prostata covid19

A maggio del 2020 uno studio italiano aveva osservato che gli uomini con tumore alla prostata che stavano assumendo una terapia di deprivazione androgenica (ADT) avevano 4 volte meno probabilità di essere infettati da SARS-CoV-2 rispetto ai pazienti che seguivano altre terapie e avevano 5 volte meno probabilità di morire per COVID-19.

Altri studi hanno evidenziato che per entrare dentro le cellule polmonari il coronavirus possa utilizzare una proteina chiamata TMPRSS2, che svolge un ruolo in più della metà di tutti i tumori alla prostata dipendenti dagli ormoni androgeni.

Dallo studio italiano sembrava che la riduzione del livello di testosterone di un uomo con ADT riducesse la quantità di TMPRSS2 sulla prostata, ma anche sulle cellule polmonari, riducendo il rischio di infezione da coronavirus.

Ora, un nuovo studio condotto presso la Cleveland Clinic riporta che tra gli uomini con tumore alla prostata, essere in terapia con ADT non ha ridotto il rischio di infezione da SARS-CoV-2. In questo studio i ricercatori hanno studiato quasi 1.800 uomini con tumore alla prostata, 300 dei quali erano in ADT. I tassi di positività al test del coronavirus erano essenzialmente gli stessi tra gli uomini in ADT (5,6%) rispetto agli uomini non in ADT (5,8%). I ricercatori hanno tenuto conto delle differenze tra i gruppi in termini di età, abitudine al fumo e altri fattori e hanno concluso che l’ADT non sembra protettivo contro l’infezione da SARS-CoV-2.

DUE STUDI, DUE DIVERSI RISULTATI. COSA VUOLE DIRE?

E’ ancora presto per avere una risposta chiara e univoca. Gli studi sono ancora pochi e condotti su popolazioni differenti. I medici non possono formulare delle raccomandazioni sulla salute in base a queste evidenze.

I due studi rappresentano però degli importanti pezzi di un enorme e complesso puzzle, che si aggiungono gradualmente al corpo delle conoscenze.

La ricerca continua nei laboratori e negli studi clinici, compresi i test di ADT e altri farmaci che agiscono su TMPRSS2 per cercare di prevenire forme gravi di COVID-19.

Per ora, sappiamo che gli effetti del COVID-19 potrebbero essere più gravi per alcune persone con tumore alla prostata, pazienti uomini sottoposti a chemioterapia o che hanno ricevuto una chemioterapia negli ultimi tre mesi e pazienti che hanno ricevuto farmaci per studi clinici che regolano il sistema immunitario.

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