One of the most frequently asked questions on Google about the prostate is: do women have the prostate?

The short answer is no, women do not have a prostate.

However, there is a gland called the Skene's gland, which performs some similar functions.

Differences in the Male and Female Urogenital System

The male and female urogenital systems present significant differences, both structural and functional.

Male Urogenital System:

  • Prostate: A gland that produces a fluid that is part of semen. It is located under the bladder and surrounds theurethra.
  • Testicles: They produce spermatozoa and testosterone.
  • Seminal vesicles: They produce a fluid that nourishes the spermatozoa.
  • Penalties: External organ used for urination and reproduction.

Female Urogenital Apparatus:

  • Skene's gland: Located near the urethra, it is considered the female equivalent of the prostate. It produces a fluid that can be expelled during orgasm.
  • Ovaries: They produce ova and hormones such as oestrogen and progesterone.
  • Uterus: Where implantation of the fertilised ovum and development of the foetus takes place.
  • Vagina: Channel connecting the uterus to the outside of the body, used for childbirth and sexual intercourse.

Similarities in the Male and Female Urogenital System

Despite the differences, there are some similarities between the two devices:

  • Urethra: Present in both sexes, but with slightly different functions. In men, it transports both urine and sperm, while in women it transports only urine.
  • Glands: Both the prostate in men and the Skene's gland in women produce fluids that can be expelled during orgasm.
  • Hormones: Both sexes produce sex hormones, albeit in different amounts and types (testosterone in men, oestrogen and progesterone in women).

Correspondence between Organs in Different Genres

Some organs have direct correspondences between the two sexes:

  • Prostate and Skene's Gland: As mentioned, the Skene gland is often considered the female equivalent of the prostate.
  • Testicles and Ovaries: Both produce gametes (sperm and ova) and sex hormones.
  • Penis and Clitoris: Both derive from the same embryonic tissue and are highly sensitive, playing an important role in sexual pleasure.

Common Prostate and Skene Gland Pathologies

Prostate:

  • Benign prostatic hyperplasia (BPH): Enlargement non-cancerous prostate causing urinary difficulties.
  • Prostatitis: Inflammation of the prostate, which may be acute or chronic, caused by bacterial infections or other conditions.
  • Prostate cancer: Prostate cancer, one of the most common cancers among men.

Skene's gland:

  • Infections: They can cause pain, burning during urination and increased urinary frequency.
  • Skene's duct cyst: Formation of cysts that can cause dyspareunia (pain during sexual intercourse) and recurrent urinary tract infections.
  • Abscesses: Severe infections that may cause intense pain and require antibiotic treatment.

Similarities in Symptoms and Treatments

Symptoms:

  • Pain and burning: Both prostatitis and Skene's gland infections can cause pain and burning during urination.
  • Urinary difficulties: BPH and Skene's duct cysts can cause difficulty urinating and increased urinary frequency.
  • Pelvic Pain: Both conditions can cause pain in the pelvic region.

Treatments:

  • Antibiotics: Used to treat bacterial infections of both the prostate and Skene's gland.
  • Surgery: BPH may require surgery to reduce prostate enlargement, while Skene's duct cysts can be surgically removed.
  • Drugs: Used to manage symptoms and reduce inflammation in both conditions.

Thus, women do not have a prostate, but possess the Skene gland, which performs similar functions.

Understanding these differences and similarities helps us recognise the uniqueness and complexity of the human anatomy 

Pubblicati i risultati dello studio italiano sull’utilizzo del PSA e dello Zinco nelle urine come indicatori di prostate cancer.

Uno studio che ha visto il coinvolgimento di 283 uomini con sospetto di tumore alla prostata e sottoposti a biopsia prostatica, di cui solo la metà ha avuto una diagnosi di tumore alla prostata.

Questo dato evidenzia che circa il 50% degli uomini che vengono inviati a questo esame diagnostico invasivo, ma necessario per confermare o escludere la presenza di un tumore, avrebbe potuto evitarlo.

Un valore di errore molto alto, ma che può arrivare anche al 75% fuori dai centri di riferimento.

Un errore che spinge la ricerca a trovare e validare nuovi marcatori più precisi e specifici per il tumore alla prostata.

