Caffè e prostata sono cattivi compagni?

Si dice spesso che bisognerebbe evitare di bere caffè perchè potrebbe stimolare un’infiammazione alla prostata.

Ma quindi dovremmo evitare di bere caffè per non rischiare di sviluppare una patologia alla prostata oppure dovremmo farlo solo se già si soffre di qualcosa?

Alcuni studi sembrerebbero addirittura sostenere che il consumo di caffè possa abbassare il rischio di sviluppare un tumore alla prostata.

Da una ricerca condotta proprio in Italia, che ha coinvolto 7000 uomini, sembrerebbe che il rischio di sviluppare un tumore alla prostata si riduce di oltre il 50% in chi beve più di tre tazzine al giorno.

Per cercare di comprendere quale sia il meccanismo alla base di questo effetto sono stati condotti degli esperimenti in laboratorio da cui è emerso che l’effetto protettivo del caffè sia proprio dato dalla caffeina.

Ma non si diceva che il caffè fosse addirittura cancerogeno?

L’idea che il caffè possa aumentare il rischio di tumori deriva dal fatto che durante il processo di tostatura dei chicchi di caffè si genera una molecola chiamata acrilammide, sotto i riflettori per il suo potenziale effetto cancerogeno. Tuttavia un studio condotto dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha concluso che il contenuto di acrilammide nei chicchi di caffè è lontano dal poter essere pericoloso per la salute, concludendo che sulla base dei dati attualmente a disposizione bere caffè non sia cancerogeno.

Al contrario, sembra che complessivamente ci possano essere benefici nel bere il caffè per quanto riguarda i tumori.

In che modo il caffè protegge dai tumori?

Il chicco di caffè, come altri prodotti di origine vegetale, contiene numerose sostanze tra cui diversi tipi di antiossidanti, che si ritiene abbiano un effetto protettivo contro il cancro. Ma oltre al contenuto di antiossidanti, sembra che il caffè abbia proprietà regolatorie sul sistema immunitario.

All’interno dei tumori, alcune aree sono meno ossigenate di altre. La mancanza di ossigeno, altera i processi metabolici delle cellule tumorale, portando all’accumulo di una molecola chiamata adenosina. L’adenosina può legarsi attraverso dei recettori sulla superficie di alcune cellule immunitarie, sopprimendone l’attivazione. Diversi studi hanno evidenziato l’importanza dell’adenosina nella strategia di sopravvivenza del tumore dimostrando che il blocco dei recettori dell’adenosina possa essere una strategia promettente nella terapia del cancro.

E’ stato visto che la molecola della caffeina può competere con l’adenosina per il legame ai suoi recettori (fonte). Studi di laboratorio hanno infatti dimostrato che la somministrazione di caffeina era in grado di ritardare la crescita tumorale proprio perché impediva la funzione inibitoria dell’adenosina sul sistema immunitario.

Numerosi studi epidemiologici sull’uomo hanno dimostrato che il consumo di caffè sia in generale associato ad un minor rischio di morte legato ai tumori e ad una minore probabilità di sviluppare alcuni tipi di tumore, come quello dell’utero, dell’endometrio (fonte), del fegato (fonte), del colon (fonte). Per altri tipi di tumore, invece, i dati disponibili sono stati giudicati insufficienti o inadeguati per stabilire una possibile connessione tra consumo di caffè e tumore. Il problema principale di alcuni di questi studi è stato il fatto che oltre al consumo di caffè non erano stati presi in considerazione alcuni parametri. Per esempio, era stato sottovalutato che molti soggetti associassero una tazza di caffè ad una sigaretta! Nel caso del tumore alla vescica, per esempio, le prime ricerche suggerivano che il caffè aumentasse il rischio di cancro, ma in seguito si scoprì che il vero fattore causale era il fumo.

In generale è emerso che i benefici maggiori si riscontravano in quelle persone che bevevano tra le 4 e le 6 tazze di caffè al giorno (parliamo tendenzialmente di studi condotti negli Stati Uniti, quindi di caffè americano!). Oltre questa quantità, al contrario, iniziano ad essere evidenti alcuni degli effetti della troppa caffeina, come inibizione del sonno, mal di testa, mal di pancia…

Quindi il caffè fa sempre bene alla prostata o no?

Nonostante si sia osservato che il caffè abbia dei benefici nella prevenzione e nell’andamento del tumore alla prostata, per le altre patologie che colpiscono quest’organo sembrano esserci effetti opposti.

Per gli uomini affetti da ingrossamento della prostataprostatite, un consumo costante di caffè può peggiorare i sintomi in quanto questo ingrediente irrita la vescica. Tutti questi sintomi e disturbi possono portare a doversi alzare la notte di continuo e favorire l’incontinenza.

Il caffè irrita la vescica precisamente perché aumenta la produzione di urina, quindi la vescica sarà piena in breve tempo e allo stesso tempo causa delle contrazioni di questo organo.

Per questo motivo, gli individui con la prostata ingrossata o affetti da infezioni o prostatite devono ridurre il più possibile il consumo di caffè. Sarebbe inoltre preferibile eliminarlo completamente dalla propria alimentazione almeno per alcuni periodi.

Va comunque sottolineato che, anche se la caffeina aumenta lo stato di irritazione della prostata, non ci sono prove sul fatto che ne possa essere la causa scatenante.

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