Che ruolo ha l’ansia dopo una diagnosi di tumore alla prostata?

Sono sempre più forti i dubbi riguardo all’utilità del test del PSA come test preliminare nel percorso diagnostico del tumore alla prostata.  Lo dice anche un recente articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista New England Journal of medicine: I benefici del test del PSA sembrano marginali, mentre i danni sono provati e rilevanti.

I danni dovuti allo screening del tumore alla prostata includono le lesioni dovute ai vari test come la biopsia prostatica (rischio di sanguinamento o infezioni) e l’eccesso di diagnosi: i cosiddetti “danni da screening”.

I danni più frequentemente associati con lo screening del tumore alla prostata si riferiscono al livello di ansia espresso dai pazienti.

E’ stato visto che un risultato falsamente positivo del test del PSA può causare ansia soprattutto nel caso in cui la biopsia risultasse negativa.

In sintesi, vi sono prove che evidenziano un certo livello d’ansia connessa con il processo di screening del tumore alla prostata, che aumenta quando gli individui sono in attesa della biopsia. E’ stato evidenziato che gli uomini con risultati falsamente positivi del PSA hanno una maggiore preoccupazione, sia a breve sia a lungo termine, di avere un tumore alla prostata, rispetto agli uomini con risultati realmente negativi.

Inoltre gli uomini con un PSA elevato si sottopongono ad un numero maggiore di controlli successivi rispetto agli uomini che hanno risultati effettivamente negativi.

Il tumore alla prostata non rientra nel gruppo delle malattie oncologiche più letali. Oggi circa il 90% dei pazienti sopravvive in seguito alla diagnosi, quando questa viene effettuata in tempo. In molti casi si parla di tumori a “basso rischio” ovvero malattie che hanno un decorso talmente lento da non richiedere necessariamente una terapia aggressiva, come l’intervento chirurgico, ma una semplice vigilanza.

Tuttavia, in molti casi lo stato d’ansia generato già dal sistema di screening porta alcuni pazienti a richiedere spontaneamente un intervento radicale, sottovalutandone gli effetti collaterali quali impotenza e incontinenza.

Data l’alta prevalenza di risultati falsamente-positivi del test del PSA, questi effetti deleteri non sono irrilevanti.

Ogni uomo vive la malattia in modo soggettivo. Per questo motivo un supporto psicologico può aiutare il paziente a gestire la malattia e le emozioni coinvolgendo anche i familiari.

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