In due studi precedenti era già stato visto separatamente che la diminuzione del PSA urinario (source) e dello Zinco urinario (source) potevano fornire informazioni più precise riguardo alla presenza di un tumore alla prostata, rispetto ai parametri standard, quali il normale test del PSA nel sangue e l’esplorazione rettale (DRE) eseguita dall’urologo.

In questo nuovo studio, condotto dal gruppo del Prof. Francesco Porpiglia, primario del reparto di Urologia dell’San Luigi Gonzaga Hospital in Orbassano è stato osservato che l’analisi combinata del PSA-Zinco nelle urine è in grado di discriminare gli uomini in cui si è sviluppato un tumore alla prostata dagli uomini liberi da malattia in modo più sensibile e specifico rispetto allo standard test del PSA e la DRE. L’analisi del PSA-Zinco urinario ha evidenziato delle performance diagnostiche simili a quelle che possono essere ottenute con la sola risonanza magnetica multiparametrica, considerata ad oggi l’esame diagnostico preliminare più avanzato.

In questo studio è stato visto che integrando l’analisi del PSA-Zinco urinario con i risultati del test del PSA nel sangue, dell’esplorazione rettale e della risonanza magnetica sarebbe potenzialmente possibile ridurre il numero delle biopsie prostatiche su soggetti sani di circa il 57%, con il rischio di “perdere” meno del 3% di tutti i tumori.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Minerva Urology and Nephrology, giornale affiliato alla Società Italiana di Urologia (SIU), e sono accessibili online a questo link.

When it comes to prostate, la prima immagine che viene in mente è quella di una ghiandola.

Ma dietro la sua funzione secretoria si nasconde una complessa impalcatura di tessuto connettivo che ne garantisce forma, stabilità e interazione con il resto dell’organismo.

La prostata si trova sotto la vescica e avvolge la porzione iniziale dell’uretra, in una posizione strategica per la funzione riproduttiva.

Al suo interno, la componente ghiandolare è immersa in uno stroma fibromuscolare, un intreccio di fibre muscolari lisce e tessuto connettivo denso-irregolare che svolge un ruolo molto più attivo di quanto si possa pensare.

Questo tessuto connettivo non è un semplice “riempitivo”: forma una sorta di rete che separa e sostiene i lobuli ghiandolari, accoglie vasi sanguigni, linfatici e nervi, e contribuisce alla contrazione della ghiandola durante l’eiaculazione.

La capsula prostatica, spesso citata come rivestimento, è in realtà un sottile strato di connettivo fibroso che si continua con la fascia pelvica, creando un sistema di ancoraggio con le strutture circostanti.

All’interno, i fibroblasti e le fibre collagene ed elastiche conferiscono resistenza e flessibilità.

I miofibroblasti, cellule ibride tra muscolo e connettivo, partecipano alla spinta meccanica che permette al liquido prostatico di fluire nell’uretra.

Il tessuto connettivo è anche un regolatore biologico: produce fattori di crescita che, sotto il controllo degli ormoni androgeni, guidano lo sviluppo e il mantenimento della componente ghiandolare.

Quando questo equilibrio si altera, come accade nell’iperplasia prostatica benigna o nel carcinoma, lo stroma cambia volto: diventa reattivo, si rimodella e crea un microambiente che può favorire la progressione tumorale. Per questo motivo, lo studio del tessuto connettivo prostatico non è solo una curiosità anatomica, ma un elemento chiave per comprendere la fisiologia e le patologie della prostata.

In sintesi, il tessuto connettivo della prostata è la sua struttura portante e il suo regista silenzioso: sostiene, coordina, protegge e, quando necessario, si trasforma.

Conoscere questa componente significa capire meglio non solo come funziona la ghiandola, ma anche come affrontare le malattie che la colpiscono.

Reference: https://link.springer.com/article/10.1007/s002400000123

Batteri legati allo sviluppo del prostate cancer aggressivo. E’ quanto hanno scoperto i ricercatori dell’Università dell’East Anglia analizzando le urine e il tessuto prostatico di oltre 600 uomini con e senza tumore alla prostata.

