Un’attività fisica regolare aumenta la memoria

Ormai lo sanno tutti che basta camminare a ritmo sostenuto per 20-30 minuti al giorno per avere benefici a livello di pressione sanguigna e colesterolo, per aumentare la resistenza agli sforzi, per migliorare l’umore e per aiutare a dormire meglio.

Recenti studi hanno visto che l’esercizio fisico regolare sia i grado di aiutare a mantenere una buona funzione cerebrale e a migliorare la memoria. Inoltre, è stato visto che i benefici a livello cerebrale dati dall’esercizio fisico sono direttamente proporzionali alla quantità di sforzo che ogni singolo individuo è in grado di raggiungere.

In particolare in uno studio presentato lo scorso marzo al congresso annuale del Cognitive Neuroscience Society sono stati reclutati 34 individui con un’età media di 67 anni. A questi soggetti è stata valutata l’attività funzionale mediante una risonanza magnetica funzionale (fMRI) mentre svolgevano un test della memoria in cui dovevano ricordare dei volti di persone. I ricercatori hanno quindi chiesto ai partecipanti di esercitarsi per 20 minuti su una cyclette per misurare lo sforzo fisico individuale. In seguito, i partecipanti sono stati divisi in due gruppi in base al loro livello di sforzo: intensità moderata o intensità bassa. Entrambi hanno seguito per 3 mesi un programma di cyclette simile che prevedeva 50 minuti di esercizio, tre volte a settimana. Le scansioni fMRI e i test della memoria sono stati ripetuti alla fine dei tre mesi. In generale, tutti i partecipanti di entrambi i gruppi hanno migliorato la loro forma fisica.

I ricercatori hanno osservato che le persone che hanno continuato ad esercitarsi a livelli di intensità moderata hanno ottenuto punteggi più alti al test della memoria rispetto a quelli che sono rimasti all’intensità più bassa.

Ulteriori studi sono attualmente in corso per verificare se un aumento di sforzo fisico nel tempo possa ulteriormente aumentare i benefici a livello cerebrale. Il futuro sarà quindi valutare se programmi di allenamento fisico personalizzati possano addirittura dare dei benefici a patologie neurodegenerative tipiche dell’età avanzata.

referenza: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6032764/

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