La mutazione dei geni BRCA, note da tempo per la loro correlazione con forme aggressive di tumore al seno e all’ovaio, sono legate anche allo sviluppo di forme aggressive di tumore alla prostata.

Alla luce di queste evidenze si sta discutendo se uno screening per il tumore alla prostata su soggetti con mutazione ai geni BRCA possa essere una buona strategia per individuare e quindi trattare precocemente la malattia.

L’attuale screening per il tumore alla prostata con il test dell’antigene prostatico specifico (PSA) è stato negli ultimi anni criticato per la sua scarsa capacità di distinguere un uomo sano da un paziente con un tumore.

Questo è dovuto principalmente al fatto che i tumori della prostata di alto grado possono perdere l’espressione del PSA, piuttosto che aumentarla generando quello che viene definito il “paradosso” del test del PSA.

La misurazione del PSA nel sangue ha dimostrato di non poter essere utilizzato come test di screening sulla popolazione generale.

Tuttavia, ci si sta chiedendo se in sottogruppi selezionato di individui con determinati fattori di rischio possa essere d’aiuto per identificare precocemente l’insorgere di un tumore alla prostata.

Il tumore alla prostata sembra essere più frequente in persone che hanno avuto in famiglia altri casi di malattia. Avere un padre, un fratello o uno zio con tumore alla prostata raddoppia il rischio di sviluppare questa malattia in un uomo, suggerendo che in alcuni casi potrebbe esserci un fattore ereditario o genetico.

La misurazione del PSA potrebbe essere indicata per questi gruppi geneticamente definiti? Una nuova ricerca sembra suggerire di sì!

Un team di scienziati in tutto il mondo ha recentemente pubblicato i risultati di uno studio sullo screening del PSA negli uomini con mutazioni a carico dei geni BRCA1 e BRCA2 (fonte).

Gli stessi geni conosciuti per aumentare le probabilità di cancro al seno e alle ovaie nelle donne, sono anche fattori di rischio per il cancro alla prostata aggressivo negli uomini. E’ stato visto che le cellule con geni BRCA difettosi hanno una capacità compromessa di riparare i danni al DNA che, una volta accumulati, trasformano la cellula in tumore.

Quello che i ricercatori volevano dimostrare era se lo screening del PSA potesse essere d’aiuto per rilevare tumori della prostata negli uomini che risultano positivi alle mutazioni BRCA rispetto a quelli senza mutazioni. Circa 2.900 uomini di età compresa tra 45 e 69 anni sono stati reclutati e divisi in quattro gruppi: un gruppo positivo alla mutazione BRCA1, un gruppo positivo alla mutazione BRCA2 e due gruppi negativi per mutazioni in entrambi i geni. Gli uomini sono stati sottoposti a screening ogni anno per quattro anni e sono stati sottoposti a biopsia della prostata se i loro livelli di PSA erano superiori a 3,0 nanogrammi per decilitro di sangue.

In tutto 357 uomini sono stati sottoposti a biopsia e a 112 di loro è stato diagnosticato un tumore alla prostata. I portatori della mutazione BRCA2 avevano il maggior rischio di cancro: al 5,2% di loro era stata diagnosticata la malattia e la maggior parte dei loro tumori aveva caratteristiche a rischio di progressione intermedio o alto. I portatori della mutazione BRCA1 avevano un rischio inferiore: al 3,4% di loro era stato diagnosticato un cancro alla prostata. E gli uomini che sono risultati negativi al test per le mutazioni BRCA1 e BRCA2 avevano il rischio più basso in generale, con tassi di diagnosi rispettivamente del 3,0% e del 2,7%.

Sulla base dei risultati è stato proposto agli organismi di regolamentazione di aggiornare le linee guida in modo che gli uomini con difetti di BRCA2 possano sottoporsi a uno screening regolare del PSA dopo i 40 anni.

Sulla base dei risultati osservati sembrerebbe che gli uomini dovrebbero considerare di sottoporsi al test per le mutazioni BRCA nelle seguenti condizioni:

  • Se c’è una storia di cancro alla prostata, al seno o alle ovaie nei parenti stretti, in particolare tra i membri più giovani
  • se altri membri della famiglia risultano positivi alle mutazioni BRCA1 o BRCA2
  • se sono di origine ebraica ashkenazita, poiché le mutazioni BRCA si verificano frequentemente in questa popolazione etnica.
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