Per ora non è chiaro se i batteri siano la causa della comparsa e della progressione del tumore, ma se lo studio verrà confermato potrebbe aprirsi la possibilità di sviluppare dei test diagnostici per individuare gli uomini a rischio di malattia.

Dai risultati pubblicati sulla prestigiosa rivista European Urology Oncology emergono cinque specie batteriche maggiormente presenti negli uomini con tumore alla prostata avanzato: gli uomini che hanno una o più specie nelle urine avevano una probabilità di avere una progressione di malattia 2,6 volte maggiore rispetto ai pazienti che non avevano nessuna delle specie batteriche.

Attualmente non è possibile determinare con certezza se un tumore progredirà in una malattia aggressiva oppure crescerà lentamente. Avere a disposizione dei parametri che possano aiutare in questo potrebbe permettere di indirizzare le terapie in maniera più specifica.

Determinare inoltre se questi batteri possano essere la causa del tumore alla prostata, potrebbe permettere di utilizzare terapie antibiotiche mirate per ridurre il rischio di sviluppare la malattia. E’ ciò che sperano gli autori dello studio, anche se ulteriori ricerche saranno necessarie per chiarire questo aspetto.

Nonostante l’incidenza e la mortalità del tumore alla prostata stiano gradualmente diminuendo negli ultimi anni, questa patologia rappresenta ancora una delle principali cause di morte per tumori nel mondo.

L’insorgenza e lo sviluppo del cancro alla prostata sono influenzati dalla etnia, dalla storia familiare, dal microambiente e da altri fattori.

Negli ultimi decenni, sempre più studi hanno confermato che la microflora prostatica nel microambiente tumorale può svolgere un ruolo importante nell’insorgenza, nello sviluppo e nella prognosi del tumore alla prostata. I microrganismi e i loro metaboliti possono influenzare la presenza e la metastasi delle cellule tumorali o regolare la sorveglianza immunitaria antitumorale.

Sergio Occhipinti, fondatore di NIB biotec, ha ricevuto una prestigiosa borsa di studio dalla Fondazione Umberto Veronesi per il suo innovativo progetto sui biomarcatori urinari per la diagnosi del prostate cancer.

Occhipinti, che lavora come ricercatore Post-Doc presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, sta sviluppando un test delle urine che potrebbe rivoluzionare il modo in cui viene diagnosticato questo tipo di cancro.

Il tumore alla prostata è una delle malattie oncologiche più comuni tra gli uomini, e la diagnosi precoce è cruciale per migliorare le possibilità di trattamento e sopravvivenza. Tuttavia, i metodi attuali, come il test del PSA nel sangue e l’esplorazione rettale, non sono sempre affidabili e possono portare a biopsie non necessarie.

Grazie al sostegno della Fondazione Veronesi, Occhipinti sta studiando nuove molecole presenti nelle urine che potrebbero essere utilizzate come marcatori per il tumore alla prostata.

Questi biomarcatori potrebbero fornire una diagnosi più precisa e meno invasiva rispetto ai metodi tradizionali.

In un’intervista rilasciata alla Fondazione Veronesi, Occhipinti ha spiegato: “Il test del PSA non è in grado di predire in maniera sicura ed efficace la malattia. Valori elevati di PSA possono essere presenti anche a causa di infiammazioni, traumi o altre condizioni non tumorali. Per questo motivo, è necessario trovare nuovi marcatori di malattia.” (source).

Il progetto di Occhipinti mira a sviluppare un test delle urine che possa rilevare la presenza del tumore alla prostata con maggiore precisione, riducendo il numero di biopsie inutili e migliorando la qualità della vita dei pazienti. Questo approccio innovativo potrebbe rappresentare un significativo passo avanti nella lotta contro il cancro alla prostata.

La Fondazione Umberto Veronesi, con il suo impegno nel finanziare la ricerca scientifica, continua a sostenere progetti che hanno il potenziale di fare la differenza nella vita delle persone. Il lavoro di Sergio Occhipinti è un esempio brillante di come il sostegno alla ricerca possa portare a importanti progressi nella diagnosi e nel trattamento delle malattie oncologiche.