Prostate cancer with a cribiform pattern
The prostate cancer è una delle neoplasie più comuni tra gli uomini, soprattutto oltre i 60 anni. Tra le sue varianti istologiche, una delle più discusse per le implicazioni prognostiche è quella cribiforme. Ma cosa si intende con questo termine e perché è così importante?
Cos’è il pattern cribiforme?
Il termine “cribiforme” deriva dal latino cribrum, che significa “setaccio”. In ambito patologico, descrive una particolare architettura ghiandolare del tumore, in cui le cellule neoplastiche formano strutture ghiandolari grandi, con numerosi lumi (spazi vuoti) interni, che ricordano appunto un setaccio. Queste strutture sono spesso fuse tra loro e mal delimitate, a differenza delle ghiandole ben formate dei tumori a basso grado.
Secondo la classificazione aggiornata dell’ISUP (International Society of Urological Pathology), il pattern cribiforme rientra nel Gleason pattern 4, che indica un grado intermedio di aggressività, indipendentemente dal Gleason Score che sia stato identificato.
Perché è importante riconoscerlo?
La presenza di un pattern cribiforme ha un significato prognostico sfavorevole. Diversi studi hanno dimostrato che i tumori con questa architettura:
- hanno una maggiore probabilità di invasione extracapsulare;
- sono associati a un rischio più elevato di recidiva dopo prostatectomy;
- mostrano una sopravvivenza libera da malattia più breve rispetto ad altri tumori con lo stesso Gleason score ma senza pattern cribiforme.
Inoltre, la presenza di necrosi comedonica all’interno delle strutture cribiformi (una forma di morte cellulare centrale) è un ulteriore segno di aggressività.
Come viene diagnosticato?
La diagnosi si basa sull’esame istologico di campioni ottenuti tramite agobiopsia prostatica. Il patologo osserva al microscopio la disposizione delle cellule tumorali e identifica la presenza di strutture cribiformi. In alcuni casi, può essere necessario l’uso di colorazioni immunoistochimiche per distinguere il carcinoma da lesioni benigne che possono mimare un aspetto simile, come l’HGPIN (neoplasia prostatica intraepiteliale di alto grado).
Qual è l’approccio terapeutico?
Il trattamento dipende dallo stadio della malattia, dal valore del PSA, dall’età del paziente e dalla presenza del pattern cribiforme. In generale:
- Nei casi localizzati, si può optare per una prostatectomia radicale o per la radioterapia.
- Nei casi localmente avanzati o metastatici, si ricorre spesso alla terapia ormonale (soppressione androgenica), eventualmente associata a chemioterapia con docetaxel o a nuovi farmaci ormonali come abiraterone o enzalutamide.
- La presenza di un pattern cribiforme può spingere i clinici a scegliere trattamenti più aggressivi, anche in stadi apparentemente iniziali, proprio per il rischio aumentato di progressione
Il pattern cribiforme nel tumore prostatico non è solo una curiosità microscopica, ma un marcatore importante di aggressività (source).
Il suo riconoscimento accurato è fondamentale per una stratificazione prognostica corretta e per guidare le scelte terapeutiche.
Per questo motivo, è essenziale che la diagnosi istologica sia affidata a centri con esperienza in patologia urologica.

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