come l’ipertrofia prostatica, aumenta prevalentemente la quota libera, mentre il tumore alla prostata causa soprattutto un aumento del PSA legato alle proteine.

Dato che il valore basale del PSA è molto soggettivo e può cambiare molto da uomo a uomo si procede calcolando il rapporto (o ratio) tra frazione libera e frazione totale, per poi riportare il risultato in forma percentuale.

BISOGNA SEMPRE MISURARE PSA TOTALE E PSA FREE?

Misurare il PSA free può in alcuni casi selezionati essere d’aiuto per il medico a sostenere o meno un sospetto di tumore alla prostata, ma sempre unitamente ad altri parametri, mai da solo.

Nei casi in cui il PSA totale sia inferiore a 4 ng/ml di sangue, misurare il PSA free è assolutamente irrilevante a sciogliere il quesito diagnostico e quindi non viene preso in considerazione.

Quando il PSA totale è compreso tra 4 e 10 ng/ml, una ratio (PSA libero/PSA totale) inferiore od uguale al 10% indica che la probabilità di avere un tumore alla prostata varia dal 49% al 65%, in base all’età.

Al contrario, se la ratio è superiore al 25% il rischio di cancro è inferiore al 16%.

Sai cos’è veramente la disfunzione erettile? Non riuscire ad avere un’erezione una notte dopo aver bevuto qualche bicchiere in più, o anche per una settimana durante un periodo di intenso stress emotivo, non è disfunzione erettile.

Neanche l’incapacità di avere un’altra erezione subito dopo un orgasmo è disfunzione erettile. Quasi ogni uomo occasionalmente ha problemi a ottenere un’erezione e la maggior parte dei partner lo capisce.

La disfunzione erettile è l’incapacità di raggiungere e mantenere un’erezione sufficiente per un rapporto sessuale almeno il 25% delle volte. Il pene non diventa abbastanza duro, o diventa duro, ma si ammorbidisce troppo presto. Il problema spesso si sviluppa gradualmente. Una notte potrebbe richiedere più tempo o richiedere più stimolazione per ottenere un’erezione. In un’altra occasione, l’erezione potrebbe non essere solida come al solito o potrebbe terminare prima dell’orgasmo. Quando tali difficoltà si verificano regolarmente, è ora di parlare con il medico.Z

La disfunzione erettile può avere molte cause, comprese alcune forme di malattia della prostata oppure terapie per il tumore alla prostata. Fortunatamente, in molti casi, questo problema può essere spesso affrontato in modo efficace, per esempio assumendo farmaci per curare la disfunzione erettile.

Come avviene un’erezione

Detta proprio terra terra, un’erezione è una questione di idraulica. Il sangue riempie il pene, facendolo gonfiare e diventare sodo. Ma arrivare a quello stadio richiede una straordinaria orchestrazione dei meccanismi del corpo. Vasi sanguigni, nervi, ormoni e, naturalmente, la psiche devono lavorare insieme. I problemi con uno qualsiasi di questi elementi possono diminuire la qualità di un’erezione o impedirne del tutto il verificarsi.

Tumore alla prostata

La chirurgia per il tumore alla prostata può recidere alcuni dei nervi o delle arterie necessari per l’erezione. Per gli uomini sottoposti a prostatectomia radicale (rimozione della ghiandola prostatica), le stime di quanti uomini riacquisteranno la capacità di avere un’erezione variano ampiamente, dal 25% all’80%. Anche le cosiddette tecniche chirurgiche “nerve sparing” (che risparmiano i nervi portano) alla disfunzione erettile fino a metà o più di tutti i casi. I risultati dipendono da variabili come l’età del paziente, l’abilità del chirurgo e la posizione del tumore (se un tumore è troppo vicino al fascio nervoso, i nervi non possono essere risparmiati). Anche quando i nervi non sono permanentemente compromessi, possono essere necessari dai 6 ai 18 mesi prima che le fibre nervose si riprendano dal trauma dell’intervento chirurgico e ripristino la funzione sessuale.

Il trattamento con radiazioni (radioterapia) può anche danneggiare i tessuti erettili. Sia i raggi esterni che i semi che emettono radiazioni impiantati nella prostata (brachiterapia) portano alla disfunzione erettile in circa la metà degli uomini che ricevono queste terapie. Tuttavia, questi cambiamenti potrebbero non verificarsi fino a due anni dopo il trattamento.

La disfunzione erettile è talvolta un effetto collaterale di alcuni farmaci per la terapia ormonale prescritti agli uomini con tumore che si è diffuso oltre la prostata. Tra questi farmaci a base di ormoni ci sono leuprolide (Lupron) e goserelin (Zoladex). Altri, come la flutamide (Eulexin) e la bicalutamide (Casodex) possono causare disfunzione erettile in misura minore. Anche il cancro alla prostata stesso, nelle sue fasi avanzate, può diffondersi ai nervi e alle arterie necessarie per l’erezione.

