La prostatectomia radicale è sempre stato uno dei trattamenti principali per il tumore alla prostata. Negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede una prostatectomia radicale assistita da robot. Con questo approccio, gli strumenti robotici miniaturizzati vengono fatti passare attraverso incisioni molto più piccole nell’addome del paziente che i chirurghi possono controllare a distanza atraverso una console.

Negli Stati Uniti ormai almeno l’85% di tutte le prostatectomie radicali vengono eseguite con tecnica robotica. Ma come si confrontano questi interventi chirurgici ad alta tecnologia con il metodo tradizionale?

La maggior parte degli studi non mostra differenze sostanziali tra le procedure in termini di sopravvivenza dei pazienti o probabilità di comparsa di recidive. La prostatectomia robotica offre apparentemente vantaggi in termini di impatto sulla funzione urinaria e sessuale, quindi sulla qualità della vita.

Tuttavia, pochi studi sono stati condotti per dimostrare effettivamente i pro e contro di una o l’altra tecnica.

I risultati di un recente studio comparativo molto ampio forniscono dati più chiari.

In questo studio sono stati considerati 1.094 uomini trattati con prostatectomia radicale tra il 2003 e il 2013 in diversi centri degli Stati Uniti. Tutti gli uomini avevano un tumore di nuova diagnosi confinato alla ghiandola prostatica. Tra questi, 545 uomini sono stati sottoposti a prostatectomia radicale tradizionale, mentre i restanti 549 uomini un’operazione assistita da robot.

Secondo i risultati, entrambi i metodi erano ugualmente efficaci nel rimuovere il tumore dal corpo ed in entrambi i casi si manifestavano raramente complicanze post-chirurgiche. Tuttavia, sono emerse alcune differenze a breve termine tra i due approcci. Ad esempio, gli uomini trattati con robot hanno avuto una degenza ospedaliera più breve (1,6 giorni contro 2,1 giorni in media) e hanno anche riportato livelli di dolore più bassi dopo l’intervento chirurgico. Gli uomini sottoposti a chirurgia robotica hanno anche riportato meno complicazioni come coaguli di sangue (10 uomini contro 3 uomini), infezioni del tratto urinario (33 uomini contro 23 uomini) e contrattura del collo vescicale, che è una condizione curabile che si verifica quando cicatrici nel il deflusso della vescica rende difficile urinare. In tutto, 45 uomini hanno subito una contrattura del collo vescicale dopo un intervento chirurgico a cielo aperto, rispetto ai nove uomini trattati con il metodo robotico.

Per quanto riguarda la salute urinaria e sessuale, non ci sono state differenze apprezzabili a lungo termine tra i due approcci.

Questo studio aggiunge chiarezza ai dibattiti in corso sulla superiorità della prostatectomia tradizionale rispetto a quella robotica e conferma piccole differenze tra le due metodologie, sia in termini di soddisfazione/risultati del paziente che di efficacia del trattamento del cancro.

Quello che, invece, può fare la differenza resta l’esperienza e l’abilità del chirurgo che esegue l’intervento.

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