Iperplasia prostatica benigna

Gli uomini che hanno l’iperplasia prostatica benigna (BPH), o ingrossamento della prostata, possono anche sperimentare disfunzione erettile e problemi eiaculatori. Sebbene la BPH di per sé non causi questi problemi, alcuni dei trattamenti utilizzati possono farlo. Ad esempio, la finasteride (Proscar), un farmaco anti-testosterone prescritto per la BPH, è stata collegata alla disfunzione erettile nel 3,7% degli uomini che la usano e alla diminuzione della libido nel 3,3%. Ma gli alfa-bloccanti come tamsulosina (Flomax), alfuzosina (Uroxatral) e silodosina (Rapaflo) possono migliorare i sintomi della BPH con un minor rischio di effetti collaterali sessuali.

La resezione transuretrale della prostata, una tecnica chirurgica spesso utilizzata quando i farmaci falliscono, provoca anche disfunzione erettile in una piccola percentuale di uomini.

Testosterone basso

I livelli di testosterone tendono a diminuire con l’età. Raggiungono il picco all’inizio dell’età adulta e quindi possono diminuire fino all’1% all’anno a partire dai 40 anni circa. A volte si verifica una caduta improvvisa a causa di un infortunio o di una malattia (come un’infezione), chemioterapia o radioterapia o determinati farmaci.

L’ormone testosterone gioca un ruolo importante nella salute degli uomini, ma forse il suo ruolo più significativo è quello di alimentare il desiderio sessuale. Se i livelli di testosterone scendono troppo in basso, gli uomini possono sperimentare disfunzione erettile e libido poco brillante.

Prostatite

La prostatite è un’infiammazione della ghiandola prostatica che può essere acuta (di solito causata da un’infezione batterica) o cronica (di solito non causata da un agente infettivo). I sintomi includono dolore durante la minzione, minzione più frequente e, possibilmente, secrezione dal pene o febbre. Una grave prostatite può causare direttamente la disfunzione erettile. Nelle forme più lievi, la condizione può produrre un’eiaculazione dolorosa, che può certamente interferire con il piacere sessuale e può portare alla disfunzione erettile.

Che esami fare per la disfunzione erettile

Il medico ascolterà il tuo cuore e prenderà anche la tua pressione sanguigna; sia la pressione alta che quella bassa possono compromettere il flusso sanguigno. Il medico controllerà il polso in diversi punti: al polso, alla caviglia e all’inguine. Polso lento o basso in una di queste aree può significare che non arriva abbastanza sangue ai tessuti delle estremità, incluso il pene.

Inoltre, il medico esaminerà i testicoli, il pene e il torace. Testicoli anormalmente piccoli e seno ingrossato a volte sono segni di testosterone inadeguato. Macchie di tessuto cicatriziale nel pene suggeriscono la malattia di Peyronie. Il medico può controllare la ghiandola prostatica per segni di infezione o cancro, eseguendo un esame rettale digitale.

Il tuo controllo includerà probabilmente i test per il colesterolo (per valutare il rischio di malattie cardiovascolari) e i livelli di trigliceridi e zucchero nel sangue (per verificare la presenza di diabete). Il medico potrebbe anche richiedere un campione di urina perché la presenza di globuli rossi o bianchi potrebbe essere un segno di un problema urologico non sottostante.

Ora che i farmaci possono trattare con successo la maggior parte degli uomini con disfunzione erettile, molti test diagnostici di routine vengono utilizzati solo quando il medico sospetta che il paziente abbia un problema sottostante che richiede un trattamento aggiuntivo.

Test ormonali

Il controllo dei livelli di testosterone era uno dei primi test ordinati per gli uomini con difficoltà erettili, ma è stato prima che i medici si rendessero conto che la carenza di testosterone era raramente la fonte del problema. Ora, i test ormonali vengono eseguiti per gli uomini i cui esami medici suggeriscono un problema endocrino e per coloro che hanno sperimentato una perdita del desiderio sessuale.

Il medico potrebbe anche voler controllare i livelli ematici di prolattina (un ormone pituitario che può bloccare l’azione del testosterone) o di ormone stimolante la tiroide (un buon indicatore di una ghiandola tiroidea iperattiva o ipoattiva).

Esami del flusso sanguigno

Un’ecografia color-doppler duplex, una tecnica di imaging, può rivelare problemi con il flusso sanguigno attraverso le arterie o le vene del pene, come la perdita venosa. Una versione più recente, chiamata doppler del pene, può essere eseguita in uno studio medico. Se hai provato le pillole per la disfunzione erettile, ma non le hai trovate utili, il tuo medico può iniettare la prostaglandina, un acido grasso che allarga i vasi sanguigni, nel tuo pene per vedere se questo provoca un’erezione. In tal caso, ci sono buone probabilità che tu risponda a uno o più dei farmaci iniettabili usati per trattare la disfunzione erettile.

Test di tumescenza notturna

Se non è chiaro se le tue difficoltà erettili abbiano una causa psicologica o fisica, il medico può suggerire un test notturno di tumescenza del pene. I fattori psicologici entrano in gioco quando stai cercando di raggiungere o mantenere un’erezione. Ma la psiche non influenza le erezioni notturne, che si verificano involontariamente durante il sonno. Le cause fisiche influenzano entrambi i tipi di erezione.

La mutazione dei geni BRCA, note da tempo per la loro correlazione con forme aggressive di tumore al seno e all’ovaio, sono legate anche allo sviluppo di forme aggressive di tumore alla prostata.

Alla luce di queste evidenze si sta discutendo se uno screening per il tumore alla prostata su soggetti con mutazione ai geni BRCA possa essere una buona strategia per individuare e quindi trattare precocemente la malattia.

L’attuale screening per il tumore alla prostata con il test dell’antigene prostatico specifico (PSA) è stato negli ultimi anni criticato per la sua scarsa capacità di distinguere un uomo sano da un paziente con un tumore.

Questo è dovuto principalmente al fatto che i tumori della prostata di alto grado possono perdere l’espressione del PSA, piuttosto che aumentarla generando quello che viene definito il “paradosso” del test del PSA.

La misurazione del PSA nel sangue ha dimostrato di non poter essere utilizzato come test di screening sulla popolazione generale.

Tuttavia, ci si sta chiedendo se in sottogruppi selezionato di individui con determinati fattori di rischio possa essere d’aiuto per identificare precocemente l’insorgere di un tumore alla prostata.

Il tumore alla prostata sembra essere più frequente in persone che hanno avuto in famiglia altri casi di malattia. Avere un padre, un fratello o uno zio con tumore alla prostata raddoppia il rischio di sviluppare questa malattia in un uomo, suggerendo che in alcuni casi potrebbe esserci un fattore ereditario o genetico.

La misurazione del PSA potrebbe essere indicata per questi gruppi geneticamente definiti? Una nuova ricerca sembra suggerire di sì!

Un team di scienziati in tutto il mondo ha recentemente pubblicato i risultati di uno studio sullo screening del PSA negli uomini con mutazioni a carico dei geni BRCA1 e BRCA2 (fonte).

Gli stessi geni conosciuti per aumentare le probabilità di cancro al seno e alle ovaie nelle donne, sono anche fattori di rischio per il cancro alla prostata aggressivo negli uomini. E’ stato visto che le cellule con geni BRCA difettosi hanno una capacità compromessa di riparare i danni al DNA che, una volta accumulati, trasformano la cellula in tumore.

Quello che i ricercatori volevano dimostrare era se lo screening del PSA potesse essere d’aiuto per rilevare tumori della prostata negli uomini che risultano positivi alle mutazioni BRCA rispetto a quelli senza mutazioni. Circa 2.900 uomini di età compresa tra 45 e 69 anni sono stati reclutati e divisi in quattro gruppi: un gruppo positivo alla mutazione BRCA1, un gruppo positivo alla mutazione BRCA2 e due gruppi negativi per mutazioni in entrambi i geni. Gli uomini sono stati sottoposti a screening ogni anno per quattro anni e sono stati sottoposti a biopsia della prostata se i loro livelli di PSA erano superiori a 3,0 nanogrammi per decilitro di sangue.

In tutto 357 uomini sono stati sottoposti a biopsia e a 112 di loro è stato diagnosticato un tumore alla prostata. I portatori della mutazione BRCA2 avevano il maggior rischio di cancro: al 5,2% di loro era stata diagnosticata la malattia e la maggior parte dei loro tumori aveva caratteristiche a rischio di progressione intermedio o alto. I portatori della mutazione BRCA1 avevano un rischio inferiore: al 3,4% di loro era stato diagnosticato un cancro alla prostata. E gli uomini che sono risultati negativi al test per le mutazioni BRCA1 e BRCA2 avevano il rischio più basso in generale, con tassi di diagnosi rispettivamente del 3,0% e del 2,7%.

Sulla base dei risultati è stato proposto agli organismi di regolamentazione di aggiornare le linee guida in modo che gli uomini con difetti di BRCA2 possano sottoporsi a uno screening regolare del PSA dopo i 40 anni.

Sulla base dei risultati osservati sembrerebbe che gli uomini dovrebbero considerare di sottoporsi al test per le mutazioni BRCA nelle seguenti condizioni:

  • Se c’è una storia di cancro alla prostata, al seno o alle ovaie nei parenti stretti, in particolare tra i membri più giovani
  • se altri membri della famiglia risultano positivi alle mutazioni BRCA1 o BRCA2
  • se sono di origine ebraica ashkenazita, poiché le mutazioni BRCA si verificano frequentemente in questa popolazione etnica.